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risali negli anni

20 Ottobre 2007

La grammatica dei professori

Ho sempre pensato di inserire sul MdS, prima o poi, una pagina dedicata agli errori più comuni che si fanno scrivendo in italiano. Ho sempre rimandato, sia perché ci sono già altri siti che affrontano egregiamente questo tema, sia perché mi viene il dubbio che siano cose scontate e non mi va di fare la maestrina. In realtà non sono affatto cose scontate, e io ho la memoria corta.

Molte cose io stessa non le ho affatto acquisite al liceo né all’università. Anzi, se non mi fossi poi occupata di scrittura farei ancora un sacco di errori madornali.
Molte regole le ho imparate in azienda, dove mandavamo i documenti più importanti a un pacato e mite correttore di bozze che non si scandalizzava di niente, ma annotava e motivava con garbo e grande pazienza ogni mio errore. Molte altre le ho imparate attraverso i quesiti che mi vengono sottoposti attraverso il sito.
Così, piano piano le regole le ho imparate per benino.

Ma mi capita ancora di sapere istintivamente come si scrive qualcosa, qual è la regola giusta, la forma corretta, ma di non sapere bene spiegare e motivare il perché.
Mi è successo anche stamattina, quando ho trovato l’email di un’azienda con la qualche lavoro che mi presentava il seguente quesito: se l’ultima parola di una frase è una sigla che finisce con un punto, per chiudere la frase si raddoppia il punto?
Istintivo rispondere di no, ma non bastava.

Così ho ritrovato la pagina del Prontuario di punteggiatura di Bice Mortara Garavelli con la risposta:
Il punto che chiude un’abbreviazione si congloba con il punto con il segno di chiusura di frase: “Hanno fatto provvista di libri, gionali, ecc.”, in base a “una regola del sistema grafico dell’italiano (e presumibilmente di tutte le lingue) che non ammette che lo stesso elemento grafico sia duplicato immediatamente” (Simone 1991, p. 225)
Soddisfatta, ho scannerizzato la pagina e l’ho inviata.

Rimango sempre abbastanza stupefatta da quante risposte mi ha dato negli anni quel piccolo libro e di quante cose mi ha insegnato.
Un effetto che ho riscontrato anche per altri libri della professoressa Garavelli, compreso lo specialistico ma bellissimo Le parole e la giustizia. Prima ti sembrano difficili, ma poi vieni catturata dai ragionamenti tersi della prof., rigorosissimi, ma mai rigidamente prescrittivi e scontati. Verso la fine, dentro quei libri ti ci trovi proprio bene, e poi ci torni perché ti ricordi che la risposta che cerchi lì dovrebbe proprio esserci.

Il mio set “regolativo” è completato da altri due libri indispensabili, entrambi di Luca Serianni: Grammatica Italiana (Utet 2006) e Italiano nella collana delle Garzantine.
Il primo è un librone molto tradizionale, il secondo molto più agile per cercare regole al volo e molto ipertestuale nelle modalità di ricerca. Eccellenti entrambi.

10 risposte a “La grammatica dei professori”

  1. Ciao. A proposito di errori…io vorrei tanto lavorare come ‘correttrice di bozze’. Un caloroso grazie a chiunque mi possa fornire qualche consiglio. Michela

  2. i libri che citi dovrebbero veramente entrare in tutte le case. Io ho avuto la fortuna di studiare con la Mortara Garavelli, e devo dire che il suo libro sulla punteggiatura è un iccolo testo prezioso. Il Serianni era il libro di esto da lei adottato, ed è utile come e più di un vocaolario…

  3. Già che si parla di scrivere, a me “scannerizzato” proprio non va giù. Sarei più per “scansionato”, o magari anche un generico “digitalizzato”: tu che ne dici?

  4. ohi, ohi… Ho aggiunto ai preferiti il manuale di Carla Lattanzi che segnali, pensando che mi sarà utile.
    Ad una prima occhiata già trovo errori che ripeto spesso. Un esempio? “Eccetera” non va preceduto dalla virgola… Ma chi l’avrebbe mai detto?
    Mi consolo, perché pare essere un errore “veniale”.
    Grazie per i tuoi preziosi consigli!
    Cristella

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