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risali negli anni

22 Luglio 2009

Notte di luna

Lunedì sera ero con qualche migliaio di romani ad affollare piazza del Popolo per la serata La luna ha 40 anni. Non è il genere di manifestazioni che di solito mi attira, ma l’autore era mio fratello Giovanni e non volevo mancare.

Sono contenta di esserci andata. Per la festa, l’atmosfera gioiosa, ma soprattutto per la lezione di comunicazione che Piero Angela, che ha da poco compiuto ottant’anni, è riuscito ancora una volta a dare a tutti. Mi sarebbe piaciuto registrare qualche pezzo dei suoi interventi per poterli proporre in un aula e spiegare così quella parola complicata e un po’ imbarazzante che è semplicità.

Io a volte la evito solo per non vedere qualcuno storcere il naso.
Eppure Piero Angela la interpreta da grande.
Dal punto di vista lessicale: usava parole di tutti i giorni e spiegava con un breve inciso quelle più difficili, senza perdere il filo. Lo stavano a sentire tutti, dai bambini ai tanti stranieri che masticavano solo un po’ di italiano.

Dal punto di vista dell’ordine delle cose che diceva: niente premesse, direttamente dentro il racconto, magari partendo da un dettaglio. Mentre parlava, pensavo mentalmente a quali parole non necessarie si sarebbero potute togliere da una trascrizione. Non ne ho trovata nessuna.

Dal punto di vista delle modalità del racconto: tutte immagini, cose da vedere che si formavano automaticamente nella tua mente. Dall’immagine della terra a piccoli particolari dell’interno della navicella spaziale. Niente di astratto, solo cose concrete ed emozioni vissute.

L’emozione più grande, visibilmente sua ma trasmessa a tutti noi, è stata la risposta alla domanda dei conduttori di Caterpillar su cosa avesse provato quando vide per la prima volta l’immagine della terra ripresa dall’Apollo 8: ho pensato a una piccola pallina galleggiante e sola nell’universo infinito in cui gli uomini non riescono a smettere di ammazzarsi tra loro.

0 risposte a “Notte di luna”

  1. Anche a me capita che in aula storcano il naso quando parlo di semplicità, di 5 w applicate anche ai testi comuni, di plain language. Forse quest’ultimo convince di più perchè viene dal mondo anglosassone.
    Mi capita di più con i ragazzi più giovani in Università o nei Master. Cresciuti, alle prese con le difficoltà della comunicazione aziendale, o della comprensione di un obiettivo attraverso una semplice e-mail, mi sembra che cambino un pò idea. Non credi?
    Un altro caro saluto, Mariella

  2. [quote]Io a volte la evito solo per non vedere qualcuno storcere il naso.[/quote]… e non hai mai visto qualcuno storcere il naso quando invece, come tu stessa affermi, non la usi?
    La semplicità è qualcosa di innato, ‘non è acqua’… E se mi permetti una critica (mi auguro costruttiva), il tuo blog è un po’ difficile da ‘bere’…
    Ciao

  3. semplicità a molti spaventa perchè implica sostanza: se ci si può permettere di essere semplici significa che si ha veramente qualcosa da cominucare.
    eppure anche solo il suono della parola a me da una sensazione di panno rosso che passa su una superficie trasparente e liscia… così ci posso schiacciare il naso contro, respirando e osservando cosa accade …

    ciao, marta.

  4. oggi, mentre mi rileggevo la raccolta di Scrivere, m’è capitato a tiro il fascicolo nr.10, con la tua ‘lezione’ sul blog: l’ho trovata davvero piacevole! Hai espresso i concetti in maniera semplice… molto diversa da come li scrivi qui. C’è un perché?
    ciao

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