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Nomade e lettrice

11 nov

L’ultimo scorcio dell’anno è sempre il più denso e nelle prossime due settimane sarò quasi sempre in giro. Meno tempo per i post (ma poi chissà!), più tempo per i libri, perché niente come il treno mi predispone alla lettura. Intanto, però, ho risposto ad alcune domande di Serena Spitalieri, che ringrazio, sul blog di Marketing Arena.

La comunicazione tecnica cerca umanisti

6 nov

Ogni tanto, negli ultimi anni, mi è stato chiesto di scrivere la prefazione di un libro. Il primo è stato quello di una famosa blogger, sono seguiti un manuale di scrittura per bambini e l’edizione italiana di un bestseller mondiale sulle presentazioni. Qualche mese fa mi è stato chiesto di “prefare” (sì, si dice proprio così) un libro sulla comunicazione tecnica.

Ho accettato volentieri perché la comunicazione tecnica è la Cenerentola della comunicazione, ma una Cenerentola importantissima, che ha un gran bisogno di buoni scrittori. Sarà pure meno glamour di SEO e SMM, ma saper spiegare con chiarezza il funzionamento di un telefono cordless, di un software o di un complicato macchinario è un vero servizio sociale e in più è un lavoro di soddisfazione molto meno inflazionato di altri.

Il comunicatore tecnico. Guida pratica alla professione di Gianni Angelini, appena pubblicato da FrancoAngeli, getta nuova luce su questa professione così poco conosciuta, che, nonostante l’aggettivo tecnico, è sempre più aperta anche a chi ha una laurea umanistica. Ecco la mia breve prefazione:

Lo ammetto, ero proprio rimasta indietro, anche dal punto di vista della definizione. La figura professionale che Gianni Angelini delinea in questo libro per me era ancora quella del technical writer. In inglese, quasi a marcarne la marginalità in Italia, dove la comunicazione tecnica conta sicuramente su comunità vivaci ma poco note, soprattutto ai giovani che si affacciano al mondo del lavoro e non prendono in considerazione questa strada. E con l’accento forte sulla scrittura, che invece è sempre più solo una componente, seppure fondamentale, di un ventaglio di competenze molto più ampio che in passato.

Lo si scopre proprio percorrendo questa guida, che non solo ci racconta come sia cambiata e stia cambiando la professione del comunicatore tecnico, ma ci rivela anche quante insospettate affinità la colleghino alle altre professioni del mondo della comunicazione. Un mondo che conosce oggi molte specializzazioni, percorse però da alcuni fili in comune.

Il primo filo è sicuramente l’idea della modularizzazione del testo, della fine del testo sequenziale che ha dominato in modo esclusivo fino a pochissimo tempo fa. Un’idea che accomuna il web writer e il comunicatore tecnico, entrambi alle prese con testi ricombinabili in molti modi e contesti diversi. Frammenti sì, ma completi, autonomi, rigorosi. Gli stessi sistemi di pubblicazione dei manuali tecnici hanno molto in comune con i CMS con cui si pubblicano i contenuti sul web.

Il secondo filo è quello dell’integrazione tra parole e immagini, che amplia la sfera di interesse di chi scrive. Come i siti, come le app, anche i manuali affidano oggi informazioni e istruzioni alla forza e all’immediatezza delle immagini. Anche qui, saper solo scrivere non basta più.

Il terzo filo è un’esigenza di chiarezza, precisione e struttura che la comunicazione tecnica conosce da tempo ma che si sta facendo strada con forza in tutte le scritture professionali. L’attenzione alle parole chiave e la necessità di taggare e classificare i contenuti obbliga tutti – non solo i comunicatori tecnici – a una scrittura più attenta e precisa.

E tutti abbiamo ormai dimestichezza con termini quali usabilità e user experience, che significa soprattutto capacità di mettersi dalla parte delle persone che ci leggeranno e dovranno usare le indicazioni che abbiamo preparato per loro. L’essenza della comunicazione, in qualsiasi campo.

Così, il comunicatore tecnico ci appare molto più vicino agli architetti dell’informazione, agli editor e ai copywriter che progettano e scrivono brochure di prodotto, app e siti web. E la comunicazione tecnica come una componente della più grande famiglia della comunicazione professionale.

È una bella notizia, che abbatte pregiudizi e steccati per aprire il mondo della comunicazione tecnica anche agli umanisti, uno dei messaggi più interessanti e seducenti di questo libro.

Lo stesso Gianni Angelini è un laureato in lettere classiche che scrive manuali software in Siemens Building Technologies.

Per approfondire la comunicazione tecnica, vi segnalo le risorse che conosco in italiano:

L’artigiano di Babele
Il blog del comunicatore tecnico Alessandro Stazi. Online dal 2009, è ricchissimo di post e risorse.

COM&TEC
L’associazione professionale di riferimento per i redattori, traduttori e comunicatori tecnici italiani. L’associazione organizza seminari, conferenze e corsi per la formazione e l’aggiornamento professionale.

Writec
L’agenzia di communication engineering e technical writing fondata dalla “pioniera” Vilma Zamboli.
Sul Mestiere di Scrivere potete leggere un’intervista a Vilma: Chi è il technical writer?

Zen in the city

18 ott

Qualche giorno fa ho preso un segnalibro in un libreria romana, attirata dalla scritta:

Meditazione del segnalibro
Questo potrebbe essere il momento giusto per prenderti una pausa.
Chiudi il libro, chiudi gli occhi e recita mentalmente questi versi:

Inspirando, sento l’aria che entra
espirando, lascio andare le tensioni.

Inspirando, calmo il mio corpo
espirando, sorrido.

Apri gli occhi e riprendi le tue attività.

Giro e leggo:

zeninthecity.org
Il sito di riferimento sulla meditazione,
lo yoga e la mindfulness per chi vive in città
e usa tutti i giorni un dispositivo digitale.

Immaginavo un centro yoga e meditazione di Roma, mi aspettava invece il più ricco, generoso e pratico sito su questi temi che abbia mai incontrato, quale può nascere solo da una grande passione.

Paolo Subioli, che non conosco ma che ringrazio di cuore, non ha un centro yoga ma lavora in azienda come tanti di noi. Forse per questo è riuscito a creare un sito fatto proprio per noi che corriamo dalla mattina alla sera, siamo sempre connessi e irretiti dalle sirene del multitasking, incuriositi dalla meditazione ma convinti di non averne proprio il tempo.

In zeninthecity troviamo anche piccole meditazioni da fare mentre laviamo i piatti o puliamo la verdura, mangiamo, guidiamo, siamo fermi al semaforo, portiamo a passeggio il cane, facciamo le fotocopie in ufficio. Possiamo seguire le indicazioni, scaricare il pdf o l’mp3 di moltissime meditazioni, anche di grandi maestri come il monaco vietnamita Thich Nhat Hanh, cui Subioli soprattutto si ispira.

E ancora: letture, testi, poesie e tantissimi articoli accessibili ma mai superficiali su come introdurre piccoli, graduali ma fondamentali cambiamenti nelle nostre frenetiche e caotiche vite digitali. Per i romani, ci sono anche gli appuntamenti e i luoghi per praticare la meditazione in città, dai sangha di vicinato ai parchi.

Il tutto in un sito arioso e usabilissimo, con tante chiavi per trovare proprio quello che stiamo cercando, magari senza saperlo: per temi, maestri, sensazioni, luoghi, cose da fare.

Ora, fate una pausa ed entrate in zeninthecity.org

Blog e libri pari non sono

5 ott

In questo inizio di autunno mi sono impegnata a leggere di più, e non solo i post al volo, ma anche i libri che stanno uscendo sulla scrittura. Di The Sense of Style ho già scritto e scriverò ancora nei prossimi giorni; la sua densità impone di diluirlo in più post. Di Everybody Writes di Ann Handley vi dico ora.

L’autrice è la brava coordinatrice di Marketingprofs.com, ma quando scrive i libri rimane appunto una brava scrittrice di post. In Everybody Writes ci sono molte cose utili ma nulla di nuovo rispetto ai libri sulla scrittura che sono già sul mercato o a siti ricchissimi e gratuiti quali Hubspot o Copyblogger.

Di buono c’è la ricca sitografia: tantissimi link a ottime risorse e a singoli post di contenuto e di qualità (e quindi è un buono che rischia una rapidissima obsolescenza). Di cattivo assolutamente nulla. Di così così alcune abitudini di tanta manualistica anglosassone attuale, che mi piacciono sempre meno e riassumerei così:

  • la ripetizione ossessiva dei concetti, nel caso della Handley persino con le stesse parole
    (lo puoi fare, ma non quando predichi la sintesi e l’andare subito al punto)
  • la scarsità di esempi
    (lo puoi fare, ma non quando predichi lo “show, don’t tell”; in un manuale di scrittura “show” significa mostrare esempi, e tanti!)
  • il condire l’uscita di un libro con una pletora di gadget quali segnalibri, adesivi e altro
    (lo puoi fare, ma la grafica carina esalta un libro ricco, non salva un libro povero)
  • il tono talmente “conversevole” da diventare stucchevole
    (lo puoi fare, ma un libro non è un blog).

Un libro non è un blog, appunto. La percezione del tono di voce e della ridondanza cambia moltissimo dal digitale alla carta.

La voce di un autore rimane la stessa, ma il tono deve cambiare: le domandine continue (“eh, sai cosa?”), lo sbirciare nella mente del lettore (“sono sicura che a questo punto ti starai chiedendo se…”) e le espressioni tipiche del parlato (“Tutto chiaro? E allora vai!”), che funzionano così bene online, rischiano di far apparire lezioso e falsetto anche il più conversevole dei libri.

Online la ripetizione di parole e concetti ha un senso:  l’itinerario di lettura tocca luoghi diversi, si legge molto più a frammenti (anche temporali), il campo visivo che lo schermo ci pone sotto gli occhi è estremamente limitato… venti, trenta righe, tutto il resto è presto inghiottito e dimenticato. La lettura sequenziale di un libro evidenzia invece moltissimo la ripetizione; quando si esagera, ad alcuni dà solo fastidio, ad altri sembra un errore.

Il libro di carta è già ora solo uno dei tanti strumenti sui quali leggiamo. Fa parte del “media quintet” (carta, pc, tablet, smartphone, wearables), per usare una felice espressione di Mario García, e lo apprezziamo di più se ha un suo proprio tono di voce, una sua specificità. Per me, una sua specificità è l’architettura rigorosa, costruita attorno a un’idea.

Sulla scrittura, di libri così ce ne sono molti, anche in Italia, senza andare a prenderci l’ultimo prodotto del marketing Made in Usa. Qualche giorno fa una lettrice di questo blog mi ha chiesto di indicarle gli indispensabili. Non ho esitato nello stilare la mia lista:

Massimo Birattari non è una star come Annamaria Testa, ma ha scritto libri meravigliosi da cui ho imparato moltissimo. E Falcinelli non scrive di scrittura, ma è come se lo facesse. Ai loro aggiungerei i libri di Roy Peter Clark:

Clark vive, scrive e insegna in Florida, ma siccome è di origine italiana lo metto tra i migliori compaesani.

Tutti questi libri sono scritti all’insegna della conversevolezza e della leggerezza, ma da chi conosce perfettamente la differenza tra un libro e un post. Letti questi, puoi davvero scrivere qualsiasi cosa. Per tutte le technicality e le cose che cambiano in continuazione ci sono i blog.

PS Di libri bellissimi e utili ce ne sono tanti altri. Quelli che mi sono piaciuti sono tutti in questo blog.

Quel che si capisce subito non appaga

29 set

Gustave Flaubert, manoscritto di Madame Bovary

L’unico giornale per il quale ormai vado in edicola è il Sole 24 Ore la domenica perché il suo inserto cultura rimane imbattibile per ricchezza di temi, vivacità di opinioni, scritture di altissimo livello (quanti esempi ne ho tratto per Lavoro, dunque scrivo!).

Non sempre tutto mi interessa e in genere scelgo solo quello che mi attira. Il numero di ieri, invece, era un tale concentrato di belle cose che ci ho passato buona parte del pomeriggio, saltando dal jazz come emblema della democrazia a Sant’Ignazio di Loyola, dalla Marchesa Casati al Cardellino di Donna Tartt, dal detective Custode di Terrasanta alle divagazioni di Paola Mastrocola sui ragazzi di oggi. La palma d’oro, però, va a Le lacune migliorano i libri, tratto da Lacuna. Saggio sul non detto di Nicola Gardini, uscito per Einaudi qualche giorno fa.

Le lacune di Gardini sono le informazioni e le parole che l’autore decide consapevolmente di tacere, il freno ai testi troppo esaustivi, troppo dettagliati, troppo lunghi o troppo verbosi. Un inno alla brevità e al “self-restraint” che non sono esigenze di questi tempi convulsi e veloci, ma da sempre una chiave dei testi che chiamano in causa il lettore, lo fanno ridere, sorridere, ragionare, immaginare, sognare, arrivare da solo alla conclusione.

“Il testo è un organismo che trascende la sua propria apparenza o consistenza materiale. Il lettore interprete lo fa agire oltre i limiti della scrittura e, a sua volta, è attraversato dalla voce nascosta del testo.”

“La lacunosità della formulazione, in definitiva, è preferibile, a livello sia stilistico sia argomentativo. Quel che si capisce subito non appaga. Molto meglio ciò il cui senso si compie con un qualche ritardo, perché solo così si arriva veramente ad apprendere.”

L’autore parco rende il lettore felice, come già sapeva Aristotele:

“… il comprendere e il concludere attraverso un ragionamento. Una conoscenza, si badi, che procura un piacere tutto particolare. Non è solo questione, infatti, di capire, ma anche di provare felicità per mezzo dell’intelligenza. Per questo la similitudine risulta meno piacevole della metafora: perché l’aggiunta del ‘come’ allunga l’espressione e questo nega alla mente la possibilità di costruire il senso.”

L’articolo è una galoppata insieme ai più lacunosi tra gli autori antichi e moderni, tra cui brilla per concisione ed essenzialità Schopenhauer:

“Leggiamo nei Parerga e paralipomena: ‘Bisogna far risparmiare al lettore tempo, sforzo e pazienza; con ciò si otterrà da lui la fiducia che quanto è stato scritto è degno di essere letto con attenzione e che la sua fatica sarà ricompensata’. Schopenhauer arriva ad affermare che ‘è sempre meglio omettere qualcosa di buono che non aggiungere cose insignificanti’. E cita la massima di Esiodo che ‘la metà è più dell’intero’ (Opere e giorni, v. 40). Al lettore si devono dire solo cose che non potrebbe pensare da sé. Via fronzoli e orpelli: la verità sia tutt’uno con la cosa, libera e incorrotta dall’ampollosità, come in questa citazione di Giobbe, con la quale non potrebbe competere nessuna declamazione: Homo, natus de muliere, brevi vivit tempore, repletus multis miseriis, qui, tanquam flos, egreditur et conteritur, et fugit velut umbra (Gb 14, 1) (‘L’uomo, nato di donna, vive per poco tempo, pieno di molte miserie, che, come un fiore, spunta e avvizzisce, e fugge come ombra’). La conclusione: evitare il superfluo, le idee secondarie che depistano; ‘bisogna industriarsi per uno stile casto.’

Mi conformo al principio della lacunosità e mi fermo qui. Sappiate solo che gli altri grandi lacunosi citati da Gardini sono Boccaccio, Sartre, Cicerone, Seneca, William James, Flaubert. Il resto leggetelo sul blog Illuminations, che riporta l’articolo per intero. E non fatevi spaventare dal muro di parole: copiate, cogliete le perle e mettete gli spazi da soli, che già di per sé è un ottimo esercizio.

Le parole della PA: non tutto è perduto

22 set

Qualche giorno fa Valentina Falcinelli riceve una terrificante (non solo per noi business writer) “Nota Informativa” dalla Regione Lazio. Presa dal sacro furore editoriale ci scrive su un gran bel post: Formattazione, leggibilità, maiuscole. Regione Lazio: t’ho fatto le bozze. La conclusione è un invito: “Quindi, cara Regione Lazio, io la tassa automobilistica la pago. Tu magari vedi di pagare un business writer, ok?”

Valentina è molto più giovane e molto meno rassegnata di me, per fortuna. Io sfogliai il primo Codice di stile della pubblica amministrazione molti anni fa, e fu una vera rivelazione. Mi sembrò una cosa avanzatissima e lo era. Per questo quando ricevo le comunicazioni del Comune o dell’Agenzia delle Entrate sono meno combattiva e piuttosto mi piange il cuore.

Quasi tutto quello che ho imparato sulla scrittura chiara ed efficace – cose che ho applicato anche in complicatissimi contesti aziendali – l’ho imparato su testi concepiti per la pubblica amministrazione e spesso scritti da funzionari e dirigenti della PA (qui trovi le migliori guide di stile e qui i libri che più mi hanno ispirata). Eppure non molto di questo patrimonio di professionalità, intelligenza e volontà sembra essere stato messo a sistema, un altro segno dello spreco di talenti che si fa da troppo tempo in questo paese.

Lo scrivo con tristezza, sapendo anche quanto sia difficile per una volenterosa amministrazione farsi aiutare da un professionista della scrittura. E per un professionista lavorare con un’amministrazione. C’è sempre un’autorizzazione alla spesa che manca o che arriva troppo tardi, un cavillo che ti decurta a posteriori il compenso, un Durc che devi presentare anche per un solo giorno di formazione e che ritarda il pagamento alle calende greche. Alessandra Farabegoli ci ha scritto tempo fa un post memorabile.

Ma scrivere un post all’inizio della settimana è anche un modo per riprendere coraggio e ottimismo e spesso il ritardo si può trasformare in vantaggio, perché ci si può ispirare a chi intanto ha fatto meglio di noi.

Chi ha fatto meravigliosamente è la pubblica amministrazione britannica e i suoi siti sono sotto gli occhi di tutti: siti usabilissimi, dove trovi tutti quello che cerchi e ti serve davvero “in pochi clic” (non a parole), con un tono di voce perfetto, “naturale, ma preciso” e autorevole, come scrivevo tempo fa.

Cosa c’è di più naturale e preciso di una domanda?

Di più autorevole di un impegno ?

Nota bene: successi e fallimenti!

Nessun timore di usare parole quotidiane e sintassi essenziale per introdurre il processo legislativo:

E quando c’è una parola più difficile, ecco la spiegazione:

Obiezioni:
“È web, non carta!” Vero, ma il web insegna a scrivere mille volte meglio anche sulla carta.
“Ma con l’inglese essere più semplici è più semplice!” Falso, e l’italiano ha persino qualche vantaggio in più.

Visit, enjoy and learn!

L’usabilità delle piccole cose

10 set

Ho lavorato gran parte della mattina alla semplificazione di un modulo contrattuale. Due sole pagine, ma un vero campo di battaglia. Sapevo già che avrei dovuto togliere molte parole superflue (ivi comprese, la presente dichiarazione, le polizze suddette, ostativo, relativo a, pari a…) per far posto a elenchi puntati e ingrandire le terribili “small print”. Il tutto senza dilagare a pagina 3 e facendo “vedere” la trasparenza dell’azienda.

Però la cosa che mi ha dato più soddisfazione è avere dimensionato gli spazi da riempire. Vado sempre in bestia quando devo scrivere il codice fiscale in uno spaziettino e al contempo ho uno spazio enorme per il cap o per la provincia. Non parliamo poi del mio indirizzo email – mestierediscrivere.com –, che non entra mai da nessuna parte. A ogni informazione il giusto numero di battute.

L’usabilità del quotidiano è anche nelle piccole cose, che a volte hanno un impatto enorme. Mi ha molto colpito, ultimamente, l’indicazione “voi siete qui” nelle cartine che a Londra trovi a ogni angolo di strada. Non c’è il famoso pallino rosso, che non ti dà alcuna indicazione su come sei orientata, a cosa dai le spalle e cosa hai di fronte. C’è invece una lineetta con sopra una freccetta: sai subito che la lineetta è la tua schiena e la freccetta la direzione del tuo sguardo. Così non devi andare a vedere i nomi delle prime traverse per capire dove dirigerti.

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