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9 Ottobre 2010

7 tipi di presentazione da non fare

Mentre aspetto che arrivi Resonate, il nuovo libro di Nancy Duarte sulle presentazioni, mi annoto i sette tipi di presentazione da non fare, tratte da Ragan.com:

1. La presentazione “voglio dirti tutto” (o “so tutto io”)
L’oratore è innamorato del suo tema e vuole condividerne ogni aspetto, dato, sfumatura. Tanta passione ed entusiasmo, ma il rischio è travolgere il pubblico con troppe informazioni.

2. La presentazione “poutpourri”
L’oratore presenta tanti micro-temi, ma senza raccordi tra l’uno e l’altro, con l’effetto di una presentazione poco strutturata e senza un messaggio chiave.

3. La presentazione “lista della spesa”
L’oratore presenta i temi l’uno dietro l’altro, spesso in forma di elenco puntato, senza racconti, metafore, esempi. L’effetto è di effetto di monotonia e di noia.

4. La presentazione “meringa”
E’ il contrario della lista della spesa. L’oratore gonfia la presentazione con storie, aneddoti, barzellette, dati dirompendi e metafore. Sul momento l’effetto può essere divertente, ma un’ora dopo non si ricorda più nulla.

5. La presentazione “corsa contro il tempo”
L’oratore ha preparato una buona presentazione, non ha provato prima e non ha un’idea dei tempi. A un certo punto si rende conto che non ce la fa a finire nei tempi assegnati e comincia a dire ogni due minuti: “Qui andiamo velocemente”, “Se avessi più tempo vi parlerei di Pinco Pallino, ma ho ancora solo tre minuti”.

6. La presentazione “romanzo del mistero”
L’oratore tiene per sé l’informazione più importante fino alla fine. Qualche volta funziona, ma solo se l’effetto è stato accuratamente studiato e preparato, non se l’oratore segue il corso dei suoi pensieri e comincia con la premessa per finire con le conclusioni.

7. La presentazione “giro di pista”
Una presentazione deve essere come il volo di un aereo. Deve decollare rapidamente. Non può girare troppo a lungo in pista con lunghe premesse su scenari, metodologie, approcci, chi siamo. Dall’aereo non si può scendere, da una presentazione che non decolla invece sì, almeno con l’attenzione.

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