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risali negli anni

24 Maggio 2004

L’economia dei colori

I colori sono capaci di evocare sensazioni, percezioni, qualche volta interi mondi. Kandinsky lo sapeva bene:

 

In generale, il colore è un mezzo che consente di esercitare un influsso diretto sull’anima.
“Il colore è il tasto, l’occhio il martelletto, l’anima è il pianoforte dalle molte corde.
L’artista è la mano che, toccando questo o quel tasto, mette opportunamente in vibrazione l’anima umana.
È chiaro pertanto che l’armonia dei colori deve fondarsi solo sul principio della giusta stimolazione dell’anima umana .”

(W. Kandinsky, Dello spirituale nell’arte)

Nei nostri tempi così poco spirituali, il colore può persino diventare una scorciatoia.
Ne parla, con la solita arguzia, Gianluigi Beccaria nella sua rubrica Parole in corso sulla Stampa:

L’economia, la scorciatura, indirizza oggi più che mai il corso della lingua. Sono sfruttati al massimo prefissoidi e suffissoidi per capacità sintetiche e brachilogiche. Una delle abitudini odierne è per esempio quella di usare nomi di colori cui si dà un significato predefinito, il che evita, nelle lingue moderne, circonlocuzioni e spiegazioni prolisse: abbiamo il “numero verde”, che si chiama senza pagare la telefonata, “i verdi” del sole che ride, avevamo la “lira verde”, che era il valore attribuito alla lira negli scambi di prodotti agricoli fra paesi Cee, e c’è la “benzina verde”; fortunato il “bianco” (“sciopero bianco”), il “rosa” (“la pista rosa”, per dire “femminile”, “che coinvolge una donna”), l'”azzurro” (“il telefono azzurro”), il “blu” (“le tute blu”, “i caschi blu”).
Etichette che badano al risparmio. Sono i giornali in particolare ad averne favorito la diffusione, i giornali maestri di sintesi, che fanno economia di spazio, che propongono composti anziché perifrasi, e sigle, e titoli secchi (dove per esempio isolano seccamente un sostantivo seguito in genere dai due punti, “Israele: emergenza terrorismo”, oppure aprono con un “Niente” in funzione di aggettivo, “Niente cedimenti sui diritti umani”, e via seguitando).
Il ricorso ai colori: sui giornali grande diffusione di “verde” (“Piatti verdi per battere il cancro”, nel senso di “ricchi di frutta e vegetali”), di “nero” o “giallo” (“Per la Borsa un mercoledì nero”, “L’episodio ora si tinge di giallo”).
Nel segno dell’abbreviatura noto anche la fortuna odierna di “oro”, per indicare “ingente, elevatissimo”: “stipendi d’oro”, o “uomini d’oro” perché hanno compiuto grossi colpi ladreschi; e nel senso di “dai costi elevatissimi, dai costi gonfiati”, ecco “lo scandalo delle lenzuola d’oro”, o delle “arance d’oro”, riferito ad associazioni siciliane produttrici di agrumi quando percepirono aiuti dalla Cee illegittimamente, e poi i “farmaci d’oro”, i “rifiuti d’oro”, gli “scandali delle carceri d’oro”, ecc.
La fretta va comunque a braccetto con l’efficacia espressiva.
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da: Tuttolibri, La Stampa, 22 maggio 2004

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Una replica a “L’economia dei colori”

  1. Non so come la pensi lei ma…. tralasciando il fatto che sono una lettrice quotidiana della Stampa perchè mi sembra che vi scrivino persone dotate di una certa capacità letteraria e con una conoscenza della lingua italiana molto alta; penso che non dovremo permettere un tale abbrutimento della nostra lingua. L’italiano è sicuramente una delle lingue più complete e ricche di vocabolario ….. mi sembra assurdo lasciar ricoprire tale ricchezza di polvere e ragnatele.

    …………… E’ un vero peccato che nessuno provi più ad insegnare a leggere …. a raccontare …. ma di questo non ne voglio parlare perchè rischio di essere banale e retorica.
    bello, molto bello e utile questo post

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