Archivio | novembre, 2010

Lungo viaggio intorno al testo

28 nov

Il sottotitolo di Il testo digitale di Alessandra Anichini potrebbe fuorviare qualche aspirante lettore.
"Leggere e scrivere nell'epoca dei nuovi media" occupa una piccola percentuale delle quasi duecento pagine. Nelle altre l'autrice ci conduce alla soglia del libro digitale, ma lo fa molto bene.
Anzi, l'interesse del libro sta proprio in questo lungo e appassionante viaggio intorno al testo a partire da epoche lontane, quando la scrittura ancora non esisteva. "Testo" inteso non solo come parole scritte una dopo l'altra ma come "discorso", fatto anche di immagini.
Alla fine Alessandra Anichini ci porta là dove voleva: a renderci conto che l'oggetto libro e la lettura sequenziale da cui fatichiamo tanto a staccarci sono con noi solo da seicento anni e che l'umanità ha conosciuto tante altre modalità di leggere e scrivere. Un po' come tornare nel flusso di una storia più grande e riscoprire altre dimensioni al di là dei limiti fisici del libro:

Forse la digitalizzazione dei testi potrebbe decretare definitivamente la fine dell'idea del testo come corrispettivo di un libro, come oggetto, per restituirla a una primitiva concezione delle parole come strumento puro di rappresentazione di un senso.

Belli i racconti su come i copisti medievali prendevano appunti o scrivevano all'interno di mappe e schemi visivi, sulcosa era la "pubblicazione" nella Grecia classica (qualcosa di molto vicino a un blog su un libro che sta per uscire), sulle paperole che documentano le diverse stesure della Recherche, sulle letture collettive ben prima del Web 2.0, sui libri pop-up per bambini progenitori del magic text di oggi.
Incontriamo anche un buon numero di persone interessanti: Cicerone, Marinetti, Gadda, Calvino, Don Milani e quello straordinario antesignano dell'editing che è stato Ugo da San Vittore già intorno al Mille.
L'autrice lavora nel mondo della scuola e della formazione e molte riflessioni sono dedicate al futuro dei libri di testo. La sua conclusione suona soprattutto come un punto di ripartenza:

Sarebbe necessario aggiungere qualcosa a quello che il libro è stato fino a oggi, e questo qualcosa non è detto che sia necessariamente ed esclusivamente una ricchezza di tipo multimediale. Forse la specificità dei nuovi testi sta in una complessità espressiva che ancora non siamo riusciti nemmeno a immaginare, forse i contenuti didattici digitali di qualità devono ancora essere scritti.

[…] Chi ha pensato che i nuovi testi della didattica dovessero semplicemente 'semplificare' i percorsi di studio ha commesso, a mio avviso, un grave errore, se è vero che lo studio consiste soprattutto e in primo luogo in una "fatica" intellettuale, in uno sforzo tanto gratificante quanto proficuo per la mente di chi apprende. Chi ha sostenuto che la multimedialità intesa come possibilità di unire a un testo scritto la sua rappresentazione grafica e la sua recitazione sonora potesse favorire l'apprendimento ha equivocato su un punto fondamentale: semplificazione e banalizzazione sono cose assai diverse, ma che facilmente si confondono e un'informazione troppo ricca (soprattutto se solo di sintagmi) può risultare poco appassionante o immediatamente più appetibile.

[…] All'intelligenza umana piace il mistero o almeno giungere a una verità svelandola poco a poco, riempire di supposizioni, ipotesi, i vuoti lasciati da dati incompleti, da dettagli rimasti in sospeso. Credo che un buon insegnante debba essere un po' come uno scrittore di gialli e credo che un buon testo per la scuola debba saper trasformare in un esperto di indagini chi studia sulle sue pagine, siano esse di carta o maggior ragione digitali. la scommessa dei nuovi testi, quindi, sta ancora una volta nella parola progettazione, nell'immaginare una testualità apparentemente incompleta, o almeno segnata da quei vuoti necessari all'allenamento dell'intelligenza.

Giochi sacri, e leggeri

27 nov


Sul numero 872 di Internazionale c'è la traduzione di un lungo articolo in cui lo scrittore indiano Altaf Tyrewala racconta del suo rapporto con i libri e soprattutto con quel libro monumentale che è Giochi sacri di Vikram Chandra. Monumentale perché osannatissimo e perché di quasi mille pagine.
Tyrewala ne ha rimandato la lettura per un bel po'… finché non si è comprato un e-reader:

Gli e-reader potrebbero smentire i loro detrattori e non provocare la morte della lettura. Per ora, comuque, stanno svolgendo il loro compito in modo soddisfacente: hanno spinto scrittori nauseati come me a ricominciare a leggere, e non un vecchio libro qualsiasi, ma il mastodontico e temibile Giochi sacri.
La digitalizzazione di un libro di mille pagine è un po' come il teletrasporto dei personaggi di Star Trek. Il vuoto che produce è sorprendente. Mi ci è voluto meno di un minuto per scaricare Giochi sacri  sul mio e-reader. Quando ho cominciato il romanzo, il numero di pagine – 932, per essere precisi – si è ridotto a un concetto, a un appunto assolutamente trascurabile mentre aprivo le pagine clic dopo clic. Non c'era nessun segno che indicasse la mia posizione nel libro, nessuna massa fisica che mostrasse quanto avevo letto e quanto mi rimaneva da leggere. C'era solo la pagina che si schiudeva come un evento a sé.

Solo Facebook

25 nov

Facebook non mi piace per niente, ma il film su Facebook mi è piaciuto moltissimo.
La scena più bella: le battute finali di una gara di canoa dove i due gemelli Winklevoss, "fregati" da Zuckerberg, vivono un'altra bruciante sconfitta.
La battuta più bella (soprattutto per gli editor!): "Ah, ma leva quel "the"! Facebook!
E' più pulito." suggerisce Sean Parker, il creatore di Napster, alzandosi dal tavolo e girando sui tacchi.
La recensione più bella: Generation why? di Zadie Smith, pubblicata sulla New York Review of Books e tradotta la scorsa settimana su Internazionale. Molto, molto più di una recensione.

Meno parole, più emozioni

23 nov

Lunedì sera ho visto per la prima volta Vieni via con me. I vari pezzetti li avevo visti anche prima, ma in rete, disordinatamente, facendo altre cose e soprattutto dopo averne già sentito parlare.
Gli ascolti stratosferici mi hanno incuriosita e ho capito che mi mancava qualcosa. Così ho deciso di vedere la trasmissione, almeno per una volta, dall'inizio alla fine.
L'ho trovata interessante – per il format, il linguaggio, il  ritmo -, ma non entusiasmante.
Devo dirlo: le cose che mi sono piaciute di più in fondo non sono state le parole, né i famosi elenchi.
Non ho invece staccato gli occhi dalla scenografia con le immagini che cambiavano in continuazione, dalla spazzatura napoletana dietro le parole di Saviano alle onde del mare quando cantava Fossati, fino alle geometrie di sfondo a Renzo Piano. Grandiose, perfette, con ritmi perfetti.
Ovvio che mi sono piaciute perché facevano da sfondo alle parole, senza le quali non avrebbero avuto senso. Mi è tornato in mente Resonate, il libro di cui vi ho parlato qualche post fa, e tutte le considerazioni dell'autrice sulla funzione persuasiva delle immagini nelle presentazioni e di come possano far detonare una storia raccontata dal vivo.
Infine ho trovato magnifiche le coreografie con la folla dei ballerini straccioni, soprattutto quella finale. Non c'era bisogno di una parola in più.
Insomma, mi è sembrato che quello che funzionasse di più non fosse tanto il contenuto, à la Fazio e quindi abbastanza scontato, ma la forma, quel costante sottrarre parole per immettere emozioni che passavano soprattutto attraverso gli occhi e i corpi.

 

Lista fai da te

22 nov

Chi non ha detto la sua sulle due liste dei valori della destra e della sinistra, declamate giusto una settimana fa rispettivamente da Fini e da Bersani?
Fare i criticoni, su Twitter o al bar, è facile. Ma, ci ricorda Annamaria Testa, stendere una buona lista – di valori, poi! – è tutt'altro che facile. Richiede capacità di sintesi, creatività e una visione.

E insieme a Giovanna Cosenza lancia una proposta: perché non provare a scrivere una propria lista di valori? Di destra, di sinistra o di tutte e due. Tanto per far seguire alla pars destruens la pars construens, almeno per una volta e magari prenderci il gusto e l'abitudine.
Sui siti delle due maestre della comunicazione, Nuovo e Utile e Disambiguando, le regole del gioco (coraggio, sono solo sei). Non vince il più bravo, vinciamo tutti, perché Annamaria e Giovanna si impegnano a scremare, analizzare e sintetizzare per noi le proposte.

PS Per i fan romani di Annamaria Testa: venerdì prossimo 26 novembre la nostra scrittrice è a Roma a presentare La trama lucente. Appuntamento da Mel Bookstore, in Via Nazionale, alle 18.
 

Leggo e mi porto a casa

20 nov

Se nell'ultima settimana non ho postato, non è solo per il gran lavoro e per essere stata spesso blindata in aula, ma anche perché grandi stimoli non ne ho avuti.
Ho tanti libri interessanti a mo' di torre sulla mia scrivania e, quanto alle navigazioni, solo ieri sera sono riuscita a spulciare il mio Google Reader.
Tra le cose rimaste dal repulisti c'era il libro interattivo realizzato dallo staff di Google Chrome 20 Things I Learned about Browsers & the Web. Lo hanno già segnalato in tanti, per cui non pensavo di farlo anch'io. Me lo ero riservato per una sfogliata sorseggiando il caffè, una specie di diversivo dopo una mattina passata a preparare una presentazione su un argomento complicato di comunicazione al pubblico.
Quindi tutto mi aspettavo fuorché un capolavoro di scrittura divulgativa, che si riallacciava perfettamente a quanto avevo fatto nelle ore precedenti.

Dopo aver girato la copertina e ammirato le bellissime illustrazioni di Christoph Nieman, sono state le parole a conquistarmi.
Il libro è denso di soluzioni testuali per spiegare a tutti in maniera semplice, immediata e piacevole concetti difficili. Da analizzare, studiare e fare proprie riga per riga.
Prima di tutto, decine di esempi di quel magico meccanismo che è partire da qualcosa che già conosciamo nella nostra quotidianità per portarci verso quello che ancora non conosciamo.
Ecco solo alcuni esempi, che mi sono divertita a tradurre:

TCP/IP somiglia molto alla comunicazione umana: quando parliamo con un’altra persona, le regole della grammatica strutturano quello che diciamo e ci permettono di capirci l’uno con l’altro e scambiarci idee. Nello stesso modo, TCP/IP fornisce le regole di comunicazione che permettono ad apparecchiature interconesse di capirsi l’un l’altra e di scambiarsi continuamente informazioni.
Queste apparecchiature interconnesse sono man mano cresciute: da una stanza a molte stanze, e poi a molti edifici, a molte città e poi ancora a molti paesi. Così è nata internet.
(notate il parallelismo delle frasi e le sapienti e consapevoli ripetizioni, fino al crescendo e alla breve frase finale)
 
Infatti, probabilmente ci sono tante pagine web quanti neuroni nel nostro cervello, e stelle nella Via Lattea!
(due esempi, uno dentro di noi e uno lontanissimo da noi)
 
Sicurezza e privacy sono due cose molto simili, ma non identiche.
Pensa alla sicurezza e alla privacy di casa tua: serrature e allarmi ci proteggono dai ladri, ma le tende e le persiane proteggono la nostra vita privata dai passanti o dai dirimpettai.
Nello stesso modo, la sicurezza del browser ci protegge da malware, phishing e altre insidie, mentre le funzioni di privacy ci aiutano a tenere riservata la nostra navigazione.
(i due termini sono annunciati, paragonati a qualcos'altro che ci è molto familiare e su questa base infine spiegati)
 
Diamo da vicino un’occhiata  alla privacy. Ecco un’analogia: mettiamo che tu sia uno sfegatato di jogging, che corre un bel po’ di chilometri al giorno. Se corri munito di un GPS, puoi tenere traccia di tutti i tuoi itinerari, e avere una specie di diario di corsa sul GPS: dove corri, quanto a lungo, a che velocità media, quante calorie bruci.
Quando navighi sul web, crei sul computer un diario simile, dove immagazzini tutti i dati della tua navigazione: siti visitati, cooky inviati al tuo browser, file scaricati. Se hai chiesto al browser di ricordare password o altri dati inseriti in una form, sul diario ci sono anche questi.
(lente sulla privacy ora, e con quanti particolari!)
 
Quando vai a prendere i soldi al bancomat, di sicuro prima ti guardi dietro le spalle per essere certo che nessuno stia lì a sbirciare per rubarti il PIN (o i soldi). Naturalmente fai anche attenzione a che lo sportello appartenga a una banca e si trovi in un luogo sicuro.
Quando navighi sul web ed esegui transazioni online, due rischi da non perdere mai di vista sono il malware e il phishing, cioè attacchi da parte di individui o organizzazioni che sperano di rubarti informazioni personali per introdursi nel tuo computer.
Nel mondo fisico, puoi vedere le persone con cui scambi informazioni. Gli parli direttamente o le incontri in un luogo sicuro come una filiale bancaria. Così ti fai un’idea della loro affidabilità prima di dargli fiducia.
Online può essere molto difficile capire chi c’è dietro un sito. Gli indizi visivi sui quali siamo soliti basarci possono essere contraffatti. Per esempio, una pagina web visualizzata sul telefonino potrebbe copiare il logo, le icone e il design del sito della tua banca, proprio come se qualcuno avesse messo in piedi solo la facciata di un negozio che conosci.
(due luoghi a confronto: sembra di vederli)
 
La maggior parte di noi non ha chiaro che impatti può avere sulla nostra vita e sicurezza online un browser vecchio e non aggiornato. Eppure, nessuno di noi guiderebbe per anni una macchina vecchia, con le gomme consumate e cattivi freni. Correre gli stessi rischi quando navighiamo sul web è una pessima idea.
(cosa ci allerta di più di un pericolo incombente?)


 

Non paghi delle loro stringenti similitudini, gli autori usano spesso la frase "ciò significa" e la parola "cioè", cosa che amo molto fare anch'io e che spesso mi fa sentire un po' maestrina. Invece funziona benissimo, soprattutto quando si scrive per il grande pubblico. Chi non sa capisce, chi già sa capisce meglio.

E ancora. Se dovete annunciare un nome difficile, un'espressione o una sigla misteriosa, meglio tranquillizzare prima:

Un Uniform Resource Locator — quello che tutti conosciamo come URL — suona come una cosa complicata. Ma niente paura: è semplicemente l’indirizzo web da digitare nella barra di navigazione del browser per raggiungere una pagina o un’applicazione.
(faccio un po' la stessa cosa quando in un'aula mi accingo a spiegare il concetto della "piramide rovesciata")

Ancora, l'uso (parsimonioso) delle domande, a partire dalla copertina, dove sul segnalibro spiccano le principali domande cui il libro darà risposta:

Cos'è un cookie?
Come mi tutelo mentre navigo?
E soprattutto: cosa succede se un camion passa sul mio portatile?
Per tutto quello che avresti voluto sapere sul web ma non hai mai osato chiedere, vai avanti a leggere.
(il segreto è scompaginare l'ordine e lo stile: due domande serie e una strampalata)

Ognuno dei venti capitoli ha un titolo breve e informativo e un sottotitolo scherzoso o misterioso.
Il bello è la coerenza al rigidissimo modello, che somiglia a quello di un romanzo di fine settecento:

Cos'è internet?
ovvero, "Io dico Tomato e tu dici TCP/IP"

Web Apps
ovvero, "Vita, Libertà e la ricerca dell'Appiness"

Browser cookies
ovvero, grazie per i ricordi

Plug-in
ovvero, pepperoni per la tua pizza

Scrivere l'indirizzo web per stare tranquilli
ovvero, "il mio nome è URL"


 

 

 

Infine, magistrali i raccordi tra un capitolo e l'altro. Il segnalibro stuzzica la curiosità, l'introduzione annuncia i contenuti del libro, puntualmente ripresi uno dopo l'altro, fino alle ultime due pagine, con i tre finali takeaway, parola che non riesco mai a tradurre, ma che mi piace tantissimo, perché indica quello che dopo la lettura ci portiamo a casa, cioè con noi, da tenere, pensarci su e riusare al momento giusto.
Ah, che testi migliori leggeremmo se l'autore pensasse prima ai takeaway ideali per i suoi lettori!
Io intanto ne porto a casa tantissimi, e solo per questo valeva la pena di scrivere questo lungo post.

 

Le belle prigioniere

14 nov

A. Bronzino, Ritratto di Eleonora di Toledo con suo figlio Giovanni.Hanno la pelle bianca, trasparente e luminosa come le perle che adornano i loro capelli, il collo, gli abiti.
Del loro corpo vediamo solo il volto e le mani. Il resto è un trionfo di velluti, sete, voile e damaschi, dipinti filo per filo.
Dall'abbondanza delle pieghe, se ne intuisce tutta la morbidezza, eppure le avvolgono e le isolano dal mondo come fanno le corazze lucenti con i loro mariti.
Tanta magnificenza non sembra affatto appagarle, anzi sembrano rivolgere al pittore uno sguardo triste, quasi disperato.
Eppure sono tutte nobili, ricche e bellissime: Eleonora di Toledo, moglie di Cosimo I de' Medici, le sue giovanissime figlie, Lucrezia Panciatichi e altre signore della Firenze bene della metà del cinquecento.

Agnolo Bronzino le ritrae in uno spazio angusto e ristretto, in cui c'è posto solo per loro, a volte con il loro bambino, e i pochi simboli del loro status e delle loro virtù, quasi sempre un libro e un cagnolino, che rappresentano la devozione e la fedeltà.
La malinconia profonda di Eleonora di Toledo l'ha colta anche il poeta e scrittore Roberto Piumini, autore dell'itinerario dedicato ai bambini alla splendida mostra su
A. Bronzino, Ritratto di Laura Battiferri.Bronzino che si tiene fino a gennaio a Palazzo Strozzi a Firenze. Ai giovanissimi visitatori suggerisce in versi di prendere per mano Eleonora e di trascinarla giù dal suo balcone della villa di Careggi per portarla a fare finalmente una corsa nel parco.
Solo una di loro pare star bene nel proprio vestito e nella propria pelle e infatti non supplica il pittore con gli occhi, ma guarda lontano, proprio come fanno gli uomini. E' l'energica, volitiva e nasuta poetessa Laura Battiferri, moglie dell'architetto Bartolomeo Ammannati. Lei i libri non li teneva in mano per essere ritratta. Li scrive
va e li pubblicava, e con gli uomini discuteva di letteratura e di poesia.
La sala che riunisce tutte le belle prigioniere è forse la più intensa di una mostra straordinaria, che espone l'80% della produzione di Bronzino, con quadri che arrivano da tutto il mondo.

Di sicuro la mostra più bella che abbia visto negli ultimi anni.

Una bella recensione:
Con quelle facce da Bronzino, Marco Vallora su La Stampa

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