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14 Giugno 2006

Leadership riflessive

Oggi, gran parte del paginone centrale di Repubblica è occupato da un lungo articolo che Umberto Galimberti dedica al libro Leadership riflessive. La ricerca di anima nelle organizzazioni di Andrea Vitullo (Apogeo, 13 euro). Si intitola Se il manager non ha l’anima (il mio pdf non è perfetto, ma si legge).
Ne sono molto felice, e mi fa piacere condividere sul blog questa piccola felicità inaspettata.
Distinguo i piani. Prima quello personale.

È un libro che ho avuto la fortuna di seguire dal suo nascere, quando era solo una bella idea nella testa di Andrea. Pensai che dedicare un libro a modi diversi di essere leader, manager, professionista, in un’organizzazione, fosse un’idea appunto bellissima ma che fosse pure un po’ utopistica. Sì, perché quello cui pensava Andrea non era solo un modo diverso, ma piuttosto antitetico. Un’idea più legata all’essere che al fare, alla biografia più che al curriculum, all’anima più che al ruolo.

Poi quelle ideele ho viste crescere, persino gonfiarsi un po’ troppo, per poi prendere forma, venire riconsiderate, limate, fino alle rifiniture dei titoli, delle didascalie, delle interviste, della bibliografia. Un processo che trovo sempre entusiasmante, anche se faticosissimo, e che avevo finora vissuto in prima persona, con quello che scrivevo io, ma non sbirciando nell’officina testuale di qualcun altro.

Leggere il bellissimo articolo di Galimberti, scoprire quante nuove riflessioni abbiano suscitato in lui le riflessioni di Andrea – nate dalla sua esperienza di coach per manager ma anche dalla sua stessa vita quotidiana di manager in una grande azienda – mi ha fatto misurare quanta distanza avessero percorso le sue idee sulle gambe della parola scritta.

Vengo al piano professionale.
Andrea scrive di cose che stanno a cuore a chiunque abbia lavorato e lavori all’interno o per una grande organizzazione, dà voce a domande che sono di molti di noi.
Il benessere organizzativo, di cui tanto si parla, può prescindere dal benessere di ciascuno di noi?
Come dare spazio, nella dimensione lavorativa, anche alle nostre emozioni, al nostro vissuto, ai nostri sogni? Anzi, come attingere da essi nuova forza e nuove idee per lo sviluppo personale e dell’impresa?
Come uscire dalla stretta della razionalità e della tecnica? Dove e come trovare spazi di pausa e di riflessione sul proprio essere e il proprio agire manageriale?
È possibile rallentare ritmi che sembrano inesorabili?

Quelle di Andrea non sono risposte perentorie né definitive, ma spunti per interrogarsi ancora, sul modello dei filosofi greci. La filosofia, per conoscersi e ampliare la propria visione del mondo.
Il libro finisce così:

“Vivere filosoficamente è un vivere da svegli, rinforzare e ricercare continuamente la propria indipendenza originaria, illuminati dall’approccio di ricerca filosofico e non dalle dottrine.
Vivere da svegli per non “adattarsi” a identità costruite dall’esterno, per indossare liberamente nuove maschere sul volto, maschere che corrispondono ed esprimono stupori e meraviglie di fronte a domande diverse, di fronte a percorsi di senso e di ricerca che consentono a quel volto sottostante e celato, che corrisponde alla nostra identità interiore, di forgiarsi e formarsi al riparo da condizionamenti e pressioni estranee”.Salva

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3 risposte a “Leadership riflessive”

  1. Ho terminato ieri sera di leggere la parte principale del libro, e devo dire che risponde a ciò che anch’io, da piccolo impiegato, vado cercando all’interno della piccola organizzazione in cui lavoro, ed ho sempre cercato nelle organizzazioni in cui ho lavorato in passato. L’unica cosa che mi resta da fare è quella di affinare le mie competenze in merito alle relazioni umane e alla capacità di aprire degli spazi riflessivi per me stesso e per gli altri aspettando l’occasione (se essa si presenterà) di poter essere un giorno, io, un buon capo

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