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risali negli anni

17 marzo 2010

Come ti connetto coerenza e coesione

Roy Peter Clark sta ultimando il suo libro Glamour of grammar e per questo posta poco su Poynter.org.
Ieri però ha pubblicato uno dei suoi pezzi belli, Make Words Stick With Coherence and Cohesion,
dedicato a due parole chiave per chi scrive, che spesso confondiamo: coerenza e coesione.

La coerenza del testo riguarda la sua struttura e l’ordine delle informazioni. The big parts, le chiama Clark, che si devono incastrare come un perfetto lavoro di ebanisteria: vediamo con chiarezza il disegno, ma non le giunture tra un pezzo e l’altro. Curve e superfici sono lisce al tatto così come il testo suona plausibile e logico alle orecchie di chi legge.

Il nostro testo può avere l’organizzazione più diversa – basata sul tema, l’argomentazione, lo spazio o il tempo – ma non ci fermiamo mai a chiederci “… e questo qui che c’entra?”, come se tra un capoverso e l’altro ci fosse un vuoto, un salto.
La prova del nove di un testo coerente: scrivere un titoletto per ogni capoverso. Se da soli danno il senso del messaggio, dall’inizio alla fine, possiamo essere soddisfatti.

La coesione riguarda invece the small parts, cioè come le frasi trascorrono in maniera fluida l’una nell’altra, quindi più il ritmo e la piacevolezza della lettura che la struttura.
Per connettere, è vero, ci sono le congiunzioni, ma mi ritrovo molto nell’idea di Clark che un testo felicemente coeso è spesso quello che connette una frase con la precedente riprendendo qualcosa che la prima ha annunciato o lasciato, come in una staffetta. Può essere una parola, o un’idea.

Ho imparato due parole che mi aiutano a organizzare bene un testo. Una è coerenza. L’altra è coesione.

è la prima frase del lungo post. La prima annuncia quelle che seguono.

La prova del nove di un testo coeso: la lettura ad alta voce. Non c’è editor migliore del nostro orecchio. Diamogli retta, fermiamoci e cerchiamo di capire cosa interrompe lo scorrere delle frasi.

0 risposte a “Come ti connetto coerenza e coesione”

  1. E' davvero interessante il post di Clark, soprattutto le  "istruzioni per l'uso" difficili da trovare su questi argomenti (a parte il tuo blog, naturalmente). Un grande grazie!

  2. Mi piace l'idea di partire da qualcosa che già si conosce per aggiungere un'informazione nuova. L'ho associata all'immagine dei fili e della rete che, se costruita bene, regge.Grazie Nidia

  3. Grazie al Mestiere di Scrivere da anni uso questi due concetti quando parlo con gli studenti dei loro scritti.Mi riesce più semplice trasmettere loro come ottenere la prima mentre la seconda non saprei come produrla volontariamente ma la riconosco leggendo.Somiglia alla sensazione della bellezza, quella che annulla il tempo.Magari è solo un mio limite ed esistono modi per generare coesione a comando.

  4. Sergio,mi riconosco perfettamente in quello che hai scritto.Neanche io riesco ad applicare le regole di una buona coesione a comando, ma già saperne riconoscere i meccanismi a posteriori è tantissimo.Luisa

  5. Grazie di avere postato questo. Non conoscevo Clark, e invece ne vale davvero la pena. L'idea delle "connessioni invisibili" è stata una piccola folgorazione: ho sempre pensato che la fluidità di un testo fosse qualcosa di impalpabile, di cui ti accorgi solo quando manca, ma non avevo mai considerato la faccenda in questi termini pratici e immediati. E applicabili.Thanks again.Chiara

  6. Ho avuto uno splendido maestro di italiano alle scuole medie che mi ha insegnato a leggere a voce alta, scandendo bene le parole e ascoltando ritmo e suono delle frasi. Non ho mai smesso questo esercizio, che in seguito, quando mi sono dedicata al doppiaggio, è stato utilissimo. Ora lo applico ai post che scrivo: leggo a voce alta e ascolto il ritmo come fosse una canzone. Se suona bene lo pubblico, altrimenti lo rivedo ^__^

  7. […] Come ti connetto coerenza e coesione [link aggiornato] di Luisa Carrada mi ha ricordato quanto avevo dovuto imparare per scrivere gli essay in inglese. Sono componimenti in teoria più o meno paragonabili a un vecchio tema di maturità ma in pratica molto più rigidi nella struttura (o perlomeno lo sembravano a noi studenti italiani abituati a grande libertà di scrittura* senza regole particolari). […]

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