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risali negli anni

22 Giugno 2008

Ciò che insegna la passione

Qualche volta mi viene chiesto di rivedere delle traduzioni “dalla parte della comunicazione”, cioè testi anche egregiamente tradotti da un punto di vista tecnico, ma sui quali bisogna fare poi un lavoro sottile di adattamento comunicativo a uno strumento o a un target. Non mi sottraggo, anche quando sono oberata, perché ho imparato a riconoscere e apprezzare l’utilità di questo lavoro anche per me che scrivo solo nella mia lingua.
In treno, nel mio viaggio di andata e ritorno da Pisa e anche oggi pomeriggio ho fatto proprio uno di questi lavori, di cui vi dirò una volta concluso.
Alla fine della mia revisione pomeridiana, mi sono resa improvvisamente conto di quanto le mie passioni, quelle coltivate solo per me, abbiano nutrito il mio lavoro e spesso lo facciano lievitare.

Una delle domande ricorrenti che mi viene fatta è come si diventa scrittori professionali o editor o come ci vogliamo chiamare. Bibliografie? Master? Maestri? Trucchi? Dritte?
Le bibliografie, e quindi i libri, sono indispensabili.
I master raccomandabili ma non strettamente necessari.
I maestri sono un sogno e una fortuna, se riusciamo a incontrarli.
I trucchi e le dritte… non voglio neanche sentirne parlare. Non esistono.
In questo classico elenco manca una cosa: la passione, e le passioni.

Nella mia vita professionale hanno giocato un ruolo importante, decisivo nei momenti di svolta, anche se è una cosa che solo ora riesco a vedere con una certa chiarezza, con il senno di poi.
La passione per le arti figurative mi ha abituato a considerare le parole e i testi anche come oggetti da guardare, da colorare, da plasmare e da collocare nel modo migliore nello spazio. Un’abitudine diventata consapevolezza con l’arrivo di internet e con il tempo un vero e proprio filone di ricerca personale.
La passione per le lingue, che coltivo fin da bambina, mi ha insegnato più cose sull’italiano di tante grammatiche e libri sulla scrittura. Tradurre dovrebbe essere un esercizio ricorrente per ogni scrittore professionale. La traduzione può essere un corpo a corpo feroce con le parole, ma quando hai trovato la parola giusta e il giusto ritmo, è come sciogliersi nella dolcezza di un abbraccio.

E in fondo, cosa siamo noi scrittori professionali se non una particolare specie di traduttori? Dal linguaggio dei tecnici a quello dei clienti. Dal burocratese al linguaggio quotidiano dei cittadini. Dalla precisione di un manuale alla leggerezza di un blog. Dalla concisione di una check-list al respiro di un discorso.

Negli ultimi anni, infine, la passione per lo yoga mi ha fatto due regali inaspettati, che ho inseguito invano con molti altri mezzi: un po’ di coraggio e qualche buona strada verso la calma e la concentrazione. Ma queste, forse, sono anche conquiste dell’età 😉
Naturalmente le passioni possono essere le più diverse per ognuno di noi. Per qualcuno il ritmo è un dono della musica, altri affinano con la danza le loro capacità espressive. Altri ancora imparano a guardare, anche le parole, attraverso l’obiettivo di una macchina fotografica. E c’è chi realizza splendide presentazioni Powerpoint perché sa montare le sequenze di un film.

In fondo tutto quello che possiamo imparare all’università, nei master o nei manuali ci fa un po’ tutti uguali. Ma le passioni, quelle sì, ci fanno diversi.

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0 risposte a “Ciò che insegna la passione”

  1. E’ vero, la passione è il vero motore di ogni professione. Faccio molta fatica, nel mio lavoro, a far passare questo concetto. Io sono un programmatore, il mio lavoro è molto tecnico, ma ci sono tante di quelle cose da imparare nel mondo dell’informatica!… ci sono talmente tante cose che vengono fuori, giorno per giorno, che se non sei realmente appassionato ti perdi, ti fermi e cadi in un gorgo…
    Mi ritengo molto fortunato rispetto a molti altri perché il mio lavoro è anche il mio hobby… ma ho colleghi, che hanno speso anni all’università e che non desiderano altro che essere la ruota di un ingranaggio. Gli piace muoversi solo quando è il caso. L’altro giorno chiedevo a una mia collega se non le sarebbe piaciuto studiare una certe tecnologia nei ritagli di tempo… mi risponde con un “seee”… come se avessi detto una tale assurdità. Avrei voluto chiederle perché si è laureata in ingegneria informatica, ma mi sono trattenuto per quieto vivere. Il problema è che persone così, senza passione, appiattiscono il mercato del lavoro e diventano il cibo preferito di certe aziende macina-persone… Insomma… viva la passione! 🙂

  2. Beh, il problema è anche che la passione non sempre permette di trovare lavoro. Magari piuttosot che iscriversi in una facolatà affascinante il cui naturale sbocco è la disoccupazione, qualcuno preferisce imparare qualcosa che renda appetibile sul mercato.

  3. Sì, è la passione che ci tiene accesi. Ricordo i grigi anni del ginnasio quando l’insegnante di letteratura ci somministrava ore ed ore di lezione. Alla fine, anziché aprirci il cuore e la mente alla conoscenza, il suo ruolo si avvicinava molto a quello dei bigliettai sugli autobus: convalidava sul registro le nostre performance mnemoniche. Ma poi le cose cambiarono. Passai al liceo (il terzo anno del classico) e trovai un insegnante di letteratura straordinario. Ci fece capire che se studiamo Dante o Petrarca non è per evitare un’insufficienza. Lo studio invece è un viaggio interiore, che ci dà nuovi occhi per guardare aprendoci ad un profondo sentire. Io e la mia classe conoscemmo la passione per la lettura e per la scrittura. La mia strada poi è deviata verso il bussines writing. Lavoro non ce n’era, ciò che m’è stato offerto era d’impiegarmi nel tessile. Ho preferito racimolare spiccioli scrivendo piccoli annunci per piccoli giornali. E’ dura fare il lavoro che piace. Ma il tempo ci dà ragione. Dà ragione a chi ha passione.

  4. “Non esistono condizioni ideali in cui scrivere, studiare, lavorare o riflettere, ma è solo la volontà, la passione e la testardaggine a spingere un uomo a perseguire il proprio progetto.”

    Konrad Lorenz

  5. Credo che il discorso non vada generalizzato, ma voglio sfatare una credenza che mi ha perseguitato per anni. Ero convinta che la situazione ideale fosse quella di sposare passione e lavoro, e invidiavo chi ci era riuscito. Solo col tempo mi sono resa conto di quanto aver diviso questi due campi sia stata la mia salvezza.
    Come proteggere infatti le mie passioni da quel rullo compressore che è il mondo del lavoro? Le fragili passioni appena nate, oppure quelle sfrenate e impulsive che non vogliono saperne delle regole?
    D’accordo, a volte non sono stata comunque capace di preservarle, di ascoltarle, di dar loro uno spazio degno, ma sicuramente mi è stato più facile che se le avessi gettate nel calderone della produttività, del giudizio a tutti i costi, dei minuti che contano.
    In questo modo invece le mie passioni mi hanno nutrita e formata, a tal punto che le ho potute integrare, a piccole dosi, a mio piacimento, anche nel mondo del lavoro.
    Grazie Luisa per questo tuo blog ricco di stimoli.

  6. Gentile Luisa,
    il post che ho appena avuto modo di leggere è meraviglioso…credo che lei sia riuscita con poche parole a definire cosa sia la vera passione e a plasmarla con parole veramente efficaci. GRAZIE!
    Credo che soprattutto per giovani come me ormai in procinto di finire i propri studi (e con vari dubbi sul futuro) sia molto importante tenersi ancorati alle proprie passioni, senza ritenerle un elemento fuorviante o vano (come spesso siamo portati a credere), ma anzi vivendole come l’ingrediente fondamentale della propria personalità , quotidianità nonchè della nostra futura professione!
    è bello pensare che siamo davvero unici e che possiamo fare la differenza…
    Grazie davvero per l’input!
    Un caro saluto,
    Sara Borghi

  7. Ho studiato Ragioneria, benchè preferissi la letteratura alla matematica, proprio perchè tutti mi dicevano che mi avrebbe dato più sbocchi lavorativi. Era vero. Il problema è che con il lavoro bisogna convivere come minimo 8 ore al giorno per cinque giorni alla settimana per…non si sa quanti anni (prima di arrivare alla pensione mi sa tanto che dovrò correre ancora parecchio). A queste condizioni se non si ama il proprio lavoro, ed io non lo amo, quest’ultimo diventa una prigione. Per non parlare poi delle motivazioni: se un lavoro piace si possono fare grandi cose, altrimenti si resterà sempre mediocri. Ovviamente non sempre i sogni riempiono il piatto, ma ci si può almeno provare.

    “Le passioni fanno vivere l’uomo, la saggezza lo fa soltanto vivere a lungo.”
    Sébastien-Roche-Nicolas de Chamfort

    Ciao, Rossana

  8. Molto d’accordo, e soprattutto mi pace moltissimo questa metafora “La traduzione può essere un corpo a corpo feroce con le parole”. Ma è una metafora? Ciao!
    Chiara DL

  9. La tua lezione al master è stata una lezione di passione. La passione è una porta formidabile quando si deve o si vuole insegnare qualcosa a qualcuno. Si incontra raramente ma scuote, riaccende. Grazie
    Michela

    • Alessio scrive:Gentile Sindaco,come molti sonosegtno, la questione del doppio incarico dell’ Onorevole Tabacci lascia l’amaro in bocca. Non lo dico con spirito di critica a tutti i costi, ma credo che una decisione cosec importante e personale (ahime8, sarebbe augurabile un automatismo di annullamento di una carica per un’altra), non si possa prendere alla leggera e con la giustificazione del cosec fan tutti oppure cosec hanno fatto tutti e nessuno si e8 lamentato . Proprio perche8 si spera in un cambiamento, fatto di cose concrete e di gesti, ora ci lamentiamo. Qualsiasi lavoratore dipendente deve dimostrare di non avere un’altra occupazione se vuole essere assunto Perche8 un doppio pesismo cosec spudorato nel valutare gli atti di persone che percepiscono 1000 1500 euro al mese, rispetto alla classe dirigente italiana ? Perche8 Tabacci non sente l’urgenza e l’OPPORTUNITA’ di rinunciare all’incarico di parlamentare ? Oltretutto cosec facendo garantirebbe che il suo lavoro a Milano sia compiuto bene, cosa molto pif9 difficile se non impossibile per ovvi motivi, se mantenesse l’incarico parlamentare ??? Sono domande semplici e banali da bambini, da bambino che dice Il RE e8 Nudo Perche8 rispondergli che non lo e8 o che ha vestiti trasparenti o che non vediamo bene? E’ sconfortante e medievale e toglie entusiasmo genera qualunquismo. Proprio il qualunquismo che Lei vuole superare.Signor Sindaco spero e, credo, speriamo in tanti che l’Onorevole Tabacci ci ripensi e che Lei possa essere di consiglio in questo ripensamento.Con StimaAlessio

  10. Ciao Luisa,
    questo tuo post arriva giusto giusto in un momento critico della mia vita….ho 25 anni, sono laureata in lettere con indirizzo spettacolo; ho iniziato l’università con il sogno di fare la giornalista, ma dopo delle esperienze deludenti nel settore (in piccolissimi giornali universitari) e l’incontro con un professore fantastico mi hanno fatto cambiare idea. Infatti mi sono specializzata in marketing ed organizzazione di eventi in campo culturale e ho cambiato decisamente strada….ma un giorno ho risposto ad un annuncio di lavoro di un ufficio stampa e sono stata presa.
    All’inizio il mio era un lavoro più incetrato sulla promozione e comunicazione del servizio di ufficio stampa online, ma piano piano mi sono avvicinata all’ufficio stampa tradizionale.
    Non pensavao di poter fare questo lavoro, ma mi sono ritrovata un po’ per caso…e mi sono stupita di riuscirci anche abbastanza bene.
    Ovvio, sono alle prime armi, am quando il mio capo mi ha detto che so scrivere davvero bene mi sono stupita, perchè ho scoperto una qualità che non sapevo di possedere, almeno non pensavo di avere delle grandi potenzialità.
    Invece mi sono trovata a scoprire un lavoro che non pensavao di poter fare, ad inziare a scrivere cose piccole piccole ma che mi hanno dato molta soddisfazione.
    Solo che ora sono confusa….sarà questa la mia strada? Non riesco a capire se ho davvero i numeri per poter fare questo lavoro, oppure è solo un innamoramento momentaneo…

  11. Non posso passare anche questa volta; il post è siuppar!! (..siuppar ?!?)

    Questo raccontarti che conosciamo bene ma che è sempre più fluido, mi dice che sei in un processo di raffinamento energetico veloce -helfe! helfe!! – e diventi un esempio di umano-mutante nei discorsi seri del momento, tipo:il business ce l’ha un’anima?

    Pure rischiando bacchettate non voglio esprimermi altrimenti perchè è quello che penso cuore-verbo in una versione diretta.

    Grazie per tutto quanto e buone quasi-vacanze da Nishanga

  12. per l’anonima 25enne del commento 11: anche io, come altri nei commenti, ho iniziato scegliendo una facolta che sembrava offrire piu sbocchi professionali, piuttosto che la facolta di lettere a cui il cuore mi avrebbe naturalmente portata

    non rimpiango quella scelta, perche mi ha aperto delle porte, e la passione per le lingue e la curiosita mi hanno poi portato all’estero, dove ho studiato informatica con specializzazione web, e adesso mi occupo di comunicazione

    vedrai che la vita ti offrira tante opportunita, e se metti il tuo cuore in quello che fai, come disse una mia amica, prima o poi qualcuno se ne accorge 🙂 (come il tuo capo mi sembra)

    non sempre i processi sono lineari, il mio non lo e’ stato, ma se continui a cercare le risposte arrivano, quasi da sole, quando i tempi sono maturi

    in bocca al lupo,

    francesca

  13. Scrivere su un blog è una cosa strana e i post arrivano apparentemente dal nulla, anche se so ormai che sono il frutto di un lavorìo che faccio dentro, un po’ inconsciamente e un po’ no.
    Così è stato per questo sulle passioni e la passione.
    In realtà, non volevo dire che si deve inseguire il lavoro dei sogni. Tutt’altro. Credo anzi che sia importante lavorare comunque, anche se il lavoro al momento non ci entusiasma.
    Io non ho mai fatto il lavoro dei miei sogni, ma ho continuato a coltivare le mie passioni e alla fine in qualche strano modo si sono ricongiunte e hanno alimentato e permesso quello che faccio oggi.
    Tutto qui.

    Grazie a tutti per i vostri commenti appassionati.

    Luisa

  14. Grazie Luisa per questo post, lo leggo con qualche anno di ritardo, ma pazienza, cade proprio a fagiolo in questo momento della mia vita (professionale)…La passione, la forza di volontà, la curiosità, l’apertura al nuovo sono il motore della crescita professionale, e non solo, grazie per aver condiviso questo pensiero!

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