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risali negli anni

3 Giugno 2007

La felicità in un gran mazzo di fiori

Purtroppo sono di natura maliconica, ma per fortuna mi consolo facilmente, ho pensato stamattina quando ho lasciato le pozzanghere del centro di Roma per entrare nel mondo colorato e gioioso di Chagall.
Il pittore della cittadina russa di Vitebsk, presto diventato cittadino del mondo, mi ha M. Chagall, La passeggiata, 1917-18davvero consolata e mi ha regalato una carica di ottimismo che mi piacerebbe conservare.
Alla prima botta depressiva, mi farebbe bene aprire gli occhi su un quadro di Chagall.

Credo che tanta felice sorpresa sia dovuta al fatto che di questo pittore, che ho studiato e che sui libri conosco bene, avevo visto fino a stamattina ben poche opere vis-à-vis. O forse ne avevo viste troppe su cartoline, manifesti e libri. Invece oggi di meraviglie chagalliane ne ho viste circa 180.

Lui, Marc Chagall, avrebbe avuto i suoi motivi di tristezza.
Era nato in un villaggio poverissimo, in una famiglia di nove figli, lontano dai grandi centri dell’arte.
Arrivato a Parigi nel 1910, senza mezzi, trovò casa alla Ruche, l’alveare degli artisti più miseri.
Visse due guerre mondiali e conobbe le conseguenze delle due peggiori dittature del Novecento, che spazzarono via per sempre il suo shetl ebraico e tutto il suo mondo. Il nazismo proclamò “degenerata” la sua arte, il comunismo lo deluse da subito.
M. Chagall, La fidanzata dl volto blu, 1932-1960

Perse in pochi giorni il suo grande amore, e rimase dieci mesi nella più assoluta disperazione, senza toccare un pennello.
Eppure, la sua arte è un continuo inno alla vita.
Nei temi: l’infanzia, la famiglia, il villaggio, il mondo ebraico, gli animali e la natura, ma sopra ogni cosa l’amore. Atteso, vissuto, perduto, e infine ritrovato.
Marc non si accontenta di dipingere la donna amata, da viva e poi come angelo custode che veglia sempre sul suo destino. E’ talmente felice da confondersi con lei in una sola figura, condividendo una volta il viso, un’altra le mani, un’altra ancora il corpo.
E non basta: è talmente felice, che con lei può solo volare alto alto nel cielo, e lassù donarle il più bel mazzo di fiori che si sia mai visto.

Per raccontare con la pittura il suo sogno di felicità, Marc si appropria di tutti i linguaggi.
Il cubismo orfico e luminoso di Delaunay, molto più congeniale di quello analitico di Picasso e Braque: lui scompone le forme per ricreare il suo mondo poetico, delle “pere triangolari” non sa che farsene.
Il surrealismo, ma senza manifesti e dogmi, solo come naturale porta sul mondo del sogno. I mostri animali di Max Erst sono gli animali familiari del villaggio della sua infanzia.
L’esplosione di colore e l’espressionsmo dei Fauves gli passano il messaggio di Van Gogh: il colore, da solo, parla direttamente al cuore.M. Chagall, Nudo sopra Vitebsk, 1933
La “gioia di vivere” di Matisse, con i suoi atelier pieni di cose, e una natura che arriva a danzare.

Ma lui gli “ismi” del ‘900 li scavalca tutti, con il suo sorriso, sempre meravigliato e un po’ sornione. Quello che ritrovi in tutte le fotografie, insieme a un enorme mazzo di fiori freschi. Anche nei periodi più bui, nell’atelier più povero, quei mazzi non mancano mai.

PS Mentre scrivevo questo post ho pensato a come è strana la quasi assenza di blog sull’arte nella blogosfera italiana.
Parole e immagini: teoricamente il web e i blog sembrano fatti apposta.

11 risposte a “La felicità in un gran mazzo di fiori”

  1. Non è di certo questo il motivo, ma aiuta assai il fatto che pubblicare immagini di artisti contemporanei o comunque morti non oltre 70 anni fa è illegale. La SIAE potrebbe venire a bussare alla tua porta e chiederti un bel po’ di soldini per aver pubblicato questi (splendidi!) Chagall, come è successo all’autore del sito homolaicus ( qui) Tant’è che io ho tristemente smesso di pubblicare la mia liseuse settimanale…

  2. Non è di certo questo il motivo, ma aiuta assai il fatto che pubblicare immagini di artisti contemporanei o comunque morti non oltre 70 anni fa è illegale. La SIAE potrebbe venire a bussare alla tua porta e chiederti un bel po’ di soldini per aver pubblicato questi (splendidi!) Chagall, come è successo all’autore del sito homolaicus ( qui) Tant’è che io ho tristemente smesso di pubblicare la mia liseuse settimanale…

  3. ti ringrazio per il bellissimo post;
    proprio oggi fissavo uno Chagall nella retina e ci stavo ancora rimuginando.
    Sono d’accordo, certo, manca l’arte nei blog o è rara… Lacuna da colmare: quello che dice liseuse non lo sapevo, oppure lo sapevo ma non lo pensavo seriamente. Mi sa che anch’io ho qualcosa da temere, ora.

  4. non penso che un artista si definisce tale ai 4 venti. Va scoperto. Non mi ridcordo chi l’ha detto, ma l’artista dovrebbe parlare di se quanto una pianta potrebbe parlare di botanica. Tutto si èuo cercare, il difficile è trovarlo

  5. anche io ero a roma domenica nel magico mondo di chagall ..è stato bello imbattersi casualmente (? nulla è per caso) nel tuo sito …era proprio quello che mi serviva per ritrovare un pò di energia……..grazie

  6. io ci sto provando da qualche settimana, nonostante lo stile sia ancora poco convincente e accattivante. Certo che se leggo post così intensi mi viene voglia di lasciar perdere… 😉
    un saluto

  7. Clelia,
    vedo ora il tuo commento.
    Non puoi sapere quanto è prezioso: io questo blog l’avevo trovato e poi perso, poi cercato per tutti i mari della rete, ma invano.
    Ci volevi tu per farmelo ritrovare.
    Grazie, grazie, grazie.

    Luisa

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