Archivio | 11:00 am

Con la cultura si mangia. Eccome.

6 giu

Per cominciare bene la settimana, Nuovo e utile ci presenta lo studio L'economia della cultura in Europa. Lo sapevate (io no)? L'industria culturale fattura più del doppio di quella automobilistica.
Numeri da tirar fuori "ogni volta che sentite qualche sciroccato dire che la cultura non si mangia", come scrive Annamaria Testa in home page.
Per parafrasare TED, data worth spreading.

 

Solide o fluide, comunque nuove scritture

6 giu

Twitter è testo o conversazione? si chiedeva qualche giorno fa un interessantissimo articolo del Nieman Journalism Lab.
Il dibattito impazza e la piattaforma dei cinguettíi viene letta secondo due poli estremi: o strumento di contatto e presenza frivolo e leggero o come la nuova frontiera del giornalismo, capace di affossare per sempre la dimensione narrativa dell’articolo come lo conosciamo.
In realtà, scrive l’autrice Megan Garber, Twitter sfugge alle tradizionali classificazioni, anzi ci offre l’opportunità di riflettere e confrontarci con nuove dimensioni della comunicazione.

Il testo ce lo immaginiamo così: conclusivo, perché le sue parole sono il prodotto pensato di un ragionamento; inclusivo, perché disponibile a chiunque lo legga; esclusivo, perché le sue parole sono state scelte con cura; archiviabile, perché conserva le informazioni per i posteri; statico, perché una volta pubblicato le parole non si possono cambiare.
La conversazione invece è discorsiva, effimera e, soprattutto, continua. Anch’essa a un certo punto finisce, è chiaro, ma non è la fine a definirla.

Da una parte si parla a, dall’altra si parla con.
Twitter non è né l’una né l’altra cosa. È altro, una nuova categoria, per la quale non abbiamo ancora modelli retorici:

Dobbiamo riconoscere che online sta nascendo un nuovo ambiente, una nuova cultura, nella quale scrittura e oralità si fondono l’una nell’altra. Il parlato non è più effimero. E il testo non è più solo un magazzino di pensieri, elaborato da un autore ed elargito al mondo in un’estasi di compiacimento. Sul web, la scrittura ridiventa dinamica. parla. Prende direzioni. C’è qualcuno dall’altra parte. La leggi, certo, e lei legge te.
 
Online, le parole, una volta immobili e silenziose, sembrano improvvisamente nascere a nuova vita. e questo, naturalmente, è un bello scossone al sistema.

Abbiamo sempre considerato il testo qualcosa di solido, ma anche di fermo, passivo, che è lì per essere interpretato da menti attive. Un ponte solido e tangibile tra passato e futuro, una garanzia di continuità. E ora questa solidità si frantuma sotto i nostri occhi.
Ma il linguaggio, conclude la Garber, non è mai stato solido. Sono stati i cinque secoli di parentesi di Gutenberg a darci questa illusione.

La dimensione digitale richiede un nuovo paradigma di comunicazione: discorsivo e conservativo nello stesso tempo, che asseconda il caos ma gli resiste, che conta sulla scrittura anche quando si toglie il mantello della testualità.

PS Per scrivere il suo bel pezzo e argomentare il suo punto di vista all'autrice sono servite 10.500 battute. Io prima l'ho scorso online, senza riuscire a leggerlo davvero. L'ho tenuto per alcuni giorni in evidenza. Poi l'ho stampato, l'ho chiosato con una Pilot rossa. Sono tornata online, per esplorare almeno alcuni dei tanti link di cui l'articolo è infarcito. Alla fine ho sentito il bisogno di scrivere questo post, per fissare dei concetti, ma anche per rifletterci su mentre scrivevo. Tra poco twitto il post, (piacevolmente) in mezzo al guado tra la solidità di questa pagina e il fiume di Twitter che scorre.

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