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risali negli anni

23 Aprile 2007

Chiare, fresche e dolci acque

A Roma siamo in piena estate e Roberta, la signora che ieri si è concessa di fare il bagno nuda nella più bella tra le fontane barocche, ha tutta la mia simpatia, per qualsiasi motivo lo abbia fatto.
In fondo, ha realizzato il sogno che credo tenti qualunque persona quando si trova davanti a quel trionfo di acqua scrosciante e di natura di pietra.

Meno simpatia provo per i grandi giornali online, Repubblica e Corriere in testa, che da ieri dedicano alla notizia uno spazio veramente spropositato, e un insopportabile atteggiamento da guardoni. Che attribuiscono ai loro lettori online, evidentemente.

Mi chiedo se sia una precisa politica editoriale quella di dedicare a certe notizie uno spazio e un’attenzione sul web molto maggiori di quelli che dedicherebbero loro sulle più serie pagine su carta.
Oppure se sia più casuale, e le politiche editoriali non c’entrino proprio niente: visto che si può mettere di tutto e senza limiti di spazio, perché no?

Come si faceva sui siti web quando è arrivato Flash, e vai con le mille animazioni inutili. E come si fa tuttora con le slide piene di font diversi, di scritte che vanno e vengono, di effetti ombreggiatura e dissolvenze.
Se si può, perché no?
Perché siete giornalisti. O no?

12 risposte a “Chiare, fresche e dolci acque”

  1. Caldo estivo anticipato – clima giornalistico estivo anticipato…
    Hai presente il livello qualitativo dei giornali appena inizia il caldo? A parte togliere dalla naftalina gli ever green: la pollinosi, coi consigli di tutti gli anni; i vecchietti che devono mangiare più frutta e verdura, non uscire nelle ore più calde (l’inquinamento!) e bere di più; miss Italia e il solito servizio di bellezze più o meno insulse che dicono sempre le stesse cose etc etc etc.
    Si potrebbe anche dire che quando si fanno scelte così ..provocatorie come quella della signora milanese, forse, dico solo forse, farne parlare è fra gli scopi di chi le compie, comunque non ho ancora capito se siamo scemi noi, o chi elabora il modello statistico dell’italiano/a medio/a che marketing, pubblicità, creatori di palinsesti televisivi etc utilizzano come standard…

  2. Condivido il commento di Giacomo.

    Non se ne può più di “aprire” un giornale on line la mattina e vedere l’ultima spogliata di turno in 18 foto, o sapere che l’italiano lo fa in quattro minuti.

    Internet è piena di queste foto e di queste notizie, basta cercarle altrove.

    Ciao,
    Ardovig

  3. Vero. Ma purtroppo non è solo questione di web: lo stesso atteggiamento da guardoni lo si riscontra anche in televisione. I tg informano o pettegolano?
    Le varie stragi che assurgono a onor di cronaca, per esempio, sono moltiplicate sino allo sfinimento da approfondimenti, speciali, salotti e derivati. Il caso Cogne non è forse diventato un incubo? Altro esempio: il criminale narcisista studente americano che ammazza 32 persone e manda il filmato a un network, che lo mette in onda, gode dell’agghiacciante gloria postuma che si chiama curiosità, ossessione, pubblicità. Queste sì davvero nauseabonde. Ne scrive con intelligenza Michele Serra su Repubblica, ieri.
    E se voyeurismo deve (?) essere, allora tra tutto ben vengano le frivolezze.

    Annalisa

  4. Secondo me ci prendono tutti per il…
    Da quando ho sentito dire che i metodi dei telegiornali per rimbambirci sono continui alternarsi di cronaca rosa e nera per farci commuovere o scandalizzare e capire poco di politica, ci faccio più caso. Di solito alla politica è dedicato meno di un minuto, e il resto ai cuccioli abbandonati o alla Franzoni. Gli animali sono importanti, ma non devono essere lo specchietto pr le allodole, per nasconderci i fatti veri.

    kika

  5. Condivido anche io che sia una precisa scelta editoriale, quello che onestamente un po mi stupisce e’ che lo facciano giornali del calibro del Corriere e simili…alla signora nuda NON va la mia simpatia, lo trovo un atto piu’ che disdicevole,stupido. Figuriamoci se tutti ci mettessimo a fare cosi’…eh eh eh
    ciao Giano

  6. posso osare una citazione, al di là della discutibile emulatrice della Ekberg? (visto che anche i giornali su carta spesso ci cascano, nonostante tutto, anche loro… e in fondo, si ricollega anche ai discorsi nati intorno al post su Rodari).
    Per esempio, che sta succedendo in Russia, dove accadono molti fatti sui quali la stampa nazionale tace, per esempio l’assassinio del capo dell’opposizione georgiana Gela Meladze, o comunque dice poco e in modo poco chiaro? e perché lo fa?

    «Se una nazione si aspetta di essere ignorante e libera, essa immagina quello che mai è stato e mai sarà. Il popolo non può essere sicuro senza informazione.
    Quando la stampa è libera, e ogni uomo è in grado di leggere, tutto è sicuro».
    Thomas Jefferson, presidente degli Stati Uniti d’America dal 1801 al 1809
    e poi, magari, ci fose anche, in ogni uomo, la voglia di leggere… ma non chiediamo troppo.

  7. E’ deprecabile questa tendenza morbosa al voyeurismo… Tuttavia un giornale deve vendere: le notizie che tratta tenderanno dunque al basso, non all’alto.

  8. e come si fa ad essere in disaccordo con te? simpatia a quelli che osano, abbasso quelli che di osare non se ne parla ma di stare a guardare e parlarne…tanto, tanto tanto…mi ricordano quelle vecchie signorine zitelle di tardo ottocento che dovevano accontentarsi di prendere il te per parlare di quelle che scopavano, mentre le altre scopavano sul serio.
    ole /.) by sally brown by schizzigocceecapricci.blog.tiscali.it

  9. È interessante confrontare la prima pagina di Repubblica e del Corriere con le rispettive homepage; si noterà che il sito web è tutto un fiorire di “sesso”, “nuda”, “scandalo”, “sexy”… guarda caso, tutte parole-chiave che portano traffico… Quello che lascia sorpresi è che questi mezzucci vengano usati non da una rivistina con l’acqua alla gola, ma dai due maggiori quotidiani italiani. Non è per fare l’esterofilo, ma se guardo il sito del Guardian o del NYT vedo delle homepage che hanno lo stesso stile della pubblicazione di carta. Che sia una malattia infantile dell’editoria web italiana? Speriamolo…

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