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risali negli anni

22 Febbraio 2004

Tutto il mondo (della comunicazione aziendale) è paese

Una volta al mese mi arriva per e-mail la preziosa newsletter Grapevine di Ragan Communications, società di consulenza e formazione sulla comunicazione con base a Chicago. Grapevine riunisce tutti gli articoli gratuiti del mese, di solito molto interessanti.

Uno dei motivi per cui la leggo è che mi consola, facendomi capire che i mille problemi di una comunicatrice romana non sono affatto solo suoi, ma che li condivide – tali e quali – con tanti altri colleghi, anche in quei paesi dove la professione è più solida e affermata, quali USA e Canada.

Il numero di febbraio era un concentrato di questi problemi e scorrerlo mi è stato di conforto.
Sì, perché i problemi erano, nell’ordine:
1. ci hanno tagliato i budget: come facciamo a ottenere la formazione che ci serve?
2. tutti ripetono che la comunicazione è una “funzione strategica”, ma perché allora al famoso tavolo delle strategie noi non ci siamo mai?
3. la “hybris manageriale” impazza in tutto il mondo: siccome tutti hanno imparato a scrivere, tutti pensano di poterti dare delle lezioni; come si fa se a volerti insegnare a scrivere è l’amministratore delegato in persona?

Risposte dei saggi di Ragan Communications:
1. I nostri colleghi americani, di fronte ai tagli (soprattutto per le spese di trasferta) in formazione, si stanno arrangiando per trovare modi più creativi ed economici per imparare: si muovono meno, privilegiando teleseminar e webinar (il 60% di loro ne ha seguito uno nel 2003); si organizzano tra loro, riunendosi mensilmente per raccontarsi letture ed esperienze, oppure per commentare i lavori della concorrenza; invitano giornalisti dei giornali locali per una chiacchierata; hanno ripreso in mano i libri e si sono rimessi a studiare con santa pazienza.
2. Freghiamocene di sedere al tavolo dei decisori. Non fa per noi comunicatori, mediatori per eccellenza, abituati all’ascolto dei colleghi, più simili – soprattutto in una grande azienda – a uno psicologo o a uno sciamano. Pensiamo piuttosto a:
– individuare i veri e autorevoli leader in azienda e a stabilire buoni rapporti con loro
– fare un superbo lavoro tattico, creando grandi pubblicazioni, cliccatissimi siti internet e intranet, interessanti newsletter, insomma tutte quelle cose per cui non bisogna chiedere tutti i momenti all’amministratore delegato, ma che creano una cultura positiva e che poi non si possono cancellare tanto facilmente
– fare in modo che la comunicazione sia chiara, tempestiva, onesta
– ascoltare quelle voci che il vertice aziendale non ascolterà mai
– fare della buona formazione di marketing (per l’azienda, ma anche per noi stessi e per il nostro lavoro).
3. esporre pacatamente le proprie ragioni e, qualche volta, cedere. Ma non cedere sempre, altrimenti si rischia l’atrofia cerebrale e la salute mentale.


 

 

 

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