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risali negli anni

21 Settembre 2004

La lettrice

La lettrice prende tutti i giorni la metropolitana per andare al lavoro. Un tragitto breve, che le piace, perché per una mezz’oretta osserva un po’ di mondo prima di sedersi a scrivere davanti a un pc.
Ha sempre un libro nello zaino, possibilmente piccolo e non troppo prezioso, perché ci fa rapidamente le orecchiette quando deve scendere di corsa. Ieri ha creduto per un attimo di avere le allucinazioni, perché alla fermata piena di turisti che cercano la strada per i musei sotto la grande cupola ha visto un banchetto pieno di libri.

Piccoli, leggeri, con una bellissima copertina, di carta ricliclata. Sono i libri da metropolitana – pensa – quelli che ho sempre sognato di avere. Pochi grammi di carta per intrattenermi anche in piedi in mezzo alla folla. 12 titoli diversi, formato cartolina, da prendere liberamente. 12 copertine parlanti in cerca del lettore ideale: autore, titolo, genere (“racconto pulp”, “storia di fine amore”, “racconto noir”, “racconto del ricordo”, “poesia”), durata del viaggio (“1 racconto da 6/7 fermate”, “10 poesie, una per fermata”, “buona lettura per ogni fermata”).

E’ il juke-box letterario, spiegano le istruzioni per l’uso. Scegli il tuo libro-canzone e fai partire la musica.

La lettrice sente il soffio di vento del treno che arriva, afferra tutti i libri e li mette nel suo zaino.
Nel mondo sotterraneo ricorda che una giovane filosofa, vissuta in anni difficili, amava ripetere “Quando il mondo diventa troppo buio, apri un libro e riapri il tuo mondo”.

E allora infila la mano nella tasca dello zaino e sceglie il suo micromondo per i prossimi venti minuti: …c’era nell’aria un profumo… di Giovanna Adinolfi, racconto da 9 fermate. E allora svaniscono i poster, le pance, i piercing, le punte appuntite di mille scarpe, e sale un profumo di stanze chiuse, di sentimenti trattenuti, di pudori dimenticati.

Per venti minuti il mondo è un appartamento borghese pieno di libri, dove un professore incupito sogna una donna che rimpiange da anni e che da anni vive solo nel suo ricordo. Ma è la parola scritta a riportarla in vita, sotto forma di una lettera, a pagina 12: “Caro professore, domenica prossima vengo a Milano, a sentire la Messa grande in Duomo. Vieni anche tu. In fin dei conti hai passato gli ottanta, non ti sembra il momento di riconciliarti con Dio? Maria”.
Prossima fermata: San Giovanni, uscita lato destro.

La lettrice si congeda da Ambrogio e Maria, scende di corsa, monta sulla scala mobile e pensa che forse anche nel mondo reale una lettera può fare un piccolo miracolo.
Per ricordarsene, una volta a casa, stende un filo tra una maniglia e una sedia e ci appende i piccoli mondi di carta leggera.

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14 risposte a “La lettrice”

  1. non ho mai preso la metropolitana. nella mia città di provincia non c’era. poi l’ho presa tutta insieme, un giorno, il mio primo giorno in giappone. il tuo post me l’ha riportata in mente. io e mio marito eravamo gli unici “extracomunitari”, unici bianchi in mezzo agli asiatici. la metà di loro dormiva (riuscendo a svegliarsi magicamente alla fermata giusta), l’altra metà leggeva. libri piccoli, minuscoli, con la copertina coperta di carta per non far sapere al vicino quello che si stava leggendo (molto riservati, i giapponesi). le librerie sono piene, strapiene di questi libretti, il cui contenuto va dai grandi classici ai romanzi erotici, un pò di tutto. ne ho comprati due, solo per ricordo, dato che sono tutti in giapponese…la chiamavo “la cultura della metropolitana”. era l’anno 1995.
    saluti, sei sempre bravissima
    rosella

  2. Bell’iniziativa, per chi come me adora leggere. Però la solitudine della metropolitana londinese e di quella romana mi hanno sempre lasciato un retrogusto di inquietudine: tutte queste persone così vicine fisicamente e così lontane con la mente, ognuna persa nel proprio libro o giornale. In una metropolitana di una grande città è probabilmente irrealizzabile, ma preferisco il bus della città provinciale in cui vivo, dove ancora la gente si parla, commenta i fatti del giorno e si racconta i guai di salute.Un saluto affettuoso
    Antonio Roccabianca

  3. A Milano esistono già da un anno mi pare, forse anche un po’ di più: il problema è che si vedono per alcune ore e poi l’espositore resta vuoto per mesi… o magari sono io che becco sempre gli orari del dopo-passagio-lettori-voraci… mi piace anche leggere i vari quotidiani versione fast (prevalentemente i lanci d’agenzia) che sono in distribuzione gratuita in tutte le stazioni: la percentuale di notizie del cavolo che altrimenti ti perderesti è di tutto rispetto. Però confesso che spesso mi capita di viaggiare come se fossi in visita a uno zoo safari e se non sono troppo stanca o esasperata – per dire, l’estate in metro mi fa sempre chiedere come facciano le fabbriche di deodoranti a non avere ancora dichiarato fallimento – la sana osservazione etnoantropologica per me rimane ancora la cosa più interessante da fare in metropolitana (noi primitivi, alla Remotti….)

    Chubby Huggs

  4. Finalmente ho trovato qualcosa di buono in questi blog. La maggioranza di quelli che ho visitato non dicono niente o poco piu’. Tu da quanto ho capito sei forse giornalista o qualcosa di simile.D’altronde si capisce bene da come scrivi. Trasmetti emozioni, e col tuo modo di scrivere riesci a dare una immagine immediata dei momenti e delle situazioni.
    Antonio Boldrini

  5. Non dicono niente o poco piu’ per te, Antonio. Ma chi scrive un blog, secondo me, lo deve fare prima di tutto per se stesso.

    Scusate per il commento OT.

  6. Sì, a Milano esistono da un pezzo – è vero che i distributori alla metro si svuotano subito, ma basta prendersi la briga di andare a un Punto Informagiovani, tipo quello vicino alla Statale…

  7. l’idea in sé è carina, personalmente (naturalmente!) rifuggo da cose del genere, preferisco trovarmi le cose da leggere in libreria, pescare qualcosa al supermercato (dopo la pasta, ma prima della frutta)
    o (disperato!) pescare qualcosa nella mia libreria che ho dimenticato di aver letto
    ma (talvolta) in treno mi distraggo a osservare la gente o a sentire le chiacchiere…

  8. io vivo di immagini, anzi vivo prima di pensieri e poi di immagini quindi avrei sicuramente fotografato la tua espressione, assorta, mentre leggevi. ma così come l’immagine che hai allegato mi restituisce l’idea del tuo viaggio, le parole che hai scritto formano una “immagine latente” nei miei pensieri.

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