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risali negli anni

6 maggio 2009

Sul tappeto volante

Quando abbordo progetti testuali nuovi, su temi che conosco poco o per i quali devo leggere e studiare tante cose diverse, disegnare una mappa mentale mi aiuta.
Passare un bel po’ di tempo davanti un foglio A3 a organizzare i contenuti pian piano e a delinearli uno per uno, scegliendo non solo le parole ma anche le forme e i colori, significa digerirli e farli davvero miei. Abbracciare tutto con lo sguardo rende poi la complessità molto più semplice ai miei occhi. Scrivere segue con naturalezza.

Quando qualche mese fa ho dovuto scrivere il breve testo di presentazione di NODUS, sono partita da molti materiali eterogenei: appunti e discorsi del mio committente Andrea Galimberti, bio di designer, e soprattutto tantissime immagini da guardare. Il testo finale però non poteva superare le due cartelle.

Avevo appena fatto il mio laboratorio di mappe mentali, per cui un pomeriggio mi sono messa con santa pazienza a disegnare quello che man mano leggevo e imparavo su questo innovativo progetto di tappeti unici ideati dai maggiori designer e architetti italiani e tessuti in sei diversi paesi asiatici.
Ora che il progetto è stato lanciato al Salone del Mobile di Milano ho chiesto ad Andrea il permesso di condividere la mappa sul blog.  Eccola (se ci cliccate su potete scaricarla in formato più grande):

la mappa più grande

Ed ecco il testo di presentazione di NODUS scritto a partire dalla mappa.

Quando poco fa l’ho riletto, ho riflettuto a come sia importante partire dall’abbondanza, soprattutto per scrivere testi brevi.
Almeno per me, a più contenuti, suggestioni e idee posso attingere, migliori le sintesi.

0 risposte a “Sul tappeto volante”

  1. Come sempre, post bello e utile. La mappa che hai creato è funzionale, ma anche bella da guardare, quasi quasi da incorniciare! Il testo finale è chiaro, scorrevole, ottimamente scritto.
    Grazie, per l’ispirazione e la volontà di condividere metodi e tecniche, che è la cosa più bella.

    Marina

  2. La presentazione è una delle più belle e ricche di contenuto che io abbia mai letto. Il ritmo è fantastico. Solo in un punto l’orecchio ferma la lettura e manda indietro l’occhio per l’assenza di un “per” dove incontra “per il nuovo e la sperimentazione” e avverte la sperimentazione come nuovo soggetto. Il tutto si risolve in una frazione di secondo.
    Una nonna disordinata, ma rigornoiosa.

  3. E’ buffo: facevo – e continuo a farlo, con al massimo qualche appunto scritto o rimando alle pagine di qualche testo che serve per documentarmi – le mappe solo mentalmente.
    Non mi riesce proprio di farle scritte.
    All’università il compagno di corso con il quale studiavo faceva cose simili per memorizzare, e funzionavano alla grande!
    Io, che con la memoria ho sempre avuto problemi, guardavo i suoi schemi e i suoi disegni con benevola e sconsolata invidia, e mi accontentavo di ripetere e ripetere le cose a voce alta.
    Comunque, la cosa buffa dell’inizio è che ho scoperto che le mie mappe mentali per scrivere erano un metodo codificato nelle tecniche di scrittura grazie al comune amico Alessandro Lucchini, che mi ha insegnato il cluster tanti anni fa.

    Però con tutta la buona volontà del mondo, io continuo a non saper disegnare le mappe e “crearmele” solo in testa, sino al momento di mettermi di fronte alla tastiera.
    Quanto alla sintesi, non riesco più a ricordare quale scrittore diceva che sinché non dimezzava le pagine della prima stesura, non considerava la bozza soddisfacente.
    Magari qualcuno ha memoria migliore della mia?
    Buona lavoro.
    f.

  4. Non avevo ancora letto l’articolo.
    Il discorso della mappa mentale è molto interessante e funzionale per organizzare una traccia .
    Devo dire che comunque non mi stupisce piu’ niente della tua professionalità , sei sempre molto brava ed e’ per me un piacere poter collaborare saltuariamente con te.
    Un caro saluto
    Andrea

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