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risali negli anni

14 Ottobre 2009

Attenzione, fiorellino!

Oggi il Corriere della Sera pubblica un articolo di Paolo Foschini sulle 2.800 parole da salvare del Vocabolario Zingarelli 2010, un’iniziativa che ho segnalato qualche post fa.

L’articolo è divertente, perché l’autore vi si impegna a usare un gran numero di parole da salvare, proprio quelle che lo Zingarelli indica con il segno dei fiori (quello dei quadri è riservato alle parole dell’italiano fondamentale). Sì, proprio i segni delle carte da ramino.

Non sono parole strane o desuete, solo parole un po’ più raffinate di quelle dell’italiano piatto e indispensabile: celia, disputa, blando, pimpante, atavica, ghiribizzo, palese, bislacco, ondivago… D’altra parte lo stesso Foschini lo dice bene: “Il punto è che il pericolo vero per qualsiasi lingua, oggi, più del possibile assassinio per mano straniera è in realtà l’impoverimento per cannibalismo interno. Poche centinaia di parole per dire qualsiasi cosa.”

All’inizio l’allarme dei lessigrafi della Zanichelli mi è sembrato esagerato, ma quando ho letto che gran parte degli aspiranti studenti universitari non sa bene cosa significhi velleità, allora mi sono detta che sì, forse vale la pena di condurre la pacifica guerra dei fiori.

0 risposte a “Attenzione, fiorellino!”

  1. Mah, di battaglie per il vocabolario mi pare ce ne sia molto bisogno. Stamattina mentre parlavo al telefono con un commerciale (che ci aveva cercati per venderci dei servizi) ho tossito, e lui, pensando di fare il gentile, ha commentato "vedo che lei è cagionevole di salute". Mi sono messa a ridere e gli ho risposto "spero proprio di no!", ma non penso abbia capito..

  2. Cerca cerca, ho capito perchè non trovavo l’articolo: è nella sezione Editoria, non nella Cultura. Svista a parte, grazie mille per la segnalazione.
    Emanuela

  3. "Disputa" l’ho usata proprio ieri in una traduzione, "palese" e "palesarsi" li uso spesso anche oralmente (giuro!), così come "pimpante". Gli altri ammetto di averli quasi dimenticati, quindi ben venga questo arrticolo, che ce li riporta in mente!

    Marina

  4. Io rimango sempre affascinato da un eloquio forbito o da una scrittura non ostentatamente colta ma naturalmente elegante. Purtroppo la globalizzazione ha reso necessario semplificare al parossismo il lessico affinchè ci sia una comprensione più ampia. Ed è cosa risaputa, che noi italiani siamo molto amichevoli ed accomodanti. 🙁

  5. Uh, Luisa, ciao, ho appena scritto "ondivago" in un capitolo che sto preparando. Un mondo in una parola.
    In compenso, in un’aula di una sessantina di bocconiani del terzo anno, solo un paio hanno una vaga idea di che cosa voglia dire archetipo.
    La prossima volta provo con "celia" e "ghiribizzo".
    Un abbraccio
    Annamaria

  6.  Nota polemica… credo che il link permanente all’articolo a cui ti riferisci vada sempre messo. Mi capita di leggere i tuoi post dopo qualche tempo che li scrivi, se non c’è il link mi perdo gli articoli! 🙂

    Sara

  7. Mantenere tante parole costa. E’ come mantenere tanti figli disoccupati. Per imporsi bastano poche parole e poche persone. 
    Perchè dovremmo continuare a raccogliere lemmi, nomi, biografie. E soprattutto, perchè dovremmo pagare qualcuno che lo fa, come è sempre stato alla Treccani.  

    Un caro saluto
    soundsetting

  8. Forse è solo perché sono "vecchia" che conosco ed uso tutte le parole che hai elencato nel tuo post, cara Luisa. Evito solo "palesarsi" perché mi ricorda una persona che non mi è… simpatica!
    marinella

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