Continuare a danzare con i testi

27 Set

Ieri, mentre tornavo a Roma dopo la Reunion del Mastercom di San Marino, in treno ho finito di leggere Proust e il calamaro.
Un libro strano, perché è come se ce ne fossero due dentro. Uno me lo sono divorato, l’altro l’ho praticamente saltato.
Quello che ho divorato è scritto dalla Maryanne Wolf lettrice appassionata, storica della lettura e mamma premurosa (dei figli suoi e di tutti i bambini alle prese con i libri). Quello che ho saltato è scritto dalla Maryanne Wolf neuroscienziata. Nei meandri del cervello mi sono proprio persa.

Il libro che ho letto io corre sul binario parallelo dell’apprendimento della scrittura da parte dell’umanità e dell’apprendimento della lettura da parte di ogni bambino.

“Non siamo nati per leggere” è la prima frase di questo libro, che racconta dal di dentro cosa succede quando leggiamo (e anche cosa succede quando non leggiamo).
Siamo programmati per vedere e per parlare, ma la lettura non ha niente di naturale, è una conquista. La conquista più faticosa ma anche più preziosa, perché innesca un cambiamento infinito di noi stessi: più parole conosciamo e impariamo a leggere, più concetti riusciamo a esprimere, più riusciamo a dialogare interiormente e con i più grandi autori e pensatori di ogni tempo, più raffinata si fa la nostra espressione, più… più… ma tutto comincia con un gesto semplicissimo: un adulto che si prende un bambino in braccio e comincia a leggergli una storia da un libro.

“Abbandonarci a questa danza con i testi ha, in ogni fase della nostra vita di lettori, il potenziale di trasformarci.”

Eppure Socrate, nell’Atene a cavallo tra il V e il IV secolo, questa conquista la avversò come potè: nello scambio tra la potenza della memoria individuale dell’epoca dell’oralità e quella della memoria collettiva della nuova era della scrittura pensava ci fossero troppe cose da perdere. Il valore dell’apprendimento menmonico, l’interiorizzazione individuale del sapere, il suo perfezionamento attraverso il dialogo.

Alle obiezioni di Socrate nei confronti della scrittura è dedicato uno dei capitoli più belli del libro, perché noi ci troviamo su un crinale molto simile, il passaggio dalla cultura scritta a quella digitale e visiva. La Wolf si domanda cosa dovremmo assolutamente portare con noi del “cervello che legge” perché la prossima transizione sia un arricchimento  e soprattutto conservi il “cuore del processo della lettura”: andare al di là del testo, per conoscere meglio se stessi, gli altri, il mondo nel tempo della lettura, cioè il “tempo per pensare a sé”.

“Dobbiamo insegnare ai nostri bambini a essere bitestuali o multitestuali, cioè capaci di leggere e analizzare i testi in modo flessibile in modi diversi, con istruzioni più ponderate, a ogni stadio di sviluppo, sugli aspetti inferenziali, impegnativi, di ogni testo. Insegnare ai bambini a scoprire il mondo invisibile che si nasconde nelle parole scritte… Temo che molti nostri figli rischino di diventare proprio ciò da cui Socrate ci aveva messi in guardia – una società di decodificatori di informazioni, la cui falsa impressione di conoscenza li distrae dall’impegnarsi a valorizzare fino in fondo il loro potenziale intellettuale. Ma non è detto che avvenga, se li istruiremo bene.”

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21 Risposte to “Continuare a danzare con i testi”

  1. nonnukka 28 settembre 2009 a 8:14 am #

    Questo è un argomento che mi sta molto a cuore. Le righe riportate nell’ultima parte del post spingono verso un obiettivo importante. Ma per raggiungerlo occorrono almeno tre elementi molto complessi: riconoscerlo come obiettivo importante, avere la capacità di analizzarlo e di proporlo e possedere le competenze indispensabili per lavorarci sopra o, in alternativa, l’umiltà per cercare di crearsele.
    elisabetta

  2. Licia 26 novembre 2012 a 12:02 pm #

    Il libro Maryanne Wolf mi è piaciuto moltissimo. Se possibile, però suggerirei di leggerlo nella versione originale inglese perché nella traduzione italiana ci sono molti problemi che rendono alcune parti praticamente incomprensibili, in particolare quelle relative ai meccanismi usati dal cervello per affrontare la lettura. Avevo regalato la traduzione italiana a una persona che non sa l’inglese e ho dovuto spiegarle interi paragrafi ricorrendo al testo originale. Un esempio dei problemi di traduzione: C’è rima e rima.

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