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risali negli anni

10 settembre 2004

Paroline dolci

Che l’email avesse portato una bella ventata di informalità in azienda e nelle relazioni di lavoro lo sapevamo da tempo. Che in fondo ci piacesse un sacco e ci rendesse molte cose più semplici lo sapevamo pure.

Io ormai non mi preoccupo più di sapere se un collega che non conosco sia dottore, ingegnere o signore. Mi basta conoscere il suo nome di battesimo e presentarmi col mio, con la cortesia e il rispetto dovuto a chi non si conosce.

Solo che ultimamente gli “abbracci”, i “baci”, i “bacetti” in tutte le possibili versioni si sprecano nelle formule di saluto delle email, e non solo tra colleghi che si conoscono bene e tra i quali c’è anche un rapporto amicale, ma sempre più spesso tra quasi perfetti sconosciuti. Ci scambiamo abbracci e baci e magari non ci siamo mai visti in faccia.

Ora noto che baci, bacetti e bacioni dilagano anche nelle conversazioni telefoniche di lavoro… oddìo, ma siamo davvero tutti così assetati di affetto da riempire ogni canale di comunicazione di paroline dolci?

 

5 risposte a “Paroline dolci”

  1. Si, è vero, l’ho notato anche nella mia azienda, ma Luisa che è una brava ragazza ne vede solo il lato esageratamente buonista. Il problema è che dietro questo melenso abbracciarsi c’è:” hanno promosso quella perché è…”, “sempre il solito incapace”, “bravi schiavi…”, “alla prima che mi fai, ti licenzio e te vai”….questo è il vero problema, il mondo del lavoro diventa sempre più duro, più feddo, più cinico, soprattutto nei livelli più alti e sempre più tende a presentarsi come un mondo dove tutti sono carini, gentili, e senza coltelli nascosti.

  2. Non so se sia giusto circoscrivere il fenomeno al solo mondo del lavoro, dove è chiaro che un certo in-formalismo ipocrita fa parte delle regole, tacitamente accettate o quantomeno riconosciute, del gioco, il che ne smussa il potenziale pericoloso.

    A me invece sembra che il fenomeno sia non solo vistosamente dilagante in tutti contesti, ma addirittura agghiacciante: non siamo solo assetati di affetto (perlomeno io ho l’onestà di riconoscerlo, anche se poi credo, altrettanto onestamente, di non vampirizzare il prossimo per saziare tale sete), ma anche di semplice attenzione, di semplice riconoscimento – niente di trascendentale, semplicemente: mi vedi, mi parli, MI ASCOLTI dunque esisto.
    Il che, detto per inciso, mi pare anche un bel passo indietro sulla via dell’evoluzione umana.
    Sempre più spesso, per dire, mi capita di chiedere “come va?” e di ricevere sfoghi più o meno torrenziali ma quasi mai la reciprocità, ovvero di sentirmi rivolgere la medesima domanda ne’ tanto meno di trovare la disponibilità all’ascolto. E non solo fra colleghi, ma anche fra vicini di casa, conoscenti, sedicenti “amici” e così via.

    E cosa dire di tutte quelle persone che si sentono in obbligo di salutarti abbracciandoti e baciandoti per davvero, ma col filtro, cioè depositano il loro bacio così mondano (come diceva Nanni Moretti? faccio cose, incontro gente…) sulla tua aura incorporea alla rassicurante distanza di dieci centimetri dalla tua pelle? (paura dell’aids, dell’alitosi, dell’allergia ai deodoranti, della rogna, delle pulci?… se avete teorie al proposito mi piacerebbe conoscerle).

    Ora, a me piace baciare e abbracciare le persone alle quali voglio bene e credo anche che un po’ più di gentilezza e disponibilità verso gli altri sarebbe un’ottima cosa – non per niente ho scelto come mio alter ego Chubby Huggs, il pacioso gatto “abbraccione” di Get fuzzy – però credo anche che i gesti e le parole abbiano un significato preciso e che quando lo dimentichiamo e non ne abbiamo il doveroso rispetto ci esponiamo al rischio di parecchi guai.
    Insomma mi pare che gran parte delle comunicazioni interpersonali che vedo attorno a me siano ambigue e imprecise e ben pochi siano ormai quelli che hanno una corretta conoscenza lessicale nel campo dei sentimenti e delle emozioni, e tutto il resto ne consegue. Mi fermo qui perché sono stata fin troppo noiosa: scusate lo sfogo e un buon fine settimana a tutti

    Chubby

  3. Concordo con la tua analisi. Del resto la stessa parola “amore” (forse a causa dell’abuso di “love”) ha perso molto del suo significato. Ciao, Arnaldo

  4. Vero, nell’azienda dove lavoravo fino a ieri, era d’obbligo scambiarsi baci e affettuosità fra tutti, perfetti sconosciuti fino a poco prima.
    Un altro poco e col mio capo(sottolineo:uomo, ed etero) iniziavamo a baciarci sulla bocca, alla maniera sovietica.
    Fra l’altro, tutto ciò in un ambiente assolutamente competitivo…questo mi riporta alla mente l’atavico nesso fra sesso e aggressività.

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