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risali negli anni

14 Maggio 2006

G. A. Sartorio, un trascinante conservatore.

Anche nell’arte, la parola “innovazione” ci incute sempre una certa soggezione e a distanza di ormai un secolo ci misuriamo sempre con i grandi rivoluzionari delle avanguardie dei primi anni del Novecento, che sentiamo ancora nostri contemporanei, perché dobbiamo loro un nuovo sguardo sulle cose, sul mondo e sull’arte stessa. Il valore di un artista spesso lo misuriamo sul grado di innovazione, o di rottura con la tradizione, a seconda del punto di vista.
G. A. Sartorio, ex libris per Gabriele D'Annunzio

Stamattina, al Chiostro del Bramante a Roma, in mezzo allo sconfinato mondo pittorico di Giulio Aristide Sartorio, non ho potuto usare il solito metro, perché sono stata davvero rapita dalle forme e dalla vitalità di un artista conservatore, che guardava soprattutto al passato – dai fregi del Partenone agli Ignudi di Michelangelo – e conosceva bene la cultura del suo tempo, ma che del futuro né si preoccupava, né riusciva a intravedere qualcosa. Eppure mi ha fatto passare due ore appaganti e bellissime.

A casa, Google mi ha restituito ben poco di questo artista famosissimo tra Ottocento e Novecento, che viveva nel lusso materiale e intellettuale della sua villa vicino Porta San Sebastiano a Roma, amico di D’Annunzio, per il quale realizzò illustrazioni di libri e splendidi ex-libris.
Un artista cosmopolita, che fece il giro del mondo, vicino ai preraffaelliti inglesi, così come ai tedeschi Böcklin e Klinger.
Eppure non c’è italiano che non abbia visto almeno una volta il capolavoro di Sartorio, il grande fregio dell’aula di Montecitorio a Roma, un grandissimo bassorilievo in pittura in cui donne, uomini, ghirlande e cavalli si annodano in decorazioni liberty a celebrare le virtù e la giovinezza dell’Italia unitaria.
G. A. Sartorio, particolare del fregio di Montecitorio
Era quel mondo da gran virtuoso del pennello e della mitologia che credevo di ritrovare, e invece ho scoperto molto di più nelle decine di opere quasi tutte conservate nel segreto e nel chiuso di case private.

Io che amo molto l’arte del mio tempo, così frammentata e fatta anche di cose e materie di tutti i giorni, ho conosciuto un artista che sembrava da solo dominare tutto: il nudo, la figura, l’impennarsi di un cavallo, l’increspatura del mare, il merletto bianco di un abito; e tutte le tecniche, dall’olio al pastello, dal carboncino all’incisione. Con sicurezza, senza esitazioni, in una produzione di quadri enormi o minuscoli, che sembra non avere fine.

Sartorio era ricco, famoso e omaggiato, ma questo non frenava la sua curiosità del mondo e il suo desiderio di possederlo attraverso lo sguardo e la pittura. E non solo il passato dei miti classici, ma Roma e la sua campagna, l’agro pontino e il promontorio del Circeo. Viaggiò in tutto il mondo, lasciando dei reportage che si snodano di tela in tela: il muro del Pianto a Gerusalemme, re Fuad d’Egitto rappresentato a cavallo come il Carlo V di Tiziano, la pesca dei tonni e la mattanza, le foche e i delfini.
G. A. Sartorio, Bombardamento su Venezia

Quando scoppiò la prima guerra mondiale aveva già 55 anni, ma aderì con entusiasmo all’invito che il Governo fece agli artisti perché documentassero la guerra con pennelli o macchina fotografica. Lui andò al fronte, dove dipinse il dolore, la paura e la morte con una solidarietà profonda, ma anche con splendide invenzioni formali: il bombardamento di Venezia sembra un quadro di Folon. Fu anche fatto prigionero e passò, senza minimamente scoraggiarsi, due anni nel campo di Mauthausen. Rilasciato, tornò al fronte a dipingere.

Prendeva appunti velocissimi sul posto, in mezzo al deserto o sulla tolda di una nave con i pastelli e la macchina fotografica, e poi ne ricavava delle diapositive da proiettare sui muri del suo studio, per prepararsi alle grandi composizioni dei quadri a olio.
A guerra finita, visse la sua “penultima giovinezza”. Sposò una giovane attrice spagnola ed ebbe due bambini. Nella pace ritrovata dipinse uno splendido ciclo di ritratti della sua famiglia sulla spiaggia di Fregene, un mondo di felicità e di luce, di scialli e ombrellini, onde e sedie a sdraio come un Klimt mediterraneo. G. A. Sartorio, Bimbo sulla spiaggia di Fregene.

La mostra si chiude con uno dei suoi ultimi quadri: un enorme acquario scintillante di verde in cui i bambini nuotano felici in mezzo ai pesci e a ghirlande di fiori.
Con il giornale pieno di scandali sotto al braccio, il contatto con questo italiano di un secolo fa, con la sua vitalità e le sue visioni coraggiose e ottimiste mi ha fatto un gran bene.

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