Le piroette slideologiche di Nancy

28 feb

Quando oggi ho intercettato il nuovo libro di Nancy Duarte, mi sono precipitata su duarte.com, dove ho avuto la bella sorpresa di poterlo scaricare subito, e gratuitamente. Ma la vera sorpresa è stato il tema, tra i più attuali in tutte le organizzazioni: come creare presentazioni fatte non per essere di supporto a un oratore, ma per “girare” come documento autonomo?

Da almeno dieci anni persone come Nancy Duarte e Garr Reynolds ci invitano a non riempire le slide di testo, ci insegnano a creare slide rarefatte e visive, e ci diffidano dal realizzare presentazioni che non siano lo sfondo di una persona che parla. E proprio ora che ci hanno definitivamente convinti a non creare “slidumenti”, ecco il colpo di scena. Ok alle presentazioni documento, ma fatte come si deve. Anche la paladina del primato delle immagini e dei testi minimali si è arresa all’evidenza. In tutte le organizzazioni gli slidumenti impazzano più che mai. Tanto vale allora passare dagli slidumenti agli slidedocs.

Quando ho letto l’introduzione di Slidedocs ho pensato che a Nancy la piroetta è riuscita proprio bene, perché sciorina un bel po’ di buoni motivi per elaborare i documenti aziendali in powerpoint:

  • siamo sempre più abituali ai testi brevi e modulari e quale spazio migliore della slide che si vuole autonoma parte di un tutto (un’idea, una slide)?
  • il formato orizzontale è invitante e permette di organizzare il testo in colonne, che ne aiutano la leggibilità
  • l’unione tra testo e immagine è vincente su tutti i media, dai quotidiani a facebook, ma non tutti siamo grafici; tutti però sappiamo usare più o meno bene  powerpoint
  • la presentazione permette di focalizzarsi allo stesso tempo sulla singola idea/slide e sull’insieme, operazione più semplice in powerpoint che in word
  • dalla slide al tablet il passo è breve e trasformare la presentazione in un ebook da sfogliare on the go è semplicissimo.

Slideocs è uno slidedoc: in formato orizzontale, è stato realizzato proprio in powerpoint. Contiene parecchio testo, ma io ho letto le 165 pagine con attenzione e prendendo appunti in non più di due ore. Chi già conosce gli altri libri di Nancy Duarte vi troverà molti concetti già espressi in Slideology e Resonate – per me è stato un ottimo ripasso – ma anche molte cose nuove. Cose pratiche, fattibili da subito.

Per esempio non mi ero mai soffermata sul fatto che anche powerpoint ha le colonne – l’impaginazione consigliata per gli slidedoc. E mi sono piaciuti molto i consigli su come confezionare documenti con le note, una cosa che sapevo, ma non immaginavo che le note permettessero tanta flessibilità e tante soluzioni. Insomma, bello e molto utile. Da mettere a disposizione in ogni intranet aziendale.

Su Nancy Duarte e i suoi libri, su questo blog leggi anche:

Pensare e scrivere vivido
O visual strepitosi. O niente
Ballando ballando
A suon di immagini

 

Livraghi, un maestro

26 feb

Giancarlo Livraghi è stato uno dei padri della pubblicità italiana, una delle prime persone in Italia a interessarsi e a scrivere di web “dalla parte delle persone” e un grandissimo signore. Ho dialogato molte volte con lui per email: era semplice e di rara generosità, proprio come il suo sito, Gandalf.
Da sabato lui non c’è più, ma abbiamo i suoi articoli e i suoi bellissimi libri, primo tra tutti L’umanità dell’internet (sottotitolo: Le vie della rete sono infinite. Come usare la rete per arricchire le proprie esperienze e relazioni personali. Ed era il 2001!).
Ha fatto bene stamattina Massimo Mantellini a raccomandare di “salvare tutte queste cose e insegnarle nelle scuole”.

Su Giancarlo Livraghi su questo blog leggi anche:

Un pomeriggio diverso dal solito

Design quotidiano

21 feb

La Society of News Design ha appena premiato i quotidiani col miglior design a livello mondiale. Quelli “ridisegnati” da Mario Garcìa hanno fatto man bassa di premi e lui li analizza uno alla volta, un post per ciascuno. L’ultimo è dedicato al quotidiano tedesco Die Zeit, noto da sempre per la sua serietà e sobrietà, nonché per i testi lunghissimi.
Le immagini e il colore sono entrati prorompenti anche qui, ma in un modo che non stravolge, anzi asseconda il primato del testo. Alle infografiche luna park, i designer della Zeit contrappongono le loro cristalline soluzioni. La pagina con il manager sotto pressione mi sembra potentissima, ma sul blog di Mario Garcìa potete vedere altre bellissime pagine e leggere l’intervista all’art director Haika Hinze.

Less needs more

20 feb
Giacomo Balla, Danza serpentina, 1921.

Giacomo Balla, Danza serpentina, 1921.

A fine gennaio su Slate è apparso l’articolo Will we use commas in the future? Maybe è la laconica e pilatesca risposta del sottotitolo.
“I social media massacrano la lingua!”. “Macché, anzi ora scriviamo molto di più!”
Comunque la si pensi, è un fatto che le questioni linguistiche sembrano appassionare più che mai. Le testate online come Slate ne tirano fuori una almeno ogni due mesi: questa della virgola che sparisce o quella del punto altezzoso e scoraggiante. I libri su come si parla e si scrive sono un successo assicurato. La nostra Accademia della Crusca, mentre scrivo, ha raggiunto i 12.500 follower su Twitter.

A me questa cosa della virgola che sparisce fa un po’ ridere. Sì, perché mi sembra che più farsi leggere diventa difficile, più i testi diventano brevi, più gli strumenti di comunicazione si moltiplicano, più sono gli attrezzi e le competenze che ci servono.
Il testo breve – che sia un titolo o un tweet – ha un disperato bisogno di tutti i segni interpuntivi e non solo per la chiarezza, ma proprio per l’espressività e il respiro.

Un post su Facebook è soprattutto una bella didascalia, che vive della complementarità dell’immagine, che sia un video, una foto o un’illustrazione. E dove studiamo questo dialogo tra testo e immagine se non nella storia dell’arte o nel miglior design editoriale?

Quanto ai testi più lunghi, non è niente vero che non si leggono. Si leggono, eccome, se sono di qualità. Che non significa solo qualità del contenuto, ma anche dello stile. Si leggono, se la sintassi è così fluida e piacevole da condurci di periodo in periodo senza fatica. Se le parole sono precise ma sanno riecheggiarsi in un efficace gioco di rimandi. Se, insomma, si riesce a creare quella che mi piace chiamare “la staffetta tra le frasi”. Ognuna consegna qualcosa a quella seguente: una stessa parola, un concetto, una sospensione, una domanda, una curiosità, un ritmo, un suono. Sono soprattutto le figure retoriche a insegnarci come creare nei testi questi schemi riconoscibili ma sempre diversi. Cose antiche e attualissime, che troviamo anche nelle 140 battute di un tweet.

Quanto alla molteplicità degli strumenti di comunicazione – alcuni assolutamente informali – ci impone un’attenzione sempre maggiore ai “registri” comunicativi. È fondamentale saper passare dall’uno all’altro, a seconda del tema, dell’interlocutore, dello strumento, della situazione. Nel suo blog Terminologia Licia Corbolante ha scritto un interessantissimo post su come molti studenti si rivolgono a lei per chiedere “dritte” e consigli per la tesi: spesso nella maniera meno appropriata per ricevere un aiuto.

Less needs more è il mio nuovo motto, così come un po’ di sano ritorno al classici. “Rem tene, verba sequentur” mi ha soccorso di fronte al foglio bianco ieri mattina tanto da costringere il mio cliente a raccontarmi tutto ma proprio tutto, anche quello che pensava di non sapere. “Nulla dies sine linea” è il mantra di oggi: scrivere questo post mi ha ormai preparata alle tante pagine che mi aspettano di qui a stasera.

Email marketing cinque stelle

11 feb

Il suo ultimo libro, Email marketing in pratica, Alessandra Farabegoli me lo ha regalato. Arrivata alle ultime pagine, mi sono accorta che ha pure parlato bene di me. Sono cose che un po’ in imbarazzo mi mettono, ma non abbastanza da non farmi dire che il libro di Alessandra è un assoluto cinque stelle. Ci ho passato ormai quasi tutta la giornata e non so se essere più depressa per la mia ignoranza o più contenta di avere a disposizione un bel libro per colmarla. O più benevolmente invidiosa per il lavoro monumentale che l’autrice è riuscita a fare.

Il titolo è eloquente e sul sito di Alessandra potete scaricare l’indice completo, per cui vi elenco a caldo i motivi del mio entusiasmo:

  • È un libro completo. C’è tutto, ma proprio tutto. Dai motivi – dati alla mano – che rendono l’email marketing uno strumento vincente per informare, promuovere e vendere, a tutte le accortezze in materia di privacy. Dalla scelta della piattaforma all’importanza delle email transazionali (se non sapete cosa sono, il libro vi è ancora più indispensabile) alla definizione delle personas (non sappiamo neanche questo? brrrr!).
  • È un libro per tutti, dagli smanettoni ai più digiuni. Non dà nulla per scontato perché nei box vi spiega con parole semplici anche sigle come KPI e API, oppure la content curation e il crowdfunding, e persino cosa è un CMS.
  • È un libro aggiornato, attentissimo alle evoluzioni del mobile, che ci dice come realizzare newsletter che si leggono bene anche nel microschermo dello smartphone.
  • È un libro lungo e molto dettagliato, ma leggero e navigabile. Si legge d’un fiato, ma è organizzato per la consultazione, per ritrovare anche una minuta informazione al momento in cui ti servirà.
  • È un libro veramente ben scritto. Preciso nelle indicazioni ma con quel tono naturale e umano che Alessandra ci raccomanda di usare nelle newsletter. Insomma, predica bene ed è credibile perché razzola anche molto bene.
  • È un libro generoso, con una quantità di indicazioni ad altro, di link e soprattutto di esempi veramente rara di questi tempi che pur si vogliono all’insegna della condivisione e della socialità.
  • È un libro davvero pratico. Che non vuol dire la consueta listarella di tip, ma un sacco di spunti su come utilizzare la newsletter e su cosa scriverci, suddivisi per settori. Non tutti, ma i più importanti: hotel e turismo, associazioni di categoria, eventi, palestre e corsi, uffici stampa, siti e business legati a una passione come erboristerie e vivai, blogger.

Come abbia fatto a mettere insieme a tempo di record tanti esempi così diversi, a studiare cose complicate come la normativa sulla privacy e a restituircele in indicazioni limpide e ordinate resta un mistero. Ma lo ha fatto e noi possiamo esserne solo contenti.

Il coraggio di Afrodite K

11 feb

Non so se lei se ne ricorda, ma ho conosciuto Daniela Fregosi una decina di anni fa. Abbiamo condiviso la stanza durante un bel weekend organizzato da Managerzen in Umbria. Eravamo entrambe all’inizio della nostra personale avventura lavorativa. Io avevo appena lasciato l’azienda, lei era già freelance da un po’, ma stava lanciando il suo sito dedicato alla formazione esperenziale. Eravamo lì per confrontarci con altri professionisti come noi, per raccogliere idee e, almeno per quanto mi riguardava, anche il necessario coraggio.

In questi anni ho seguito Daniela solo a distanza, attraverso le newsletter che mi arrivavano, come accade con molte altre persone che incontri una volta e basta. La scorsa estate, però, tutto è cambiato perché nella vita di Daniela ha irrotto improvvisa la malattia. Succede nella vita di moltissime persone, ma se sei una lavoratrice o un lavoratore autonomo alla paura, al dolore e alle difficoltà della vita quotidiana si aggiunge un’amara scoperta: praticamente non hai alcun diritto. Alcun diritto a indennità mentre non lavori, alcun diritto alla gratuità delle cure garantita dall’art. 18 della Costituzione, alcun diritto alla sospensione dei pagamenti verso il fisco.

Quel che rende diversa l’esperienza di Daniela è che lei non si è rassegnata. Si è documentata a fondo, ha spulciato il sito dell’Inps, si è fatta sentire come ha potuto, ha aperto il blog Afrodite K in cui racconta giorno per giorno la sua esperienza, e ora sta raccogliendo le firme per una petizione da inviare alla Presidenza del Consiglio. Io ho appena firmato.

La maggior parte delle lettrici e dei lettori di questo blog sono lavoratori autonomi. Lo saranno per sempre moltissimi studenti e giovani che si affacciano ora nel mondo del lavoro. Forse non tutti lo sanno, ma siamo ormai la maggioranza: abbiamo superato i lavoratori dipendenti. Eppure abbiamo pochissimi diritti, spesso nemmeno li conosciamo. Daniela sta facendo un gran lavoro anche per noi. Il minimo che possiamo fare per lei è:

  1. visitare il suo blog Afrodite K e leggere i suoi post senza voltare la testa dall’altra parte
  2. firmare la petizione
  3. far conoscere blog e petizione attraverso i nostri contatti e canali social.

PS I diritti dei lavoratori autonomi riguardano tutti, anche i lavoratori dipendenti. Quindi leggete, firmate e diffondete anche voi!

Chatty, but correct

7 feb

“Soon we will need to have a stylebook with guidelines for how to use proper English even in informal communications, definitely not the standard English of another era, but one that preserves correctness while emphasizing the chatty and personal style that is such a part of how we communicate with each other today.”

Mario Garcìa, English Language and Newswriting Today

Sto recuperando la lettura degli ultimi post di The Mario Blog del bravissimo newspaper designer Mario Garcìa. “Naturali come il parlato, precise come lo scritto” definivo le nuove scritture in un post di qualche tempo fa. “Chatty and personal, but correct!” raccomanda questo signore di origini cubane che ha rivoluzionato e ora porta su tablet alcuni tra i più importanti giornali del mondo.

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