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risali negli anni

2 Aprile 2008

Presentation Zen

Ieri pomeriggio ho vissuto con qualche senso di colpa le tre ore passate all’aria aperta a leggermi Presentation Zen di Garr Reynolds, ma ho voluto celebrare a mio modo una delle prime giornate in cui ho trasferito il pc in terrazza. E’ stato un ottimo investimento… l’acquisto del libro e soprattutto il pomeriggio dedicato alla lettura.

Reynolds lo seguo da anni sul suo blog, dedicato all’arte delle presentazioni, ne condivido le idee e anche tante passioni e letture (le arti visive, il design, la creatività in genere, le filosofie orientali – lui lo zen e io lo yoga) che mi sembra di conoscerlo anche se lui vive a Osaka e io nella città eterna.
Quindi sapevo cosa aspettarmi. Vi ho trovato molte conferme, parecchie cose cui non avevo ben riflettuto, una serie di libri, persone e punti di riferimento che nell’ultimo anno sono stati anche i miei (soprattuttto Made to Stick dei fratelli Heath e A Whole New Mind di Dan Pink).
Il libro intreccia due piani in maniera efficace: la creatività come qualità e opportunità da coltivare per tutti, e in particolare per chi si occupa di comunicazione, e idee concrete e consigli molto pratici su come progettare e realizzare una presentazione con le slide. Consigli di comunicazione, nessuna technicality.
Ecco cosa mi ha colpito e condivido di più:

  • Se un libro o un documento sono anche belli, il testo si esalta e la lettura è ancora più piacevole. Presentazion Zen è meravigliosamente anche se semplicemente impaginato e illustrato, e le slide sul fatturato aziendale convivono in armonia con i giardini zen.
    Una lezione per tutti i documenti, anche lunghi report e progetti, dove il font e gli spazi giusti possono fare la differenza. La scrittura elettronica ha rimesso nelle nostre mani anche la forma del testo. Approfittiamone.
  • Il libro pratica quanto predica. Una presentazione non è una sequanza di slide, ma una storia che si costruisce con le parole e soprattutto con le immagini.
    Una storia anche personale, come il racconto di come è nata la passione per le presentazioni sul treno Osaka-Tokio con la quale il libro si apre.
  • Riempire la gente di pesanti raccoglitori con tutte le slide stampate (bellissimo il neologismo: slideument) dopo l’evento è una scemenza.
    Cosa preferireste voi? Le slide, oppure un bel documento discorsivo, impaginato, in formato A4, da leggere comodamente, con tutti i dati, le informazioni che sono state date a voce, e magari anche la bibliografia? Perché nessuno ce lo dà mai?
  • Per la generazione di idee, il brainstorming e la progettazione, carta, penna e pennarelli sono molto più adatti del pc.
  • L’elenco puntato è la forma testuale meno adatta alla slide, mentre è utile (se usato con equilibrio) in un normale documento word, perché aiuta a chiarire e a rissumere, e inoltre introduce un’ottima discontinuità visiva.
  • Non è necessario mettere il logo in ogni slide, anzi è fortemente sconsigliato. Bastano la prima e l’ultima.
    Ne prendano nota quegli organizzatori di eventi e quelle società di formazione che pretendono che tu prepari le slide sul loro orrendo template, nel poco spazio lasciato libero da colori terrificanti e loghi invadenti.
    Solo per avere l’illusione che così i tuoi contenuti diventano i loro.
  • Si può tenere un’ottima presentazione anche “senza” le slide. Ne prendano nota quegli organizzatori di eventi che se non dai le slide una settimana prima è come se tu avessi dato forfait all’ultimo momento.

Splendida e veramente ispiratrice l’ultima parte, dedicata alla performance, cioè alla presenza “qui e ora” durante la presentazione, in cui si Reynolds annoda la musica, la meditazione e anche consigli solo apparentemente terra terra sulle luci in sala, l’uso del telecomando, la posizione del relatore.

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5 risposte a “Presentation Zen”

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