Per il neo-crusc che è in noi

15 giu

"Piena di imperfezioni, non le si può chiedere troppo, ma è meno spigolosa di come la si dipinge e di come, in un certo senso, la gente vorrebbe che fosse. Al contrario, ha un’indole relativamente mite e un’intima – e apprezzabile – vocazione al dubbio."
Non è la descrizione di una ragazza scontrosa, ma quella della grammatica nel primo capitolo di Val più la pratica di Andrea De Benedetti, che mi sono letta in questi giorni.
Sottotitolo: Piccola grammatica immorale della lingua italiana.
In realtà, di immorale non c’è proprio niente, di istruttivo e divertente moltissimo.
Il bersaglio – o l’interlocutore – di De Benedetti è il neo-crusc, il pedante che piange la decadenza del congiuntivo, lamenta che nessuno sa più scrivere, si aggrappa alla grammatica come all’ultima scialuppa in un mare in tempesta e soprattutto pretende da lei risposte precise e definitive.
Il neo-crusc a tutto tondo non esiste, ma un pezzetto alberga sicuramente in ognuno di noi, anche in me che della lingua sono una gran praticona e che sarei sonoramente bocciata se mi presentassi a sostenere l’esame di grammatica italiana. "Val più la pratica" potrebbe essere il mio slogan, eppure anche io adoravo la rubrica La Crusca per voi e mi sono dispiaciuta moltissimo quando l’hanno sospesa. Un pezzetto alberga pure nell’autore del libro, che però ci sa giocare come con un dispettoso alter ego.
Ogni capitolo è dedicato a un tema controverso o a un cavallo di battaglia dei neo-crusc: il congiuntivo, la congiunzione dopo il punto fermo, il raddoppio dei pronomi (il famoso "a me mi"), la posizione delle parole all’interno della frase, il "che" tuttofare, la punteggiatura, la ripetizione.
De Benedetti, da linguista scherzoso, spiega, argomenta, convince.
Due cose mi sono piaciute tantissimo, tra le tante.
La varietà e la (relativa) libertà della punteggiatura, che come sistema fisso e immutabile era già stato mirabilmente picconato nel suo Prontuario di punteggiatura
da Bice Mortara Garavelli, nume tutelare di De Benedetti insieme a Luca Serianni.
Ci sono almeno tre punteggiature: per l’occhio, che agevola la lettura silenziosa; per l’orecchio, per dare un determinato tono alla lettura ad alta voce; per il cuore, che comunica emozioni e stati d’animo di chi scrive.
E poi (sdoganata la congiunzione dopo il punto) la dolente questione della ripetizione: "Ripetizione e ridondanza sono garanzia di precisione e, almeno in teoria, di trasparenza". E’ vero molto più spesso si quanto si crede, soprattutto nella scrittura professionale.

10 Risposte to “Per il neo-crusc che è in noi”

  1. utente anonimo 16 giugno 2009 a 1:20 pm #

    E’ sdoganata anche la sempre più diffusa virgola prima della congiunzione “e”?
    Ciao, e grazie

  2. Volare85 16 giugno 2009 a 9:50 pm #

    Ho segnalato il libro sul mio blog… con link di rimando a questo post… dice qualcosa degli accenti?

    ^_^

    Ah Luisa, grazie.
    Passo sempre anche se non commento quasi mai.

  3. utente anonimo 17 giugno 2009 a 8:47 am #

    Ciao! Nelle norme redazionali del mio studio, la e congiunzione preceduta da virgola si usa quando non c’è identità di soggetto tra due frasi, tipo “La folla continuò ad avanzare minacciosa, e John sparò in aria un colpo di avvertimento: anche lui faceva sul serio.”
    Risulta inutile se c’è identità di soggetto tra le due frasi “John sparò un colpo in aria e gridò alla folla inferocita di fermarsi”.
    È errore usarla prima dell’ultimo termine di un elenco, diventato frequentisssimo da quano si usa e abusa del copiaeincolla.

    Paolo S

  4. VeroxBrainBlog 18 giugno 2009 a 9:34 am #

    Ciao Luisa,

    bellissima recensione. Inutile dire che anche questa volta mi hai dato un ottimo spunto per rimpinzare il carrello di Ibs :)
    E’ sempre un piacere leggerti, un abbraccio, Elena

  5. utente anonimo 26 giugno 2009 a 10:31 am #

    L’ho finito, consigliabile. Bella la definizione di “neo-crusc”.
    Unica nota, l’autore dice di aver incontrato l’analisi logica alle superiori, io l’ho incontrata alla medie. Segno che la scuola è cambiata, e che il diploma di oggi è la licenza di una volta?
    Arnaldo

  6. utente anonimo 27 giugno 2009 a 4:23 pm #

    corro subito a prendere il libro
    grazie!!

  7. utente anonimo 3 luglio 2009 a 8:41 am #

    Questo libro non mi ha commosso più di tanto. A mio parere, non è altro che una semplificazione pratica dell’eterno scontro fra descrittivismo e prescrittivismo, che va avanti ormai da secoli, soprattutto nei Paesi di lingua inglese. Del resto, da che mondo e mondo c’è sempre stato qualcuno pronto a lamentarsi (basti pensare a Samuel Johnson).

  8. utente anonimo 10 luglio 2009 a 3:19 pm #

    Ciao!
    Grazie per avere segnalato questo libro sul blog.
    Questo è il mio blog preferito ,e sono felice di poter condividere le mie opinioni qui.
    Di blog,non sono un esperto,ma credo che tutti prima o poi abbiamo il diritto di iniziare,no?
    Per quanto riguarda la scrittura ,sì, lì mi diletto molto e …semmbra che io riesca a sbattere qualche cosa su di un foglio bianco!!!
    Ah,dimenticavo di commentare…
    Bhè,credo prprio che inizierò anche a documentarmi sulla grammatica…Magari attraverso il libro “Val Più la Pratica”

  9. dionisoo 9 settembre 2009 a 2:53 pm #

    Mi permetto di commentare in quanto ho letto anch’io il libro di recente e mi è piaciuto molto.

    target=”_blank”>Qui troverai la mia recensione.

    Un saluto

  10. utente anonimo 3 ottobre 2009 a 12:07 am #

    Che bello!
    Che brutto però avere paura o sentirsi incapaci di scrivere. Ovvio, le regole della grammatica e della logica sono importanti, ma voglio poi vedere se siamo tutti grammatici o logici. Accidenti… meno male. è giusto che le regole ci siano ma poi poi poi…
    Non condivido però l’affermazione:
    “il diploma di oggi è come la licenza di una volta”

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