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risali negli anni

1 Novembre 2008

La lista nera

Come tutte le persone che fanno un lavoro artigianale (il mio lo è, ed è quello che mi dà più gusto), di attrezzi e di piccoli trucchi del mestiere ne ho tanti, ma a lungo li ho applicati in modo molto istintivo, volta per volta, tanto che non sempre me ne ricordavo.
Se nel tempo diventi un’artigiana forse non più brava ma sicuramente più raffinata è soprattutto perché la consapevolezza aumenta. Fai le cose di sempre, ma le fai pensando, scegliendo, confrontando, dandoti conto del perché.

A me la spinta è venuta da due diverse motivazioni: dover valorizzare la mia professionalità e il mio lavoro prima nei confronti dei miei distratti capi in azienda, poi nei confronti dei miei clienti; dover spiegare la natura e i metodi del mio lavoro ad altre persone (quindi grazie a tutti i lettori di questo blog e ai miei ormai tantissimi allievi!).
Alla fine, non solo pensare al perché, ma soprattutto scriverlo quel perché.

Tra i piccoli attrezzi che sono diventati metodo c’è la lista nera, dove elenco tutte le parole che all’inizio di un progetto testuale mi impegno a non usare mai. Parole logore, generiche, poco precise, già usate da tutti gli altri, a volte francamente brutte.
Spesso sono talmente tante che ti chiedi come farai a venire a capo del tuo testo: ce la fai, ce la fai, perché il divieto aguzza la mente, riattiva i ricordi, accende le metafore.

Sono riuscita a scrivere tutto in un’azienda di informatica per molti anni senza mai usare il verbo implementare, tranne pochi casi che si possono contare sulle dita di una mano e che ricordo benissimo.
La lista nera è uno stimolo a livello individuale, ma diventa una risorsa indispensabile e divertente in una redazione allargata, dove ogni redattore può alimentarla con le sue parole o espressioni da non usare, meglio se corredate con alternative ed esempi.

Ho passato la mattina a navigare per prepararmi a un nuovo lavoro di scrittura sul quale passerò le prossime settimane. La mia bestia nera sarà il verbo scoprire.
Anche nei siti di prodotti e servizi serissimi, dove trasmettere autorevolezza e sicurezza di sé è essenziale, il potenziale cliente viene invitato a una incessante e defatigante caccia al tesoro: scopri il prodotto! scopri tutti i vantaggi! scopri la nostra newsletter! vieni a scoprire cosa ti abbiamo appositamente riservato!
Il tutto, naturalmente, accompagnato dagli immancabili punti esclamativi. E, naturalmente, tutto subito!

 

 

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13 risposte a “La lista nera”

  1. Ti capisco benissimo… da qualche anno ho la mia crociata personale contro l’aggettivo “particolare”: se ne abusa a livelli assurdi, e non aggiunge nulla al concetto. Mi dà quasi ai nervi 🙂

  2. Cos’ha implementare che non va?

    Il problema non sono le parole, ma l’uso che se ne fa. Quanti, per esempio, si ostinano a declinare i termini stranieri? Ho visto mouses e informations gridare vendetta…

    E quanti ancora si ostinano a usare “peones” o “desperados”…

    Chiunque abbia partecipato a una riunione in un’azienda di grandi dimensioni sa che il vero flagello sono i consulenti e il loro lessico di (cattiva) importazione, supinamente raccolto e amplificato da dirigenti insipienti e incapaci.

    Implementare viene dal latino implere, ma lo sanno così in pochi… Sponsor è latino, e non si pronuncia all’americana, ringhiando sull’ultima consonante. Lo stesso dicasi per media o forum (declinato spesso con la -s al plurale).

    Eppure, il ridicolo “esaustivo”, anch’esso di derivazione latina, ma usato in modo orribile come calco dall’inglese, l’ho letto diverse volte anche qui e sul sito “istituzionale” (perché si dice così, no?).

    Le parole sono solo strumenti, non ce ne sono di belle o di brutte. Il romanesco è ricco di “parolacce” che molti indigeni di una certa età usano con proprietà e quasi con eleganza. Un falegname non sceglie scalpello, pialla, sega, levigatrice o martello perché sono belli o brutti.

  3. uh! “scopri” è proprio una di quelle parole che sto cercando (invano, lo confesso) di evitare in questi giorni.

    Ma di parole da aggiungere alla “lista nera” ne avrei davvero tante altre: un’ottima idea che ti “rubo” subito. 🙂

  4. Abbiamo individuato lo stesso verbo proibito! Il mio lavoro consiste nella stesura di brevissimi testi pubblicitari che in 70 caratteri devono contenere un riferimento al prodotto, una chiara call-to-action nei confronti del possibile consumatore ed il brand. L’utilizzo dell’imperativo “Scopri” diventa quasi un obbligo, grazie alla brevità e alle suggestioni che evoca.
    Eppure sto cercando di evitarlo il più possibile, anche a costo di passare ore a sfogliare il dizionario in cerca di un sinonimo.
    Grazie Luisa!

    Chiara Tinelli

  5. Lavoro in una istituzione pubblica. Implementare è anche nella mia lista nera… assieme a “metodologia”. Non perché sia una parola brutta di per sè, ma perché viene sistematicamente utilizzata nel modo sbagliato, come sinonimo di metodo. Il massimo dell’orrore è “implementare una metodologia”… aiuto!

    Marina

  6. […] Naturalmente qualche (ma proprio qualche) volta la locuzione più lunga ci può pure stare: il problema non è non usarle mai, ma usarle sempre, come se le preposizioni semplici non esistessero più. Comunque, “congiuntamente a”, oltre a essere orrendo, sullo schermo dello smartphone può occupare un’intera riga. Basterebbe solo questo per metterlo definitivamente in black list. […]

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