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risali negli anni

30 Dicembre 2006

Nutrimenti poetici

“Ogni giorno della tua vita leggi poesie. La poesia è buona perché esercita muscoli che non usi abbastanza spesso. La poesia espande i sensi e li riporta a condizioni primordiali. Fa sì che tu ti renda conto del tuo naso, del tuo occhio, del tuo orecchio, della tua lingua, della tua mano. E, dopo tutto, la poesia è metafora compatta o similitudine. Tali metafore, come i fiori di carta giapponesi, possono espandersi all’esterno in forme gigantesche. Le idee si trovano ovunque nei libri di poesia, benché io abbia sentito raramente gli insegnanti di scrittura creativa raccomandare di darci un’occhiata.”

Ray Bradbury, Come trovare una musa e nutrirla, in Lo zen nell’arte della scrittura

Sono sempre affascinata dalla vitalità e dal vitalismo degli scrittori americani quando parlano del loro rapporto con la scrittura. Che siano professionisti geniali come Stephen King o grandissimi scrittori come Jack London o lo stesso Bradbury. O Carver.

Ti parlano prima di tutto di vita quotidiana e cose molto concrete, di soldi che mancano, bambini che piangono, ore in lavanderia con il taccuino in mano, lavori e lavoretti per mangiare in attesa che arrivi la grande occasione. Occasione che, come in ogni storia che si rispetti – dopo tanti rifiuti –, per il protagonista che non ha mai perso speranze e fiducia, inevitabilmente arriva.

 

3 risposte a “Nutrimenti poetici”

  1. Ci sto bene in compagnia di Bradbury. Ci sto come dentro a un maglione di lana grossa, caldo e che ti si adatta addosso. Scrivere è così, come dice lui: non una cosa “pensata” fuori della vita ma tutta dentro al nostro quotidiano, compresi i gatti che ronfano e il rubinetto che perde (anche se il rubinetto che perde dà fastidio e il gatto che fa le fusa no). E’ un libro prezioso questo di Bradbury, perché è un libro allegro, ottimista e serissimo. Bella lettura per cominciare l’anno!
    Luisa Mattia

  2. essendo una sfegatata fan di bradbury, sia romanziere, (pochi come lui hanno saputo raccontare la perdita dell’innocenza nel delicato passaggio dall’infanzia all’adolesenza) sia per il suo Zen nell’arte della scrittura, ti ringrazio di averlo citato qui:piccolo tesoro da leggere e rileggere, sulla scrittura e sull’umanità, i dubbi, gli sconforti e gli entusiasmi dello scrivere.
    Ci vuole, appunto, un discreto zen…
    ma poi si sente il profumo di Dandelion…
    🙂

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