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Scrivere un libro: e perché mai?

25 gen

Una settimana fa Davide Pozzi aka Tagliaerbe ha posto su Facebook la seguente domanda:

Siccome praticamente tutti i professionisti del settore che conosco hanno scritto e pubblicato un libro sulla SEO e/o il web marketing, e siccome diverse case editrici han chiesto anche a me (!) di farlo (e io ho sempre risposto di no, non ho proprio la “forma mentis” per scrivere un libro intero), chiedo a tutti questi novelli autori:

1) Ma alla fine della fiera, a livello puramente economico, ci avete guadagnato qualcosa?
2) O lo avete fatto principalmente per “personal branding”?
3) Se volevate fare “soldi veri”, non era meglio la strada del cosiddetto “infoprodotto” (brr…), venduto direttamente senza intermediari?

Perché a me l’idea di metterci una vita per scrivere 200-300 pagine, e poi farci 4 euro in croce, non è che mi entusiasma troppo… a voi sì?

Gli hanno risposto in tantissimi, oltre 120 commenti che sono riuscita solo a scorrere. Già, perché si scrive un libro, che non costa solo tempo ma anche un gran fatica emotiva? Per il tuo personal branding, hanno affermato in molti. Per imparare, hanno detto altri.

Nella mia densissima settimana non ho scritto nulla, ma ogni tanto la domanda tornava, insieme al ricordo del tempo e dei sacrifici per portare a termine quattro libri. Quattro libri scritti in periodi molto diversi della mia vita, ma accomunati da almeno tre elementi.

Il personal branding non c’entra niente, almeno nella motivazione più profonda, anche se una volta scritti i libri mi hanno aiutata moltissimo per farmi conoscere e quindi per fare lavori belli e di soddisfazione.

Il primo elemento è che i miei libri a livello progettuale si sono fatti da soli, nel senso che li ho covati a lungo prima di scrivere una sola parola. Poi a un certo punto – puff! – come dal cilindro magico è uscito un indice bello e pronto. Articolato, ricco, preciso. E a quel punto, che fai? Non lo scrivi? Sei talmente entusiasta, e magari l’editore con te, che fortunatamente non pensi alla fatica e ai pianti che ti farai. L’incoscienza o l’amnesia preventiva sono provvidenziali, altrimenti nell’avventura scrittoria non ti ci imbarcheresti mai.

Il secondo elemento è legato al mio (pessimo e rigidissimo) carattere che vorrebbe sempre tutto sotto controllo. E quale migliore modo di fare il check-up a quello che sai se non costruire un’architettura rigorosa in cui ogni cosa ha il suo posto, dall’inizio alla fine? Non a caso, ho avuto quasi sempre l’ambizione di scrivere libri su un argomento ampio come la scrittura professionale e non un suo aspetto. La torta intera, non i pasticcini o le fettine. Quella torta, soprattutto per Lavoro, dunque scrivo! è lievitata anche grazie a lacrime, dubbi e momenti in cui ho disperato di arrivare fino in fondo. Alla fine di un capitolo, racconto pure come ci sono riuscita. Quel racconto funzionò da catarsi e mi diede nuovo slancio.

Il terzo è che ogni volta che ho scritto un libro ho studiato e imparato moltissimo, un vero salto quantico. Certo, puoi studiare lo stesso, se vuoi, ma studiare per raccontare con chiarezza a qualcun altro ti aguzza la vista e la mente in modo straordinario, per cui non solo apprendi più profondamente, ma connetti le idee, gli esempi, le indicazioni in una trama originale, che si disegna mentre scrivi. Vedere quel disegno che si compone, ti sorprende, e alla fine si tiene, credo sia una delle emozioni uniche che solo un libro può regalarti.

Ora che ci penso, ci sono per me altre due piccole spinte alla scrittura di un libro. Una è l’allenamento ai testi lunghi, al “fiato” che serve per tenere alto il ritmo per giorni o per mesi. Una cosa preziosa soprattutto oggi: è così facile gratificarsi con i testi brevi dei social! Gratificano anche me, ma so che non bastano e che se fai il mio mestiere devi saper correre anche la maratona. L’altra è il piacere che provo io quando scopro un libro che mi emoziona, mi arricchisce, mi spalanca nuove porte. Mi riempie un senso di immensa gratitudine per chi ha avuto la pazienza e la forza di scrivere quelle 300 o 400 pagine anche per me, e penso che se te la senti e se puoi è giusto fare altrettanto.

Su questo sito leggi anche:

Blog e libri pari non sono

Oppure scopri gli scrittori o i libri cui sono più grata nel filo Libri di questo blog.

C come conversevolezza

7 gen

Sono molto contenta di intervenire per la seconda volta a un evento bello e intelligente come C-Come, ideato e organizzato da Pennamontata. C come cosa? Come copywriting, content, creatività e… conversevolezza.

Il mio intervento avrà infatti a che fare con la naturalezza e la conversevolezza dei testi. Proprio oggi sto apportando le ultime pennellate alle mie slide. Qualche piccola anticipazione è sul blog di C-Come.

Sarebbe bello vedersi lì. Per una volta occhi negli occhi. È a Roma, sabato 31 gennaio.

L’anno scorso fu veramente una piacevolissima sorpresa.

Caro diario, ti leggo e ti scrivo

5 gen

Sue Halstenberg, Dear Diary

Il primo post dell’anno era dedicato ai libri e alla lettura, il secondo è dedicato alla scrittura. Ma per una volta quella privata, anzi privatissima, con un solo destinatario: noi stessi.

Io l’ho sempre praticata, dai vent’anni in poi, ma in modo sporadico. Per molti anni ho annotato solo i sogni, brandelli così importanti ma così evanescenti che vanno fermati all’istante se vuoi che gli ambasciatori notturni ti consegnino i loro messaggi. Scriverli vuol dire poterli rileggere anche a distanza di molto tempo, connetterli in un disegno che lungo gli anni parla di te come qualcuno che ti conosce davvero molto a fondo.

Una decina di anni fa, in un periodo veramente buio e difficile della mia vita, ho cominciato pian piano ad annotare dell’altro, ma niente di esteriore. Cose importanti sì, ma solo della mia vita emotiva.

Solo alla fine del 2014 mi sono resa conto di quanto abbia scritto negli ultimi due anni. Tantissimo, praticamente tutti i giorni. L’ho fatto per molte ragioni, ma anche perché scrivere ovunque – così come leggere – è diventato molto più facile.

E allora, verso il 20 dicembre, ho deciso che avrei dedicato gli ultimi giorni dell’anno alla lettura delle diverse centinaia di pagine del mio lunghissimo file. L’ho fatto ed è stata un’esperienza sorprendente: ho unito una quantità di puntini in un disegno chiaro e per certi versi finalmente leggibile, ma soprattutto mi sono resa conto di quanto ricordiamo i momenti difficili e di quanto poco quelli belli e appaganti. Che non corrispondono necessariamente ad avvenimenti grandiosi, anzi molto più spesso a piccole gioie quotidiane.

Bene, soprattutto negli ultimi due anni – di cui ricordavo in particolare la gran fatica – la quantità di momenti ed emozioni positive mi ha sbalordita e incoraggiata in un modo straordinario.

A dire il vero, una bravissima e famosa docente della Harvard Business School, Teresa Amabile, mi aveva avvertita ed era stata talmente convincente che le avevo dedicato un lungo post, che vi invito a rileggere: Felicità è un diario creativo. Lei si riferiva all’utilità di tenere un diario nella vita professionale, ma diciamo che per una freelance come me i confini tra vita personale e professione sono spesso molto sfumati e quello che accade da una parte incide moltissimo anche sull’altra.

È un po’ offtopic per questo blog, lo so, ma volevo condividere questo slancio con cui comincio il nuovo anno e che devo così tanto a quelle piccole ma tenaci, pazienti e privatissime annotazioni quotidiane.

Oltre al post su Teresa Amabile (c’è anche un bel video!), vi consiglio:

Scrivere è uno sguardo, una nostalgia, post recensione del bel libro Il sogno di scrivere di Roberto Cotroneo

Se la corrispondenza muore, lunga vita al mémoir!, ispiratomi dalle memorie della mia ottantenne amica blogger Marinella

Il quaderno del MdS Scrivere sogni della mia amica coach, consulente e psicoanalista junghiana Barbara Parmeggiani.

Brutti pensieri? Ma no, dai!

2 gen

“Quanti libri? Li hai scritti tutti tu?” Qualche anno fa la domanda della bimbetta di cinque anni davanti alle tante debordanti librerie della mia casa segnò il vertice del mio biblioego. Un vertice cui lavoravo incessantemente da quando ero una bimbetta anch’io: collezionando libri, chiedendoli in regalo, cercandoli nelle bancarelle e nei fondi di Via del Pellegrino a Roma (una cosa mitica, che ormai non esiste più), facendo anche sacrifici per potermeli permettere, soprattutto in alcuni periodi. Non concepivo la mia vita senza libri: ne leggevo moltissimi, sì, ma contava anche quello che agli occhi degli altri raccontavano di me.

Così, nella calma vacanziera di qualche giorno fa, in quei momenti in cui le attività si acquietano e le verità sopite si affacciano timidamente in superficie, ho fatto un pensiero che lì per lì mi è sembrato tremendo: “Quando mai riaprirò tutti questi libri? Bisogna che cominci a darne via un po’. Piano piano”. E mi sono pure messa a fantasticare su cosa avrei potuto fare con quella parete libera…

Non avrei assolutamente dato via i libri di arte, né quelli di yoga, né buona parte dei libri di lavoro, né i dizionari, né i libri oggettivamente belli da sfogliare e toccare che continuerò a comprare, ma dare via tutto il resto mi è sembrato quasi normale e auspicabile. Persino i bellissimi Meridiani Mondadori e gli Struzzi Einaudi.

Eppure non ho mai comprato e non ho mai letto così tanti libri. Librini, ma anche libroni. Compro al volo, anche di impulso, dovunque sono, appena incrocio qualcosa che mi tenta. Li leggo in ogni momento buono: in fila, in treno, a letto, mentre aspetto dal dottore. Affondare la mano nello zainetto per afferrare il Kindle è un nuovo automatismo. Un gesto di confidenza e totale dimestichezza.

Brutti pensieri? mi sono chiesta dopo qualche minuto di assorta rêverie. Ma no, dai, è che ormai la mutazione è avvenuta.
Il feticcio è andato, i testi restano. Sollievo.

Su questo blog leggi anche:

Ebook: my personal tipping point
Nuove creature editoriali all’orizzonte

La propria rima

30 dic

Io sono certa che nulla più soffocherà la mia rima,
il silenzio l’ho tenuto chiuso per anni nella gola
come una trappola da sacrificio,
è quindi venuto il momento di cantare
una esequie al passato.

Alda Merini

Questa breve poesia di Alda Merini mi è subito sembrata una vera celebrazione per il passaggio dell’anno.

Me l’ha offerta il blog di Nicoletta Cinotti, una psicoterapeuta che ho conosciuto questa estate in un ritiro di mindfulness. Non conoscevo però il suo blog e il suo sito, che ho scoperto solo in questi giorni e di cui – nonostante la mia voracità di lettrice e ascoltatrice – sono riuscita a esplorare solo una piccola parte tanto sono immensi.

Vi troverete contenuti importanti, che arrivano dritti alla mente e al cuore, scritti con voce precisa e limpida, fotografie scelte con amore e attenzione, video e podcast curatissimi. Ma soprattutto vi troverete una generosità, una passione e una capacità di condivisione che raramente ho trovato in un professionista.

Così, anch’io per il nuovo anno auguro a me e a ciascuno di voi di poter cantare la propria rima.

Caro Matteo Renzi,

23 dic

siamo alla vigilia di Natale e con la legge di stabilità non hai fatto un bel regalo ai freelance. Ma additandoli ormai ufficialmente come la parte dei lavoratori più trascurata, tartassata e sfigata non hai fatto un bel regalo a questo Paese, anzi gli hai tolto qualcosa di importante e vitale per il futuro.

Tantissimi freelance sono persone come me, persone che rischiando si sono inventate un lavoro, hanno avuto successo, hanno seguito una vocazione e spesso hanno realizzato un sogno. Persone che non si sentono affatto sfigate, anzi. Si sentono creative, libere, orgogliose, brave, mille passi avanti a tante altre. Persone che si identificano perfettamente con il ritratto delle “libere lance” che ne ha fatto qualche anno fa il giornalista Luca De Biase:

Freelance è una parola resa famosa da Ivanoe. Le libere lance erano avventurosi cavalieri al servizio del miglior offerente nei tornei medievali. Oggi sono avventurosi professionisti al servizio del mercato (con tutti i suoi pregi e difetti). Sono grandi protagonisti della dinamica del lavoro contemporaneo. E attraversano difficoltà che i dipendenti non si sognano neppure. Talvolta hanno soddisfazioni che i dipendenti non possono neppure immaginare.

Con la legge di stabilità non hai solo tolto a noi un po’ di fatturato annuo, e ai più giovani di noi la stessa possibilità di cominciare e sopravvivere. Hai sottratto al Paese – perché le hai svilite – il nostro coraggio, la nostra fiducia, la nostra creatività, la nostra cultura, la nostra straordinaria resilienza, il nostro ottimismo, la nostra vitalità e – posso dirlo? – la nostra bravura e il nostro esempio. Tutte cose di cui questo triste ed estenuato Paese ha un estremo e urgentissimo bisogno. Avergliele tolte è infinitamente più grave rispetto all’aumento dei contributi INPS.

Per fortuna, a noi queste belle cose restano e sono sicura che nel nuovo anno ognuno di noi farà di tutto per coltivarle, farle crescere ancora, passarle ad altri. Tu, invece, potresti ripensarci e cambiare verso. Ma sul serio. Auguri a te e a tutti :-)

Luisa

Ai tantissimi lettori freelance di questo blog: testa alta e, se non lo avete ancora fatto, finalmente iscrivetevi ad Acta!

Lo yoga dei copywriter

19 dic

L’ONU ha proclamato il 21 giugno, che coincide con il solstizio d’estate, Giornata Mondiale dello Yoga. Sono veramente felice che questa disciplina che ha 5.000 anni sia finalmente riconosciuta nel suo straordinario valore educativo e di trasformazione. Negli ultimi dieci anni la pratica dello yoga mi ha pian piano resa quella che sono oggi e continua a forgiare giorno per giorno il mio modo di scrivere, di leggere, di insegnare e di comunicare.

Ma non vorrete mica aspettare il prossimo 21 giugno per conoscere meglio lo yoga, vero? Per questo periodo di riflessione e buoni propositi vorrei segnalarvi i blog di tre insegnanti italiani che seguo e stimo molto. Due di loro fanno persino il mio mestiere… eccoli:

Yoga Facile, di Gianni Lombardi
Il primo blog italiano sullo yoga ha da sempre un taglio molto divulgativo. Sarà perché il suo autore è un copywriter, segretario dell’ADCI, autore anche del blog Scrittore Freelance e di alcuni ottimi ebook introduttivi su yoga, alimentazione vegetariana e meditazione che potete trovare su Amazon.

Il blog sullo yoga che Silvio Bernelli cura sul Fatto Quotidiano
È stato un piacere e una sorpresa ritrovare lo scrittore e copywriter Silvio Bernelli, incrociato in rete un bel po’ di tempo fa, nella sua veste di insegnante di yoga sul sito del Fatto Quotidiano. Il suo blog è un vero corso introduttivo allo yoga, semplice ma ricco e profondo.

Saluto al sole, di Aldo Benedetti
Amico e compagno di pratica, Aldo è un insegnante di Iyengar Yoga, lo yoga che seguo anch’io, considerato da molti troppo tosto e troppo fisico. Ma proprio i post di Aldo sono lì a raccontarci come il corpo sia solo uno strumento, il più vicino e a portata di mano, per esplorare e conoscere meglio noi stessi.

A questi devo aggiungere l’ineguagliabile Zen and the City di Paolo Subioli di cui vi ho già parlato. Guarda un po’, un comunicatore anche lui.

Non aggiungo altro, se non una citazione da un libro di una insegnante neozelandese che adoro, perché è anche una poetessa dello yoga. Potrebbe essere il payoff della Giornata Mondiale:

“Ogni impulso violento ha inizio in un corpo pieno di tensioni. Ogni incapacità di tendere la mano verso chi ha bisogno ha inizio in un corpo che non sa più sentire.”

Donna Farhi, Yoga Mind, Body & Spirit

Ah, e c’è sempre il mio quaderno Yoga e scrittura. Tra i buoni propositi per il 2015 c’è quello di aggiornarlo.

Su questo blog leggi anche:

Zen and the city
Pensieri e progetti in movimento
Cambiate passo, ma soprattutto fiorite!
Un respiro tra l’essere e il fare
Le forze della scrittura, oltre le parole
Ascoltare nello spazio del silenzio
Veneriamo la spina dorsale
Concentrazione e/è felicità
Risvegli
Auguri al nostro io creativo
Ritmi
Solidi auguri
Potenza di un soffio
Il suono della vita
Fluire di forme
10 buone ragioni per praticare lo yoga

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