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risali negli anni

4 Giugno 2010

Le parole per dirlo

Ho scritto poco sul blog questa settimana. Eppure ho letto e soprattutto ascoltato tante parole.
È stata una settimana particolare e ho seguito l’attualità molto più del solito. Ho ascoltato le parole del presidente del consiglio, del ministro dell’economia, del governatore della nostra banca centrale, della presidente di Confindustria, ma anche le parole delle mille piccole e grandi corporazioni in cui il paese mi è apparso irrimediabilmente frantumato.

Poche volte ho tanto apprezzato la mia libertà professionale, il mio non appartenere più a nessuna azienda ma essere almeno teoricamente libera di lavorare con tutte, e comunque di poter incidere sul mio destino senza farlo decidere ad altri. Cose che costano, ma che fanno respirare, alzare lo sguardo e crescere anche se da molto tempo non hai più vent’anni.

Mi sono chiesta quale messaggio tutte quelle parole di arroccamento e di difesa stessero dando ai più giovani, che dovrebbero essere educati e incoraggiati anche alla sperimentazione e al rischio. Ma per questo servono poche semplici cose, pare ormai introvabili: una buona scuola e buoni esempi.

Ecco, forse non ho scritto perché avrei voluto trovare le parole giuste per questo incoraggiamento, anche sulla base della mia esperienza, e non sono riuscita a trovarle. Almeno, non ancora.

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0 risposte a “Le parole per dirlo”

  1. non è affatto facile trovare le parole per incoraggiare sperimentazione e rischio.anche io dopo venti anni di lavoro dipendente ho saltato la staccionata, è vero che ho avuto un'opportunità per farlo ma le opportunità non si trovano, si cercano. non mi sono mai pentita di quella che è stata una scelta di libertà e di indipendenza di pensiero, ovviamente il costo è alto ma altrettanto alto è il guadagno. non sto parlando di costi e guadagni economici ma emotivi.non è stato facile all'inizio misurarsi al di fuori delle logiche mensili del lavoro dipendente, non è tuttora facile misurarsi con il fatto che un lavoro quando arriva devi prenderlo perché non é detto che domani tornerà a bussare alla tua porta, ma è molto più facile vivere in armonia con se stessi e con le proprie logiche mentali e come dici tu "incidere sul mio destino senza farlo decidere ad altri".lavorare autonomamente mi ha dato la possibilità di scovare dei risvolti del mio lavoro che non avrei incontrato nella rigidità di un contesto lavorativo da dipendente, mi da la possibilità di cambiare direzione quando voglio.credo che certezza e sicurezza siano dei grandi valori, soprattutto per delle persone giovani, ma sullo stesso piano valoriale dovremmo mettere l'autonomia personale, lo sviluppo delle proprie capacità decisionali, l'aumento di consapevolezza dei propri punti di forza….e un sacco di altre cose….roberta

  2. Cara, carissima Luisa,mi risuonano molto queste tue osservazioni, in un momento professionale molto impegnativo per me. Mi sento anch'io a una svolta: uscire dall'agenzia formativa per la quale opero da dieci anni? Accettare l'offerta di una società che organizza eventi? Tentare la strada della solitudine, e della relazione ad ampio raggio?Conservo in me il tuo punto di vista, e alcune parole chiave: libertà, crescita, rischio.Un caro saluto!Daniela

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