Archivio | novembre, 2009

Le parole per raccontare un film sul web

27 nov


Ha scelto il formato orizzontale anche Raffaele Boiano, web architect e studente al Corso di Perfezionamento in Editoria Giornalismo e Comunicazione dell’università Roma 3 dove da alcuni anni tengo le lezioni di web writing.
Di solito gli studenti nelle loro tesine sono abbastanza tradizionali: frontespizio, indice, testo, bibliografia. Raffaele ha mandato la sua già in formato ebook formato "schermo", probabilmente ispirato dal tema scelto: il press kit di un film sul web.
Formato e grafica originali, un tema che non conoscevo affatto: ho letto la tesina con particolare interesse, ho suggerito qualche modifica, Raffaele ci ha lavorato ancora e alla fine ho pensato che il suo ebook invece che finire nell’archivio tesine poteva essere utile a tanti lettori di questo blog.
Potete scaricare The EPK Revenge su Rainwiz, il sito di Raffaele.

Farsi amare da Google

27 nov


Sapete come mi piace esplorare anche il formato orizzontale oltre a quello verticale: spesso può essere più adatto sia per i testi fatti per essere letti prima di tutto sullo schermo del computer, sia per particolari tipi di testi.
È la scelta fatta da Jean-Marc Hardy, autore del blog
60 Questions (in francese) e uno dei migliori divulgatori della scrittura per il web, per la sua scheda Comment plaire à Google?
Le tante piccole didascalie intorno alla pagina web evidenziano bene, e con gli esempi, le principali attenzioni del redattore in rete, e cioè:

  • il page title (il testo che appare quando vogliamo mettere la pagina tra i preferiti): massimo 100 battute, con le parole più importanti a sinistra, uno diverso per ogni pagina
  • l’indirizzo del sito: meglio se contiene delle parole chiave
  • il titolo del testo (quello che si vede e che va nel tag <H1>: preciso ed esplicito, perché se il redattore ha fatto bene il suo lavoro è altamente probabile che compaia nei risultati di Google
  • testo alternativo delle immagini (alt text): Google lo considera per indicizzare il vostro sito e in ogni caso il 10% del traffico generato da Google viene dalle ricerche sulle immagini
  • i metadati keywords e description: i primi non contano più nulla ai fini del posizionamento, l’altro è utile per presentare la pagina nei risultati di Google
  • i testi dei link aiutano il posizionamento: per questo è meglio contengano parole chiave invece che "clicca qui"
  • il testo dell’intera pagina: le prime parole sono più importanti, le parole in grassetto aiutano, così come aiuta ripetere con parsimonia le parole chiave (ma se esagerate potreste pentirvene)
  • parole chiave, da scegliere con la massima cura (sono quelle che usiamo quando cerchiamo un’informazione: cambio indirizzo, non procedura nuovo domicilio)
  • linkare altri siti di qualità e creare relazioni
  • aggiornare spesso
  • rispettare gli standard tecnici e di accessibilità.

 

Un’altra ottima fonte, più dettagliata, è l’ebook Référencement : la revanche du contenu, sempre in francese. Segnalazioni di testi italiani (precisi ma, mi raccomando, anche divulgativi), sono benvenute.

Belle parole, e bella storia

26 nov



Una presentazione riuscita non è un insieme di slide interessanti, ma un’esperienza coinvolgente, una specie di spettacolo in cui lo sfondo di parole e immagini è solo una componente.
Solo belle parole? Per niente. C’è chi ci riesce benissimo.
Per esempio il medico svedese Hans Rosling nel suo strepitoso intervento di 15 minuti a TED India.
Asia’s rise: how and when comincia come una qualsiasi storia: c’era una volta… un giovane studente svedese all’università di Bangalore. Gli ci vogliono poche ore per capire – già nei primi anni 70 – che i suoi compagni indiani gli danno un sacco di punti e che quel paese ancora arretrato sta per spiccare il volo. Ci torna nell’autunno del 2009 per spiegare a una platea internazionale – e globale come noi che lo seguiamo via web – come e perché i giganti asiatici si stanno riprendendo il loro posto nella storia del mondo.
Lui riprende i fili dal 1858 e li percorre insieme a noi fino alla data fatidica del sorpasso, cioè il giorno e l’anno in cui il reddito procapite degli abitanti di Asia e Cina supererà quello di statunitensi ed europei.
Da bravo statistico fa una previsione precisa che, da bravo narratore, ci svela solo negli ultimi 15 secondi.
Intanto numeri e date predono vita sotto i nostri occhi, nascono nuove immagini, le parole pronunciate inseguono quelle scritte in una storia appassionante e senza tregua, che mescola la dimensione individuale con quella dell’umanità.
Una storia e una lezione che nessuno studente, manager, insegnante si dovrebbe perdere.

PS Forse perché l’intervento è di pochi giorni fa, non c’è ancora la traduzione italiana. La aspettiamo!

Dedicato ai prof

25 nov

Scrivere per la rete è il titolo del seminario organizzato dalla redazione Scuola del portale della Treccani martedì prossimo 1 dicembre a Roma (Sala Igea dell’Istituto della Enciclopedia Italiana, in Piazza della Enciclopedia Italiana 4).
Il seminario è dedicato ai docenti, soprattutto quelli della scuola secondaria superiore.
Intervengono: Ernesto Assante di Repubblica responsabile del blog Media-Trek, Paolo Restuccia, direttore della Scuola di scrittura creativa Omero, la sottoscritta.
Informazioni: tel. 06 68982179 – 68982407 oppure scuola@treccani.it.

Barchette di carta

24 nov


Buffo: mentre pubblico leggeri e brevi post, spesso sulla scrittura in rete, la mia scrivania è sempre più ingombra di testi su carta. Tradizionali, sequenziali, lunghi, complessi.
Quelli di cui si parla poco, ma che costituiscono il vero problema per tante organizzazioni di oggi: report, verbali, normative, circolari, ricerche, progetti.
Documenti rimasti immutati negli anni, mentre intorno a loro è cambiato tutto, soprattutto i tempi e l’attenzione di chi li scrive e di chi li deve leggere.
Una cosa che mi sta sorprendendo e che sto mettendo a fuoco in questi giorni è quanto frequentare la rete sotto sotto mi abbia insegnato a rendere "navigabili" anche e soprattutto i documenti cartacei lunghi e complicati. Complicati negli obiettivi comunicativi, ma spesso negli stessi contenuti.
E i documenti complicati sono quelli che più hanno bisogno di navigabilità e percorsi chiari, scorciatoie, corsie preferenziali, punti di attenzione.
Per molti non è importante leggerli tutti dall’inizio alla fine, ma trovare con facilità il punto che interessa.
La rete che si può tessere all’interno di questi testi è fatta di tanti nodi e connessioni. Se è ben progettata, si può saltare con facilità da un punto all’altro senza perdere il filo. Per esempio con:

  • titoli e sottotitoli espliciti e chiari per capitoli, sezioni, grafici e tabelle (il contenuto, la "notizia", non il tema, cioè "La domanda di stufe open air cresce del 20%", non "L’andamento del mercato" o "Scenario di mercato")
  • indici iniziali per capitoli lunghi (la più semplice e utile delle mappe)
  • formattazione coerente per informazioni omogenee o della stessa classe (con grassetti, corsivi, maiuscoletti)
  • parole evidenziate, che da sole trasmettono un messaggio: "non" in grassetto da solo in mezzo a una pagina non ha senso, "chi non ha l’email" magari sì perché chi non ce l’ha si sente subito chiamato in causa)
  • strutture simmetriche e parallele per orientare il lettore (se tre capoversi cominciano rigorosamente nello stesso modo, stiamo sempre parlando dello stesso argomento, ma magari da tre prospettive diverse; se in una circolare o una comunicazione ci sono voci codificate e ricorrenti, il lettore abituale sa esattamente cosa trova sotto ciascuna: per approfondire, contatti, punti chiave)
  • raccordi lessicali (se una parola è nel titolo del capitolo o della sezione, un grassetto può richiamarla come a dire "guarda, è qui che ne parliamo!")
  • corrispondenze lessicali (chiamare sempre le stesse cose nello stesso modo, senza l’ingiustificata paura delle ripetizioni).

Cinque minuti di TG3

24 nov

Ore 19.15: sono davanti al TG3.
Nel giro di soli cinque minuti il direttore di Rebibbia, intervistato sul sovraffolamento delle carceri, parla della deadline entro la quale nuove iniziative alleggeriranno il problema, e il corrispondente da New York della ratio della exit strategy di Obama in Afghanistan.

PS Invece un paio di settimane fa Internazionale, settimanale che può contare su lettori abbastanza accuturati, in un articolo sulla malnutrizione in India ha messo in corsivo la parola empowerment (di cui tutti oggi si riempiono la bocca), seguita da una breve e impeccabile definizione tra parentesi (rilievo decisionale, economico e sociale). Una definzione utile a tutti, ma soprattutto – mi è sembrato – un bel segno di rispetto e attenzione per chi legge.

Un amore svedese

22 nov

Sul sito del Guardian questo fine settimana c’era un’altra delizia, almeno per me e per i fan di Maj Sjöwall and Per Wahlöö. In Italia non saremo tanti quanti i fan di Stieg Larsson, ma un buon numero sì, visto che Sellerio da un paio d’anni sta ripubblicando i dieci romanzi polizieschi di questi due compagni di penna e di vita.
Sposati, entrambi giornalisti, scrissero i loro romanzi di sera, dopo aver cenato e aver messo a letto i figli. Li progettavano minuziosamente insieme, ne scrivevano un capitolo per uno e poi ognuno correggeva il lavoro dell’altro.
Un romanzo l’anno, da Roseanna a I terroristi del 1975, quando il marito Per muore.
Sono libri in cui non succede molto, senza grandi colpi di teatro, con tanti nomi di luoghi impossibili da pronunciare, con investigatori che sono persone normalissime, pervasi da una scoperta e feroce critica alla società e alle istituzioni della Svezia solo apparentemente felice degli anni sessanta. Ma sono libri bellissimi, che sto centellinando, perché so che ne ho a disposizione solo dieci.
Mi piacciono tanto sia il commissiario Adamsberg che i tre giovani storici strampalati della Vargas, così come ho una passione per Pedra Delicado di Alicia Gimenez Bartlett, ma se c’è un investigatore che mi ha fatto davvero innamorare è il malinconico e umanissimo capo della omicidi di Stoccolma: Martin Beck.
Sul Guardian una lunghissima intervista alla settantaquattrenne Maj Sjöwall, the queen of crime.

Il sogno realizzato di Zaha

22 nov

Finora l’ho solo visto da fuori passandoci sotto in motorino, ma l’articolo che il Guardian dedica al MAXXI di Roma è entusiasmante. Il museo dell’arte del XXI secolo dell’architetta iracheno-londinese Zaha Hadid è veramente "una scalinata verso il futuro", la sua opera migliore a detta di tutti i critici, paragonabile solo al Guggenheim di Frank Lloyd Wright.
Nato dove sorgevano delle vecchie caserme, è stato sognato, disegnato e dipinto infinite volte dalla Hadid prima di passare al progetto nel suo studio. Sembra una creatura viva, con tanti occhi. Sembra fuori del tempo e forse per questo si inserisce così bene nel tessuto romano, come il vicino Auditorium di Renzo Piano.

Entrate nella galleria fotografica del Guardian e cominciate a darci un’occhiata dentro.
E se volete conoscere meglio Zaha Hadid c’è il ritratto che le dedica oggi l’inserto domenicale di Repubblica (ultima pagina).

Leggete e scartate

19 nov

Una delle cose che più mi affascinano della scrittura in rete è che per ogni buona regola ci sono sempre un sacco di creative ed efficaci eccezioni. È vero anche della scrittura tout court, tanto che il bel libro Italiano: lo stile di Stefano Birattari conclude ogni capitolo con L’altra campana, dedicata proprio a queste illustri eccezioni.
Tornando alla scrittura in rete, prendiamo i link. In genere è bene non stiparne troppi in un testo, sia per non saturarlo di segnali visivi, sia per non far fermare e inciampare il nostro lettore, che non dovrebbe prendere decisioni su dove andare a ogni riga. Anche le ricerche più recenti sulla lettura e sul carico cognitivo di cui ci sobbarchiamo davanti allo schermo ci invitano a essere parsimoniosi e a preferire i link fuori o accanto al testo rispetto a quelli interni.
Invece gli aggiornamenti settimanali di Nuovo e Utile sono pieni zeppi di link. Le paroline arancioni ammiccano praticamente in ogni riga. Molte sono misteriose e se non ci clicchi su non saprai mai dove ti portano, né chi sono quei signori e signore che non hai mai sentito nominare.
Eppure, tra il lunedì e il martedì, io aspetto quegli aggiornamenti come cioccolatini da scartare e addentare subito.
Cioccolatini, appunto. Il segreto è prima di tutto nella misura: il testo non supera mai le 15 righe. Le leggi al volo, e subito dopo ti accingi all’esplorazione.
Poi nell’equilibrio tra la densità delle informazioni e dei ragionamenti, l’inconfondibile tono di voce dell’autrice e la sintassi semplice e scorrevole.
Infine nel ripieno, che è pura sorpresa. Quei link, alla faccia della retorica della partenza e dell’arrivo, ti trasportano verso contenuti che non ti aspetti e che soprattutto mai scoveresti da solo.
Questa settimana si parla di imitazione. Scartate il cioccolatino: io ci ho trovato due testi che non conoscevo di Tullio De Mauro e Umberto Eco, e un video esilarante.

Tra virgolette

17 nov


Oggi la mia lezione alla Writing School della Luiss verteva sulla formattazione del testo in rete: capoversi, stili del carattere, font, valore degli spazi. Prepararla è stata l’occasione per rifare il punto anche per me e rimettere a fuoco alcune cose.
Una di queste è l’uso delle virgolette, che in rete (ma anche fuori) andrebbero usate il meno possibile e solo quando servono davvero, cioè in pochissimi casi che stringi stringi sono il discorso diretto, la citazione e l’uso particolare (allusivo, ironico, traslato) di una parola o di un’espressione. Per la lettura sullo schermo, meno piccoli segni si mettono, meglio è.
Invece mi sono accorta che ultimamente in tanti lavori di editing non faccio altro che togliere virgolette. Mi sono chiesta perché e mi sono anche data la risposta: siccome l’uso corretto degli stili del carattere (grassetto, corsivo, sottolineato, maiuscolo, maiuscoletto) è quasi sempre avvolto nel mistero, si ricorre alle virgolette per "staccare" qualsiasi cosa. Per evidenziare, per nominare un prodotto, per citare un articolo, per il titolo di un convegno o di un seminario, per una parola straniera, per un programma aziendale… ovunque si addicono piuttosto grassetto o corsivo.
Un’altra abitudine dilagante nella scrittura delle organizzazioni è quella di iperformattare: una parola va in corsivo, ma anche tra virgolette e, se è importante, magari pure in grassetto.
In realtà le regole di base sono piuttosto semplici e sono in tutte la grammatiche di base e nei manuali di stile. Sono pure sul Mestiere di scrivere e in altri siti.
In un’azienda o in un’aula universitaria basta dirle una volta e nessuno le scorda più. Non solo: è anche un tema che piace sempre molto e suscita un sacco di domande e curiosità. Credo proprio perché è un affascinante terreno sconosciuto che sarebbe bene esplorare a scuola, fin da piccoli, senza dover attendere l’università e oltre.

PS Dopo aver scritto di getto questo post, sono andata a fare un ripassino sul Manuale di Stile Zanichelli, la cui attenzione al dettaglio mi cattura sempre. Sì, possiamo anche usare le virgolette per il titolo di una poesia o di un racconto, purché parti di un’opera più vasta, citata in corsivo. Insomma la novella "Lumie di Sicilia", dalle Novelle per un anno di Luigi Pirandello. Oppure "A Silvia", dai Canti di Giacomo Leopardi.

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