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risali negli anni

20 Dicembre 2007

Le delizie del disordine digitale



Everything is Miscellaneous di David Weinberger l’ho comprato per almeno tre ragioni: 1) l’autore appartiene al trio del Cluetrain Manifesto; 2) avevo visto il video del suo intervento a IAB Forum e mi aveva affascinata; 3) il titolo è bellissimo, chiaro eppure misterioso, e faceva immaginare un sacco di cose.

Dopo le prime tre-quattro pagine mi sono scoraggiata: mi aspettavo un libro sul web e Weinberger la prendeva molto alla lontana, dal IV secolo avanti Cristo.
Ho tenuto duro, per fortuna, e dopo le prime dieci la lettura è decollata e il libro l’ho finito in due giorni.
Ora posso dirlo: è un gran bel libro, all’altezza delle aspettative quanto alla qualità, divergente quanto ai contenuti.

Vado con ordine, anche se la tesi del libro è proprio che oggi la conoscenza non ha più un ordine e una forma dati e validi per tutti, ma è multiforme, sfaccettata, ubiqua, liquida, con un senso diverso per ognuno di noi.

Eppure, abbiamo passato millenni solo a fare ordine, a catalogare ogni informazione, dato, libro, specie, all’interno della sua casellina, tanti mattoncini che formano l’immensa cattedrale del sapere, l’albero della conoscenza percorribile di ramo in ramo e di foglia in foglia.
Weinberger ci fa conoscere uno per uno i grandi catalogatori, anche con le loro storie personali e piccole manie: Aristotele, Linneo, Dewey, il geniale bibliotecario indiano Ranganathan.

Fino al grande distacco della conoscenza dalla fisicità: passando dagli atomi ai bit, le informazioni rompono gli argini, esplodono in tante piccole schegge che dilagano ovunque.

La conoscenza in rete non ha più una geografia, né una forma. O meglio, assume tante forme e tanti percorsi di significati quante sono le persone che le cercano, le confrontano, le aggregano, ne producono di nuove. Cioè tutti noi.

Per muoverci nella grande miscellanea invece che nel catalogo per soggetto e per autore, ognuno di noi etichetta i singoli contenuti (con tante etichette, non con una sola!) invece di infilarli o di cercarli nel cassetto giusto. E’ il trionfo dei metadati che si identificano anche con i contenuti stessi (chi di noi per trovare una poesia non inserisce in Google il solo verso che ricorda?).

Nella grande miscellanea inseguiamo e troviamo il significato non solo nei pieni, ma soprattutto nei vuoti, negli spazi tra un’informazione e l’altra, nelle domande che ci facciamo da soli o nella conversazione con gli altri, nei link reali e in quelli mentali.

Una geografia mobile e senza confini, molto più vicina alla realtà della conoscenza e al nostro modo di pensare rispetto ai grandi sistemi del passato.
“Il compito del sapere non è più quello di ridurre la complessità, ma di nuotarci dentro” scrive Weinberger.

E noi nuotiamo assieme assieme a lui tra Google Maps, Wikipedia, Delicious, Digg, Technorati e i nuovi metabusiness, quelli capaci di catturare le informazioni che esistono, connetterle e riassemblarle in inediti servizi di valore che siamo pronti ad acquistare.

Il libro stesso è un bel generatore di senso, per esempio il senso di tante nostre piccole operazioni automatiche di ogni giorno mentre studiamo, comunichiamo, lavoriamo, cerchiamo in rete.
Ed è anche una bella e riuscita miscellanea di stili, di teorico e pratico, di alto e di basso. Con quella mancanza di complessi che mi piace così tanto in certi intellettuali americani, Weinberger ricorre agli esempi più semplici della sua vita quotidiana per spiegare i grandi modelli di catalogazione: scaffali della cucina, cassetti delle posate, tavola apparecchiata, biancheria da lavare. E, tra una posata e l’altra, ci riesce benissimo.

6 risposte a “Le delizie del disordine digitale”

  1. E’ cambiato il modo di catalogare e classificare la conoscenza. E’ cambiato il modo di fruirne. E’ cambiato, credo, il senso stesso di conoscenza.
    Tutto questo è legato all’avvento del digitale e alla forza dilagante di internet e se ne sono accorti soprattutti i bibliotecari, i documentalisti e tutti gli operatori del settore.
    Sono una bibliotecaria esperta di reference (soprattutto digitale) e negli ultimi anni il mio lavoro è radicalmente cambiato. La mia biblioteca (universitaria) è cambiata. I miei utenti, con le loto esigenze, sono cambiati.
    Weinberger riesce a rendere interessanti e accattivanti argomenti che spesso, purtroppo, restano appannaggio di una ristretta cerchia di addetti ai lavori.

  2. Sono cambiati gli strumenti per stare a galla e navigare, le possibili rotte. Ma forse il mare in cui nuotiamo non è mutato: erano gli steccati del passato ad essere illusori.
    C’è solo il pericolo della superficialità/compulsività con cui spesso bruciamo i contenuti. Ma anche in questo caso credo che prima non si stesse realmente “meglio”…

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