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risali negli anni

11 Maggio 2010

Lo potevo fare anch’io. No, tu no.

Ci danniamo tanto a inseguire l’attualità più attuale, fatta di link, tweet, testi e video che appaiono e scompaiono. Il libro che ho letto nelle provvidenziali ore del weekend passate in treno mi ha ricordato che lo sguardo più acuto e lucido sul mondo che ci circonda spesso ce lo offrono gli artisti, riflesso negli specchi delle loro opere.

Ogni tanto staccare la spina da internet e guardare lì dentro fa solo bene:

L’arte contemporanea siamo allora noi, così come ci vediamo oggi nello specchio del presente. A volte ci vediamo belli, a volte orribili: così succede anche con l’arte. Ma trascurare la contemporaneità, non guardarsi ogni tanto allo specchio, vuol dire rischiare di fare un buco nell’ozono nella nostra anima.

L’autore Francesco Bonami sa che guardare in quello specchio è difficile e che la prima obiezione davanti a un’opera d’arte dei nostri tempi è “Lo potevo fare anch’io”, tanto che ne ha fatto il titolo del suo libro. Il sottotitolo è “Perché l’arte contemporanea è davvero arte”.

Lui riesce a spiegarci benissimo perché e quando l’arte è davvero arte, anche se l’artista si è limitato a prendere due oggetti e a metterli insieme, a tagliare una tela o a far sgocciolare del colore per terra.

No, noi non potevamo farlo, tanto che l’arte contemporanea è la più difficile da imitare. Si può copiare alla perfezione Caravaggio, ma non Pollock.
La perizia tecnica, la perfezione formale, la rappresentazione fedele della realtà possono essere molto più tranquillizzanti dell’esplosione delle idee:

L’arte non è fatta di idee al servizio di uno stile, una tecnica, una bravura, ma è stile, tecnica e bravura al servizio delle idee. Quando le idee sono forti, provocanti, rivoluzionarie, tutto il resto scompare.

Bonami, critico e curatore del Museo d’Arte Contemporanea di Chicago, ci fa conoscere un buon numero di artisti degli ultimi decenni, scelti secondo le sue passioni e le sue idiosincrasie, molto simili alle mie. Mi sono divertita nel vedere Guttuso infilzato su uno spiedino e nell’assaggiare il minestrone insipido della Transavanguardia. Mi sono commossa a immaginare Pollock ubriaco mentre passeggia sulle sue tele immense e poi si schianta su una strada. Infine mi sono come sempre inchinata di fronte al divino Picasso.

Altri artisti non li conoscevo ed è stato bello scoprirli passando dalla carta al web. Sì, perché questo tradizionalissimo Oscar Mondadori è un libro del nostro tempo: un libro d’arte senza neanche un’immagine, perché per quelle vai su internet, dove sono tante di più e tanto più belle.

Lo potevo fare anch’io è divulgativo, scorrevole e scanzonato. Peccato che l’autore non riesca sempre a tenere a freno le spiritosaggini e i giochi di parole troppo facili.

Comunque, leggerò il seguito, appena uscito: Si crede Picasso. Come distinguere un vero artista contemporaneo da uno che non lo è. Se volete leggerne un assaggio, lo ha pubblicato il Post.

0 risposte a “Lo potevo fare anch’io. No, tu no.”

  1. stavo per citare munari…ma già fatto…in vista della visita al maxxi, dovrò assolutamente leggere questo libro..spero così di riuscire a cogliere di più dell'arte moderna..che a volte mi è vicina a volte lontanissima, anzi irritatamente lontana…non vedo l'ora di leggere le tue emozioni/impressioni sul maxxi ..ci andrai, vero? ciao con l'affetto e la stima di sempre simoff

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