5 consigli per 40 caratteri

7 mag

Il Nielsen Norman Group (dove Nielsen sta per il famoso Jakob) ha pubblicato un paio di giorni fa un articolo con 5 consigli per scrivere oggetti efficaci per le email, oggetti che facciano subito capire se il messaggio interessa o meno. Senza un oggetto chiaro e informativo, molte email rischiano di finire direttamente nel cestino. Con un oggetto chiaro e informativo la via del cestino è almeno frutto di una decisione consapevole. Mentre leggevo, sbirciavo la mia casella email per vedere quanti e quali oggetti seguivano i cinque consigli.

1. Includere contenuto nell’oggetto
Non farsi tentare dall’idea che un oggetto generico porti comunque ad aprire l’email. Per mantenere una buona relazione, meglio lasciar decidere al destinatario che lasciarlo indispettito e deluso perché il contenuto non gli interessa.

comunicazione – Notiziario 2-2013
chi? cosa? mistero!

Newsletter Tv2000 – Newsletter Tv2000 numero 164
a cosa mi servirà mail il numero? non siamo in biblioteca

Corriere della Sera – Scegli la tua Europa
quale Europa? più che una notizia, un tema

Jakob Nielsen – Alertbox: Better Email Subject Lines,  Responsive Design & UX
l’oggetto che annuncia l’articolo in questione; informativo, non c’è che dire

Timbuktu – FREE APP: Timbuktu Pasta!
informativo e conciso, ci sta bene perfino il famigerato “tutto maiuscolo”

Amazon.it – I cento libri da leggere nella vita
c’è tutto, forse ci potevano mettere persino il numero in cifre: 100

Notiziario Zanichelli – Word of the Day: bank
se la parole mi interessa apro, sennò cestino; decisione informata

ufficio stampa zanichelli – i talent show secondo il Dizionario del Pop-Rock 2014
mi piace il tutto minuscolo: così risalta il titolo del libro

2. Mettere le cose più importanti all’inizio e comunque entro 40 caratteri
I piccoli schermi tagliano i nostri oggetti e inoltre altre ricerche di Nielsen mostrano che nell’affollamento della casella email tendiamo comunque a leggere solo le prime parole.

IBS.it – 5 libri per te con i libri di sei grandi editori!
I numeri staccano sul testo e si vedono subito: conciso e completo, gioca bene anche con i due numeri. Quello più importante in cifre, l’altro in lettere.

Il Segnalibro di Bookrepublic – Tutti (TUTTI) i classici Garzanti a 0.99 euro. E le altre promozioni
Ci sta anche la studiata ridondanza e persino il tutto maiuscolo.

3. Non ripetere informazioni che sono già nel mittente
Questo invece, per qualche ragione, lo fanno in tantissimi, anche gli scafati come Amazon. Forse perché gli oggetti sono molto brevi e la ripetizione non esclude comunque altre informazioni.

Amazon.it – Amazon.it consiglia “Memorie di un vecchio giardiniere (Raggi)” e altro ancora
Cosa sia, o siano, Raggi rimane un mistero… e come lo esaltano le parentesi!

Trony – Da Trony Una Pasqua Di Sconti
Quante, troppe, maiuscole confondono anche in un oggetto così breve. L’occhio sulle montagne russe.

4. Non inserire il nome del destinatario nell’oggetto
Secondo gli esperti di usabilità, l’utente è sempre più accorto e di questi trucchetti non ne può più. Se comunque si decide di mettere il nome, i consigli sono: solo il nome di battesimo, solo l’iniziale maiuscola, non cominciare l’oggetto col nome perché il destinatario lo deve “scavalcare” alla ricerca della notizia. Nella mia casella di Luisa e LUISA ne ho contate moltissime, eccone alcune:

IKEA FAMILY Newsletter – Ciao LUISA, in IKEA sta arrivando il SOTTOCOSTO!
Quante maiuscole, ma poteva Luisa essere da meno di Ikea?

Lufthansa – Solo per lei: il suo buono da 20, Signora Carrada
Molto cerimoniosi, ‘sti tedeschi.

Campagna Riparte il futuro – Luisa qual è il tuo sogno?
Teaser ma non mi intriga.

5. Attenzione ai simboli e ai caratteri speciali
Non ci avevo proprio mai fatto caso, ma un piccolo sole nella mia casella c’era. Lo fanno per attirare l’attenzione, pare, ma evidentemente non la mia. Nielsen Norman sconsiglia simboli e caratteri speciali, soprattutto all’inizio del messaggio. Meglio in mezzo, suggerisce, per esempio con una stellina di separazione, ma la raccomandazione è di non sacrificare battute utili a informare per inserire un piccolo effetto speciale.

Giordano Shop - ☼ Ecco le Offerta di questa Settimana ☼
Due soli non sono bastati a illuminare l’offerta della settimana.

Terzani Day

7 mag

Oggi su Amazon l’Offerta Lampo Kindle è su tre libri bellissimi di Tiziano Terzani: L’ultimo giro di giostra, La fine è il mio inizio e Un indovino mi disse. Anche se li avete già su carta, costano talmente poco che vale la pena prenderli per portarli sempre con sé.

Su Tiziano Terzani leggi anche:

Terzani: dopo le parole, le foto
L’India di Terzani, e di tutti
Le parole di Tiziano 1
Le parole di Tiziano 2
Giri di parole, giri di giostra
Ciao Tiziano

Guido & Wendy

6 mag

Conoscevo l’uno e l’altra, ma le Segnalazioni di Claudia Neri sul blog dell’ADCI mi hanno portato dritta ai loro siti.
Sono un illustratore italiano, Guido Scarabottolo, e una illustratrice e drawn journalist californiana, Wendy Macnaughton.

Di prima mattina, rifacciamoci gli occhi.


www.scarabottolo.com

www.wendymacnaughton.com

Frida Kahlo, una domenica di maggio

5 mag

Frida Kahlo, Autoritratto con collana di spine e colibrì, 1940

Sono un’inguaribile snob, che guarda dall’alto in basso le mostre molto popolari per recitare poi regolarmente il mea culpa. L’ho recitato anche ieri uscendo dalla mostra di Frida Kahlo alle Scuderie del Quirinale.
Conoscevo appena la pittrice messicana dal destino crudele, la passione inguaribile per la vita, le mille passioni amorose, le grandi sopracciglia, i vestiti e le acconciature eccentriche con cui negli anni trenta se ne andava in giro per le avenue di New York. Ma sono stata felice di avere approfondito la sua conoscenza.

Era nata nel 1907 e se dichiarava tre anni di meno non era per vanità e debolezza femminile, ma perché amava dichiarare di essere nata con la rivoluzione che dal 1910 al 1917 coinvolse il suo paese. Della rivoluzione sposò persino il principale cantore, l’artista Diego Rivera, che riempiva i muri di Città del Messico di enormi pitture perché tutti potessero capire e far propri i valori rivoluzionari.

I quadri di Frieda, invece, sono in gran parte piuttosto piccoli e solo nei ritratti arriva a dimensioni appena un po’ più grandi. Del resto aveva cominciato a dipingere distesa sul letto, con uno specchio attaccato al baldacchino che rifletteva il suo volto, eterno oggetto di studio per tutta la vita. Una vita breve, di soli quarantasette anni, segnata da una malattia congenita e da un terribile incidente in tram che frammentò tante delle sue ossa e la costrinse prima all’immobilità, poi a portare un busto rigido sotto l’ampiezza e le mille pieghe dei suoi abiti colorati.

È commovente guardare il suo busto – sul quale dipinse la falce e martello e il bambino che non riuscì ad avere: l’effetto di tanti limiti e di tanta costrizione è stato un’esuberanza di emozioni e di vita, un esplodere continuo di amori e passioni.

Frida Kahlo, Autoritratto con scimmie, 1943

Eccentrica nella vita, ed eccentrica nell’arte, Frida. Impossibile collocarla all’interno dei tanti movimenti di avanguardia che attraversarono la prima metà del novecento. Ci provarono i surrealisti, ma a Breton lei puntualizzò che quel che dipingeva non era affatto il suo inconscio, ma la sua vita. Quella vera, quella di tutti i giorni. Anche se i suoi allievi all’accademia di belle arti la circondano come tante scimmiette, anche se rappresenta come una natura morta seicentesca il suo tormentato rapporto con Diego. Un’arte simbolica, accesa, come quella popolare del suo Messico, ma non surreale.

E così, anche i suoi ritratti più arditi ci sembrano restituire la vera Frida: è uomo, donna, bambina, vecchia, immersa con le radici del suo corpo fin nelle zolle della terra, compagna degli animali, trionfante sul dolore con quegli occhi che ti fissano sempre, e sei sempre tu a doverli abbassare per prima.

Esci nella Roma splendente dei primi di maggio e vorresti averle rubato un fiore da mettere tra i capelli, uno di quegli strani fiocchi di velluto che le sormontavano il capo, o uno dei talismani che portava al collo. Ma no, la verità è che vorresti almeno un poco di quel coraggio, di quella fierezza, di quella voglia di esplorare tutto della vita.

Tanti auguri a teee!

5 mag

Le aziende fanno di tutto per avere la nostra data di nascita, e il compleanno è appunto una volta l’anno. Dovrebbero giocarsela bene. A parte quello che decidono di regalarti, le parole con cui preparano la confezione contano. In fondo, è un’email che ha più probabilità di altre di essere aperta.
Qualche giorno fa è toccato a me e ho scartato i regali con cura e curiosità.

Italo Treno salta gli auguri e presenta sbrigativamente i 250 punti Italo Più nel più burocratico dei modi e per di più per “un” compleanno, mica il mio! Coerentemente burocratici fino alla fine, con il “dettaglio della transazione di accumulo”. Sembra di sentire una voce sintetica.

Trenitalia gli auguri me li fa, e anche con le candeline. Semplice, chiaro, anche se l’armamentario iniziale con nome, cognome e codice di CartaFreccia fanno slittare in basso il buono sconto di 10 euro:

Infine, l’Hotel Berna di Milano. Ho aperto con particolare curiosità perché si tratta di un albergo dal servizio praticamente perfetto, che con le email ti coccola prima, durante e dopo il soggiorno. Ti fa persino scegliere due giorni prima cosa vuoi trovare in camera e ti ringrazia dopo. Non un albergo di lusso, ma un albergo attentissimo al cliente, un vero caso di studio. E infatti la foto mi strappa un sorriso. “Oh, gente normale!”, penso:

Molto più caldo, senza dubbio, e persino familiare con le sue piccole sfasature (nostri auguri, noi stessi, propri cari). Però, diciamolo, un po’ macchinoso con tutti ‘sti clic:

Mi ci è voluto un po’ per capire che il regalo è la ricetta, che devo scaricarla in pdf, che devo fare il dolce a casa mia, che devo fotografarlo, che devo mandare la foto per poi avere il buono di 20 euro. Che fatica, anzi “che sforzo!”, come scrivono gli amici del Berna.

“A caval donato non si guarda in bocca” direte voi, ma non ho proprio resistito. In ogni caso… grazie a tutti!

Guardo solo le figure

25 apr

Dopo il successo travolgente di Steal like an artist – inno al furto creativo –, Austin Kleon ci riprova con Show your work! – inno alla condivisione –.
Inno piuttosto generico a dire il vero (tra i consigli non manca – of course – “tell good stories”), anche se scritto con garbo e confezionato molto bene. Austin si definisce infatti “scrittore che disegna” e spesso disegna meglio di come scrive. Le cose più godibili del libretto quadrotto sono proprio le immagini disegnate a mano, che offrono ottimi spunti per realizzare delle belle slide personalizzate.

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Tra i consigli, ho apprezzato Read obituaries e Turn your flow into stock.
Per quanto riguarda i “coccodrilli”, è una cosa che faccio anch’io, senza darlo troppo a vedere. Quelli dell’Economist sono dei piccoli capolavori settimanali di scrittura, tutt’altro che tristi, perché celebrano vite ricche e interessanti, di persone più o meno famose, che hanno lasciato una traccia nel mondo.

Nel trasformare il flusso quotidiano di post e tweet in qualcosa di solido mi sono veramente riconosciuta: i miei libri sono nati esattamente così. Ecco il processo suggerito da Kleon, che è anche il mio:

Il tuo magazzino lo costruisci raccogliendo, organizzando ed espandendo i tuoi flussi informativi quotidiani. I social media in fondo non sono altro che taccuini pubblici, luoghi in cui pensi ad alta voce, lasci esprimere il pensiero di altri, e poi ci ripensi. Ma per trarne il massimo devi tornarci su più e più volte. Devi sfogliare i vecchi post per vedere cosa avevi pensato quel giorno. Se la condivisione diventa parte del tuo quotidiano, nel tempo vedrai emergere temi e tendenze. Nel flusso comincerai a scorgere degli schemi.

Una volta individuati gli schemi, puoi cominciare ad aggregarvi intorno le tue piccole scritture quotidiane, per trasformarle in qualcosa di più grande e più solido. Il flusso diventa un magazzino. Molte idee di questo libro sono nate come tweet, per diventare post del mio blog, e infine capitoli di questo libro. Le piccole cose, nel tempo, possono diventare anche molto grandi.

Thanks, William, una frase perfetta

23 apr

Sulla prima pagina di poynter.org Roy Peter Clark celebra oggi il 450° compleanno di William Shakespeare esaminando in un lungo post una sola frase, tratta dal Macbeth:

The Queen, my Lord, is Dead.

annuncia un messaggero a Macbeth. Una frase che, in sole sei parole, può insegnarci tantissimo. Ecco la piccola grande lezione.

Shakespeare, scrive il più famoso docente di scrittura degli Stati Uniti, avrebbe potuto scriverla anche in altri modi:

The Queen is dead, my lord.
My lord, the Queen is dead.

Invece ha scritto la frase perfetta, che:

  • annuncia un fatto enorme, la morte di una regina, in modo grandioso perché essenziale
  • ha una chiara struttura tripartita – inizio, centro e fine – benedette siano le virgole!
  • inizia con il soggetto, l’elemento più importante
  • mette al centro l’elemento meno importante
  • introduce un nanosecondo di suspense con l’esitazione-inciso al centro
  • scrive la cosa più importante alla fine, il punto di massima enfasi.

Di qui l’invito a dedicare moltissima attenzione alla fine di quel microcosmo e cellula di tutti i testi che è la frase. Anche la più piccola.
I poeti sono avvantaggiati, scrive Clark, perché hanno tanti punti finali quanti sono i versi e tanto spazio per illuminare le ultime parole, ma anche lo scrittore di prosa dovrebbe rivedere i suoi testi facendo attenzione ai “punti luce”. Uno è l’inizio, ma l’altro è alla fine.

Anche noi scrittori digitali – aggiungo io – possiamo essere un po’ poeti. Liberi dalle costrizioni della carta, siamo sempre più attenti al valore illuminante dello spazio. Organizziamo il testo in capoversi spaziati, scriviamo tanti titoli, sottotitoli, titoletti, didascalie, o mettiamo i nostri testi brevi contro lo spazio di un’immagine in una slide o in un’app. Se ci accorgiamo che una parola chiave – in senso informativo o emozionale – è sepolta in mezzo al capoverso, proviamo a riportarla alla luce spostandola verso la fine.

Ora leggetevi il lungo post originale,The Shakespeare sentence that changed my writing – and can change yours – che si conclude con un audace accostamento tra due William – Shakespeare e Faulkner. Ecco cosa succede quando si analizzano i testi ai raggi X, il tema del nuovo libro che Clark sta scrivendo. Non vedo l’ora.

PS Da nessuno credo di aver imparato quanto da Roy Peter Clark. Elencarvi ora tutti i post in cui l’ho citato non posso, perché sono troppi, ma se vi va tirateli fuori con il box di ricerca in alto. Se non li avete letti (alcuni sono di molti anni fa), farete delle bellissime scoperte. Una sintesi del suo libro più bello è sul MdS: Gli attrezzi sono meglio delle regole.

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