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30 Luglio 2009

Virgole e manie

Sto approfittando delle giornate di calura e di calma per recuperare un po’ di letture arretrate.
Cerco di leggere insieme i libri sugli stessi temi, e così ieri è toccato a due bestseller, che mi trascinavo da un bel po’: Eats, Shoots and Leaves di Lynn Truss e L’italiano, lezioni semiserie del nostro Beppe Severgnini.

Il più famoso e venduto libro sulla punteggiatura mi ha assai annoiata: ci sono dentro cose interessanti, cose risapute ed esempi divertenti e carini, ma il tutto è annegato in un mare di ripetitività e nello stucchevole compiacimento dell’autrice nel sentirsi il gendarme della punteggiatura.

Dal libro di Severgnini non mi aspettavo molto: l’autore è un bravissimo e simpatico divulgatore, ma non pensavo che il libro mi svelasse qualcosa di nuovo. Infatti non lo svela, ma le lezioni semiserie non si prendono appunto troppo sul serio. La lettura è piacevole e ha qualche piccola perla, come l’esercizio per togliere tutti i “che” da un articolo di giornale. Uno di quei vincoli di cui parla il post di ieri.

Anche Severgnini dedica un bel po’ di pagine alla punteggiatura e devo dire che condivido abbastanza la sua smania purista, soprattutto in fatto di virgole.
Io tengo quelle che servono la chiarezza e il significato (“Una donna, senza l’uomo, è nulla”, “Una donna: senza, l’uomo è nulla” è uno degli esempi più indovinati della Truss), e quelle che servono la sottolineatura, l’intenzione, l’espressione (pochissime).
Anzi, uno degli esercizi che mi diverto a fare quando rivedo un testo altrui è “eliminare tutte le virgole possibili”: quindi sposto gli incisi all’inizio o alla fine, smonto le frasi per renderle più fluide e soprattutto tolgo le virgole che recintano quindi, pertanto, altresì, infatti, infine e simili. Quelle, davvero, non le sopporto… e quelle che recintano il mio davvero sono l’eccezione che conferma la mia regola 😉

Come scrive la Truss, la punteggiatura è per due terzi una questione di regole e per un terzo di gusto personale.

Diciamo che il mio vincolo “via tutte le virgole possibili” è una mania, un giochino da editor fissata. Quando ci vuole, ci vuole. Come ci insegna questo piccolo capolavoro che dura solo un minuto:

0 risposte a “Virgole e manie”

  1. Di virgole parla anche una pagina del romanzo che ho per le mani in questi giorni:
    “”Ragazzi, oggi vi spiego le virgole.” Lo so, loro pensano “Che insegnante originale! spiega le virgole ai ragazzi di sedici anni”, ma non è così, è che non ne posso più. Non ne posso più di mettere io le virgole ai loro temi. Mediamente ho classi di venticinque ragazzi: mediamente metto una cosa come dieci virgole per tema: dunque, in tutto, a ogni compito in classe metto almeno duecentocinquanta virgole. Non so se riesco a esprimere l’abissale malessere che mi prende: per me una virgola è tutto, è il sale della vita, il bastone della vecchiaia, il succo della storia, il nocciolo della questione, il fulcro, il centro, il buco nero, l’origine, l’utero… Una virgola che manca è l’abisso che mi si scava ai piedi, mi sento svenire, capogiro, nausea. Ma non è un problema personale: è un disastro cosmico, che dovrebbe riguardare tutti. Le virgole sono l’impalcatura del mondo, se mancano il mondo crolla, come un soffitto non puntellato, un cemento non armato.””
    La gallina volante, Paola Mastrocola

  2. Ma chi è sta truss? “la punteggiatura e per due terzi regole”? ma sentita fesseria più grande, la punteggiatura è al massimo per un quarto regole tutto il resto dipende dallo stilo di chi scrive!

    E’ strano trovare un post così in un blog che si chiama il mestiere di scrivere, forse fareste bene a cambiar mestriere

  3. A. Manzoni, I promessi sposi, cap. XVII:

    “Nell’uscire, vide, accanto alla porta, che quasi v’inciampava, sdraiate in terra, più che sedute, due donne, una attempata, un’altra più giovine, con un bambino, che, dopo aver succhiata invano l’una e l’altra mammella, piangeva, piangeva; tutti del color della morte: e ritto, vicino a loro, un uomo, nel viso del quale e nelle membra, si potevano ancora vedere i segni d’un’antica robustezza, domata e quasi spenta dal lungo disagio. […]”

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