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risali negli anni

8 Maggio 2009

Genova per me

Dopo un’intensa maratona formativa, sono in attesa in aeroporto e come ogni volta che lascio questa città mi chiedo perché mi dispiace così tanto andar via.
Forse perché devo a Genova –
io viaggiatrice superpianificata – l’aver finalmente imparato a perdermi, come ho poi fatto anche in altre città.
La mia prima esplorazione dei carrugi – senza cartina, senza guida e senza orologio – mi ha lasciato dentro una nostalgia strana, come quei sogni dai quali al mattino ti svegli con la certezza di aver vissuto qualcosa di importante e di unico, da annotare subito per non dimenticare.

 

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0 risposte a “Genova per me”

  1. anche io amo Genova…ho dodici anni, e quando cammino per i carrugi, quando sento odore di pesto e pane sfornato, quando vedo i ragazzi della mia età pescare e saltare sugli scogli,…quando osservo i vecchi pescatori stare fuori di casa la domenica a cucire le reti, con le gatte nere che dormono al sole…allora ogni volta penso: “questa è la mia Genova, e non importa quante grandi città ci siano nel mondo…non strapperanno mai le mie radici da qui.”

  2. Genova é la città che non ti aspetti in quella parte d’Italia incastonata tra mare e scogliere scoscese. un posto dove la gente ti invita a far parte della propria vita nonostante tu sia solo di passaggio, quasi che condividere le proprie gioie e i propri dolori fosse una specie di macumba, un’incantesimo, per moltiplicarle (le gioie) e dividerli (i dolori). la comunicazione diventa minimale, ma ricca. quasi come in una curva di utilità, si spinge fino a diventare tangente alla necessità di condividere. e si crogiola nella tentazione di intersercarla. solleticando l’animo con odori e parole inaspettati, inediti. finalmente spezzando la linea. miracolosamente facendo quadrare comunque l’equazione. con discrezione. quasi scherno. ma tanta partecipazione.

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