Archive | novembre, 2009

Le parole per raccontare un film sul web

27 Nov


Ha scelto il formato orizzontale anche Raffaele Boiano, web architect e studente al Corso di Perfezionamento in Editoria Giornalismo e Comunicazione dell’università Roma 3 dove da alcuni anni tengo le lezioni di web writing.

Di solito gli studenti nelle loro tesine sono abbastanza tradizionali: frontespizio, indice, testo, bibliografia. Raffaele ha mandato la sua già in formato ebook formato “schermo”, probabilmente ispirato dal tema scelto: il press kit di un film sul web.

Formato e grafica originali, un tema che non conoscevo affatto: ho letto la tesina con particolare interesse, ho suggerito qualche modifica, Raffaele ci ha lavorato ancora e alla fine ho pensato che il suo ebook invece che finire nell’archivio tesine poteva essere utile a tanti lettori di questo blog.
Potete scaricare The EPK Revenge su Rainwiz, il sito di Raffaele.

 

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Belle parole, e bella storia

26 Nov



Una presentazione riuscita non è un insieme di slide interessanti, ma un’esperienza coinvolgente, una specie di spettacolo in cui lo sfondo di parole e immagini è solo una componente.
Solo belle parole? Per niente. C’è chi ci riesce benissimo.

Per esempio il medico svedese Hans Rosling nel suo strepitoso intervento di 15 minuti a TED India.
Asia’s rise: how and when comincia come una qualsiasi storia: c’era una volta… un giovane studente svedese all’università di Bangalore. Gli ci vogliono poche ore per capire – già nei primi anni 70 – che i suoi compagni indiani gli danno un sacco di punti e che quel paese ancora arretrato sta per spiccare il volo. Ci torna nell’autunno del 2009 per spiegare a una platea internazionale – e globale come noi che lo seguiamo via web – come e perché i giganti asiatici si stanno riprendendo il loro posto nella storia del mondo.
Lui riprende i fili dal 1858 e li percorre insieme a noi fino alla data fatidica del sorpasso, cioè il giorno e l’anno in cui il reddito procapite degli abitanti di Asia e Cina supererà quello di statunitensi ed europei.

Da bravo statistico fa una previsione precisa che, da bravo narratore, ci svela solo negli ultimi 15 secondi.
Intanto numeri e date predono vita sotto i nostri occhi, nascono nuove immagini, le parole pronunciate inseguono quelle scritte in una storia appassionante e senza tregua, che mescola la dimensione individuale con quella dell’umanità.
Una storia e una lezione che nessuno studente, manager, insegnante si dovrebbe perdere.

 

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Barchette di carta

24 Nov

Buffo: mentre pubblico leggeri e brevi post, spesso sulla scrittura in rete, la mia scrivania è sempre più ingombra di testi su carta. Tradizionali, sequenziali, lunghi, complessi.
Quelli di cui si parla poco, ma che costituiscono il vero problema per tante organizzazioni di oggi: report, verbali, normative, circolari, ricerche, progetti.

Documenti rimasti immutati negli anni, mentre intorno a loro è cambiato tutto, soprattutto i tempi e l’attenzione di chi li scrive e di chi li deve leggere.
Una cosa che mi sta sorprendendo e che sto mettendo a fuoco in questi giorni è quanto frequentare la rete sotto sotto mi abbia insegnato a rendere “navigabili” anche e soprattutto i documenti cartacei lunghi e complicati. Complicati negli obiettivi comunicativi, ma spesso negli stessi contenuti.
E i documenti complicati sono quelli che più hanno bisogno di navigabilità e percorsi chiari, scorciatoie, corsie preferenziali, punti di attenzione.
Per molti non è importante leggerli tutti dall’inizio alla fine, ma trovare con facilità il punto che interessa.

La rete che si può tessere all’interno di questi testi è fatta di tanti nodi e connessioni. Se è ben progettata, si può saltare con facilità da un punto all’altro senza perdere il filo. Per esempio con:

  • titoli e sottotitoli espliciti e chiari per capitoli, sezioni, grafici e tabelle (il contenuto, la “notizia”, non il tema, cioè “La domanda di stufe open air cresce del 20%”, non “L’andamento del mercato” o “Scenario di mercato”)
  • indici iniziali per capitoli lunghi (la più semplice e utile delle mappe)
  • formattazione coerente per informazioni omogenee o della stessa classe (con grassetti, corsivi, maiuscoletti)
  • parole evidenziate, che da sole trasmettono un messaggio: “non” in grassetto da solo in mezzo a una pagina non ha senso, “chi non ha l’email” magari sì perché chi non ce l’ha si sente subito chiamato in causa)
  • strutture simmetriche e parallele per orientare il lettore (se tre capoversi cominciano rigorosamente nello stesso modo, stiamo sempre parlando dello stesso argomento, ma magari da tre prospettive diverse; se in una circolare o una comunicazione ci sono voci codificate e ricorrenti, il lettore abituale sa esattamente cosa trova sotto ciascuna: per approfondire, contatti, punti chiave)
  • raccordi lessicali (se una parola è nel titolo del capitolo o della sezione, un grassetto può richiamarla come a dire “guarda, è qui che ne parliamo!”)
  • corrispondenze lessicali (chiamare sempre le stesse cose nello stesso modo, senza l’ingiustificata paura delle ripetizioni).

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Cinque minuti di TG3

24 Nov

Ore 19.15: sono davanti al TG3.
Nel giro di soli cinque minuti il direttore di Rebibbia, intervistato sul sovraffolamento delle carceri, parla della deadline entro la quale nuove iniziative alleggeriranno il problema, e il corrispondente da New York della ratio della exit strategy di Obama in Afghanistan.

PS Invece un paio di settimane fa Internazionale, settimanale che può contare su lettori abbastanza acculturati, in un articolo sulla malnutrizione in India ha messo in corsivo la parola empowerment (di cui tutti oggi si riempiono la bocca), seguita da una breve e impeccabile definizione tra parentesi (rilievo decisionale, economico e sociale). Una definzione utile a tutti, ma soprattutto – mi è sembrato – un bel segno di rispetto e attenzione per chi legge.

Un amore svedese

22 Nov

Sul sito del Guardian questo fine settimana c’era un’altra delizia, almeno per me e per i fan di Maj Sjöwall and Per Wahlöö. In Italia non saremo tanti quanti i fan di Stieg Larsson, ma un buon numero sì, visto che Sellerio da un paio d’anni sta ripubblicando i dieci romanzi polizieschi di questi due compagni di penna e di vita.

Sposati, entrambi giornalisti, scrissero i loro romanzi di sera, dopo aver cenato e aver messo a letto i figli. Li progettavano minuziosamente insieme, ne scrivevano un capitolo per uno e poi ognuno correggeva il lavoro dell’altro.
Un romanzo l’anno, da Roseanna a I terroristi del 1975, quando il marito Per muore.

Sono libri in cui non succede molto, senza grandi colpi di teatro, con tanti nomi di luoghi impossibili da pronunciare, con investigatori che sono persone normalissime, pervasi da una scoperta e feroce critica alla società e alle istituzioni della Svezia solo apparentemente felice degli anni sessanta. Ma sono libri bellissimi, che sto centellinando, perché so che ne ho a disposizione solo dieci.

Mi piacciono tanto sia il commissiario Adamsberg che i tre giovani storici strampalati della Vargas, così come ho una passione per Pedra Delicado di Alicia Gimenez Bartlett, ma se c’è un investigatore che mi ha fatto davvero innamorare è il malinconico e umanissimo capo della omicidi di Stoccolma: Martin Beck.

Sul Guardian una lunghissima intervista alla settantaquattrenne Maj Sjöwall, the queen of crime.

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