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24 Maggio 2010

L’editing da oriente a occidente

Quando voglio ricordare agli altri e a me stessa che un buon lavoro editoriale si fa in economia, cioè lavorando sulle piccole cose e non con gli effetti speciali, parlo di editing zen.

Non perché sia un’esperta di zen, tutt’altro, ma perché mi sembra che l’espressione richiami quella semplice e chiara essenzialità cui dobbiamo tendere.

Formattazione zen è usare un solo stile del carattere, non accumularne tre sulle stesse parole (grassetto, corsivo, sottolineato).
Sintassi zen è quella piana, senza troppe subordinate.
Lessico zen è scegliere le parole precise e solo quelle che servono, né una più né una meno.
Struttura zen è quella ordinata, in cui le informazioni creano una piccola architettura dove ci si muove con agio e si trova tutto quello che serve.

Ogni cosa deve avere la sua funzione, e per questo in genere si taglia, si lima e si sposta, raramente si aggiunge.
Un’approssimazione, questa dello zen, mi rendo conto. Pure un po’ logora.

Ora, nel bellissimo libro che citavo nel post precedente, ho trovato uno spunto che mi convince molto di più.
Per Aristotele, la dispositio ciceroniana – cioè l’ordine degli argomenti in un buon discorso – si chiamava oikonomía (oikos, casa, abitazione e nomos, regola, legge prescizione, distribuzione).

Oikonómos è l’amministratore o l’amministratrice della casa.
D’ora in poi penserò all’editor come al buon amministratore della casa testuale, che deve gestire con saggezza quello che ha, senza fare lo spendaccione e lo sprecone.

0 risposte a “L’editing da oriente a occidente”

  1. Accostamento suggestivo.Aristotele declinava l'economia attraverso le tre relazioni sociali fondamentali all'epoca: marito-moglie, padre-figlio, padrone-schiavo.Quindi per chi fa editing e/o scrive, il testo andrebbe amato come una consorte, fatto crescere come un figlio e dominato come uno schiavo…

  2. “A Barbiana avevo imparato che le regole dello scrivere sono:Aver qualcosa di importante da dire e che sia utile a tutti o a molti.Sapere a chi si scrive.Raccogliere tutto quello che serve. Eliminare ogni parola che non usiamo parlando. Non porsi limiti di tempo.Così scrivo coi miei compagni questa lettera.Così spero che scriveranno i miei scolari quando sarò maestro.“ Scuola di BarbianaLettera a una professoressa

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