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risali negli anni

15 Gennaio 2006

ll piccolo collega dell’Isola di Topazia

Che fossimo colleghi – scriviamo entrambi – l’ho scoperto solo in un secondo momento. La cosa che invece mi ha colpito subito è stata la passione per le parole e per le immagini, o meglio per le parole come oggetti che si possono disegnare e quindi guardare.

Il primo libro di Geronimo Stilton che ho avuto tra le mani non l’ho letto e neanche sfogliato dall’inizio alla fine, ma l’ho “esplorato” con gli occhi – un po’ come si legge sul web – alla ricerca delle parole “oggetti”: la parola “scala” con una lettera per ogni gradino, la parola “pronto soccorso” con la croce rossa dentro le O, la parola “guancia” con la A finale tonda come una guanciotta di neonato, la parola “gelida” con tutti i ghiaccioloni che sembrano sciogliere le lettere.
entra nel sito di Geronimo StiltonIl piccolo lettore e io abbiamo quindi cominciato prima a scoprire, poi a disegnare noi stessi le “parole stiltoniane”, cioè parole-oggetti inventate da noi. Ci abbiamo passato qualche pomeriggio durante le vacanze di Natale, imparando entrambi un sacco di cose.

Geronimo Stilton, piccolo topo direttore dell’Eco del Roditore, il principale quotidiano dell’Isola di Topazia, di parole se ne intende e ti insegna – senza averne l’aria – a farci su dei giochi infiniti.

Mi sono sorpresa a giocare anche in momenti serissimi, quando cerchi un’idea o devi lavorare con parole quotidiane e semplicissime. Scrivo le parole e penso a Stilton, mi lascio andare col pennarello. Qualche volta la mano precede la testa, e allora la cometa dei re magi troneggia sulle lettere come una bella fanciulla con grandi capelli biondi e luminosi, una grande scia d’oro… “cometa”, dice il mio Zingarelli 2006 nuovo di zecca, “dal greco kometes ‘chiomato’ da kome ‘chioma’”.

Non conosco gli autori di quel vero fenomeno editoriale che sono i libri di Geronimo Stilton e della sua banda di amici topi, ma hanno creato un mondo di parole, di personaggi, di disegni e di luoghi capaci di tirarti dentro le avventure più inverosimili e i dialoghi più improbabili.
Piccoli libri in cui nei racconti della quotidianità dei topi ci sono anche la mitologia, la geografia, le fiabe, la mineralogia, l’ecologia e tante altre cose.

Ai bambini si chiede molto, per esempio di cimentarsi con parole difficili, che in famiglia, all’asilo o in televisione non ascolteranno mai. Eppure il topo scrittore riesce a farsi capire: perché la parola difficile pone una piccola sfida cui non ci si può sottrarre, oppure perché è stiltonianamente così disegnata e colorata che il suo significato appare evidente alla fantasia dei più piccoli, o ancora perché fa parte di un ritornello così musicale e ritmato che ripeterlo infinite volte ad alta voce diventa un piacere rassicurante e quotidiano.

“Ho giocato troppo, sono esausto!”. “Che succede? Per la strada non c’è un’anima.” “Piove letteralmente a dirotto.” “E’ d’oro e prezioso come un filone aurifero.” “Disegno l’archivio di una casa editrice!”

Non credevo alle mie orecchie, ma chi è che parla così? Un bambino di cinque anni, che ha appena parlato con Stilton.

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6 risposte a “ll piccolo collega dell’Isola di Topazia”

  1. Già, è un vero peccato che crescendo si tenda a perdere il contatto fisico, corporeo con le lettere e le parole. E del resto, la tecnologia digitale non fa che aumentare il nostro senso di astrazione (alienazione?).

  2. Ho letto con interesse il suo testo. Poiché si parla di “gioco” vorrei indicarle un testo fondamentale per capire il gioco. “Homo ludens” di Johan Huizinga, Ed.Einaudi, con un saggio introduttivo di Umberto Eco.
    Lì può trovare una definizione della parola “gioco”. Nel capitolo II – La nozione del gioco nella lingua, si dice: (…) gioco è un’azione, o un’occupazione volontaria, compiuta entro certi limiti definiti di tempo e di spazio, secondo una regola volontariamente assunta, e che tuttavia impegna in maniera assoluta, che ha un fine in se stessa; accompagnata da un senso di tensione e di gioia, e dalla coscienza di “essere diversi” dalla “vita ordinaria”.
    Ecco, le piace?
    Io aggiungerei che il modo migliore di imparare qualcosa è giocare con essa. Nel mio lavoro di insegnante elementare ho fatto giocare moltissimo i miei alunni con le “materie di studio”, con ottimi risultati.
    A presto.

  3. C’è di più: hai provato a leggere le storie di Stilton a voce alta? Quelle “parole disegnate” (vera trovata G-E-N-I-A-L-E), risvegliano l’attore che c’è in ognuno di noi, anche se sopito da anni o da sempre; i libri di Geronimo stilton hanno certo non so che di teatrale… mai ho letto un libro a mio figlio con tanto colore nella voce, e partecipazione, e gestualità, e senza averne l’intenzione, oltretutto: le pause, i toni, gli accenti sono lì, sulla pagina, basta leggerli, lasciandosi trasportare proprio da queste fantastiche parole disegnate e colorate. 🙂 Amo anch’io questo tipo, anzi, questo topo, che si chiama Stilton, Geronimo Stilton, e che a ben vedere non è per nulla originale nei contenuti (che scopiazza con disinvoltura a destra e a manca, saccheggiando la letteratura di ogni epoca e latitudine) ma irresistibile davvero nella forma e impareggiabile per ironia e ritmo. Condivido l’entusiamo! (non si era forse capito?) :)))

  4. anche io sono attratta da questi libri, dalla loro veste grafica….credo debba essere davvero facile carpire l’attenzione dei piccoli ascoltatori, leggendoli con passione…:)

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